Un salto fuori dal cerchio
“Non
voglio essere così
e non
posso essere nient’altro”
Il brano è tratto dal romanzo “Jack
Frusciante è uscito dal gruppo” del giovane scrittore italiano Enrico Brizzi.
Si tratta della lettera che Martino, un giovane studente di un liceo bolognese,
lascia all’amico Alex, protagonista del romanzo, prima di uccidersi. La
lettera, una facciata di foglio ad anelli fitta di caratteri piccoli e nervosi
di bic nera, era in una busta gialla. Dentro, insieme al foglio, c’era un
nastro registrato; e sull’involucro del nastro era stato aggiunto a pennarello
un verso dei Doors,
“This is the strangest life l’ve ever known”
Questa
è la vita più strana che abbia mai conosciuto
Waiting for the Sun
La
storia di Martino
Martino è ricco, vive in una bella casa,
ha la libertà di fare quello che vuole, ma nulla lo soddisfa, non ha un vero
dialogo con i suoi genitori, non ha amici. È un ragazzo “fuori”, si fa le
“canne” e cerca lo “sballo” nelle discoteche riminesi. Poi un giorno capisce
che non ce la fa più, che nella sua vita non è riuscito ad essere “nessuno” e
allora decide di “uscire dal cerchio”.
Commento
Martino è uno che ha sbagliato, che ha
imboccato solo falsi percorsi, ma anche una persona che non ha trovato amicizia
o aiuto né nei genitori né nella scuola da lui frequentata.
Carriera, potere, soldi, competitività,
controllo di sé e degli altri; riuscire insomma, a tutti i costi. Ecco alcuni
degli ingredienti essenziali del modello. Valori pochi e poco visibili nella
realtà di tutti i giorni, dove tutti i comportamenti sembrano uguali ed
equivalenti, purché si vinca, si abbia successo e si “consumi”.
E poi l’importante è essere accettati: ma
spesso per farlo si deve rinunciare alle proprie vere caratteristiche, magari
alle proprie debolezze, paure, incertezze. Il mondo degli adulti non tollera
troppi sogni, fantasie o visioni alternative, o meglio li tollera come
dimostrazioni d’immaturità, che poi, per diventare “grandi”, devono sparire. E
c’è poi il trionfo del presente: vivere molto (non vivere bene) e oggi,
dimenticando il passato e senza preoccuparsi troppo del futuro.
Allora, non è certo difficile capire chi
non ci sta o chi vorrebbe starci ma non ce la fa oppure, infine, chi abbraccia
fino in fondo il modello, non riuscendo tuttavia a trovarci un senso e ad
essere felice. Il mondo di oggi assomiglia ad una grande arena, la cui unica
regola è quella di non avere regole precise, in cui è difficile essere
riconosciuti per quello che si è veramente, avere un dialogo sincero,
esprimersi con semplicità ed onestà, in cui spesso ci si trova isolati in mezzo
a tanta gente (“I volti emergono dalla folla…”)
E allora i comportamenti cosiddetti
“devianti”, il disagio o la ricerca di un altrove, di un qualcosa di diverso
dalla realtà che circonda molti giovani, il loro senso di smarrimento e di
insoddisfazione sono anche delle richieste di aiuto. Certo, si tratta di
giovani “fragili”, ma anche di una società che non sa ascoltare, che non ha
l’umiltà di accettare critiche o resistenze a un mondo che non è certo il
migliore di quelli possibili.