Una stella in meno
 

 

 

 


Uscita

 

     Eravamo alle solite… sabato sera, musica e i soliti amici del gruppo, quando entrò nel pub, solo allora la vide… uscire, fu un attimo, una frazione di secondo, ma fu come se la conoscesse da una vita intera! Aveva i capelli neri, sciolti e gli occhi verdi, lucidi, il viso sottile rigato da due lacrime, portava un lungo impermeabile, una lunga gonna e delle scarpe con dei tacchi alti, correva, ricordava ancora il rumore della sua corsa sui ciottoli finché non sparì nella notte, come dissolta in essa.

     Avrebbe voluto fermarla, parlarle dolcemente come avrebbe fatto, se fosse stato un amico per lei… Chissà che cosa le era successo, perché piangeva, non lo sapeva, ma voleva solo rivederla per diventare una parte della sua vita, per dipingerle il sorriso sulle labbra…

     Iniziò a pensare dove avrebbe potuto rivederla, ai suoi gusti e, di conseguenza, ai posti che le piacevano frequentare, si chiese se quella sera era lì per caso, se le piaceva tutt’altro, voleva immaginarla come una ragazza dolce, quasi melensa, non come una ragazza del suo gruppo, che ascoltava la sua musica. Voleva stare con qualcuno di diverso di cui non poteva già conoscere gusti e posti in cui si recava.

     Forse sarebbe stata un’altra delusione, forse non sarebbe riuscito a adattarsi a lei, forse…chi lo sa che poi, non era come lui, della sua specie e, allora, dopo tutti quei pensieri, la delusione sarebbe stata più grande ancora.

     Iniziò a cercarla nelle vetrine dei polverosi negozi d’antiquariato e poi in periferia, in quei negozietti che vendevano tutti quei ciondoli e medaglioni strani, ne prese uno, pensando che, se era come se l’era immaginata, un giorno glielo avrebbe regalato.

     E, per una volta, le cose andarono come voleva, la rincontrò ancora in quel magico posto dove l’aveva vista apparire e scomparire nello stesso tempo in cui una stella cadente avrebbe potuto solcare il cielo. Quando entrò, era già lì, seduta ad un tavolino, in fondo al locale, vicino ad una grande finestra. Si avvicinò, pensando che questa volta l’avrebbe lasciata andare, ma solo con il sorriso sulle labbra.

“Posso?”

Lei annuì, facendogli posto.

“Ti ho vista l’altra sera e non sono riuscito a dimenticarti, ho sognato il tuo volto e le tue lacrime bagnarti dolcemente il viso…volevo rivederti e, bèh, io sono Andrea.”

“Linda, almeno qualcuno mi ha prestato attenzione, è strano però, se a fare ciò è uno sconosciuto.”

“Ora non lo sono più o almeno non del tutto.”

“Non del tutto…”

“Bèh, forse ora è meglio che vada, starai aspettando qualcuno…”

“No, resta, stasera sono sola.”

“Capita o per lo meno a me, quando sono malinconico…”

“E ora lo sei?”

“No, un po’ teso…”

“Perché?”

“Perché ti ho qui al mio fianco e perché domani ho un concerto, se ti va, puoi venire.”

“Aspettami…” Allora si alzò e, sorridendo come la prima volta, sparì nel cielo stellato.

     Finalmente era arrivata la grande serata, ma tra la folla impazzita non la riusciva a vedere, il pubblico fremeva e non ne voleva sapere di aspettare ancora… iniziarono…lei non arrivò, se non all’inizio delle dolci note del terzo pezzo. Quella strana coincidenza del suo arrivo sulla terza canzone, l’unica che, forse, un giorno, sarebbe potuta essere la canzone in cui il pubblico avrebbe potuto tirare fuori l’accendino per farne oscillare la fiamma a mezz’aria gli fece pensare che era come l’aveva immaginata, che era “l’anima fragile” che pensava e, allora, le avrebbe dato il medaglione.

     Il concerto finì e, la folla eclatante, abbandonò la piazza travolgendo tutto ciò che le si presentava davanti, la vide spostarsi cercando un rifugio per proteggersi dalla tensione scaricata da tutta quelle persone, si vedeva che non era il suo gruppo, la sua gente…Si vedeva che era una ragazza da libroni rosa e film strappa lacrime ed era per questo che gli piaceva, era come una bambina insicura, molto sensibile e dolce, una alla ”Alba Chiara” per così dire.

     Quando gli altri entrarono a brindare dietro le quinte insieme con un noto rappresentante di una buona etichetta musicale per stipulare alcuni accordi sulla possibile incisione di un disco, lui andò a cercarla. Quando la trovò era rannicchiata ai piedi di un grande salice del parco accanto alla piazza. Era bellissima, avvolta nel lungo abito di velluto blu, con quegli zoccoli alti e il ciondolo con quella grande stella d’argento che le cadeva dolcemente addosso. Non si dissero molto, se non lei che gli fece qualche complimento nonostante ammise che non era il suo genere, escluso il terzo pezzo che definì “magico”. Allora lui gliene cantò un paio di versi: “E il cielo piangerà, gli mancherà una stella”…E, poi, le si avvicinò e le sussurrò. ”Tu…”seguì un lungo bacio e, poi, si sedettero sotto al salice e, lui, le raccontò tutto e, quella sera, sotto quel cielo di zucchero, le diede il medaglione.

     Era ormai notte fonda, ma non pareva che fosse un problema, anzi… camminare nel buio della notte era fantastico, li faceva sentire liberi, continuarono a camminare fino al mare… si tolsero le scarpe e corsero a piedi nudi sul bagnasciuga rincorrendosi, prendendosi, rotolandosi nella sabbia. Allora Andrea si avvicinò, fece per baciarla, ma lei si scostò, lui non capì e si allontanò, non voleva sembrarle invadente. Lei disse:

“Scusa…”

“Non devi scusarti di niente.”

“Ma tu non…”

“No, io non…”

Allora, come una bambina, si mise a piangere e si strinse a lui e disse:

“Ho perso il mio ragazzo perché lui correva troppo, mi ha lasciata, ci conoscevamo da poco, come con te…ma lui non mi ha aspettato e…”

Si strinse a lui e poi disse:

“Quanto aspetterai per me?”

“Io sarò qui per sempre.”

E, in quell’attimo, fu Linda ad avvicinarsi a lui e a baciarlo…

     Uscì il disco, ebbe un gran successo, più di quanto si osava sperare, venne programmata una tournée, che l’avrebbe tenuto distante da lei almeno un mese, ma non si poteva rinunciare, sarebbe stato come perdere giornate e giornate di prove e, soprattutto, il suo più grande sogno che, finalmente, poteva realizzare.

     Eccolo lì, quindi, sotto al salice del grande parco della città, ad aspettarla, sapeva che sarebbe arrivata con i classici dieci minuti di ritardo e, così, iniziò a sedersi e a pensare a come glielo avrebbe detto. Quando arrivò, sentì un qualcosa che gli diceva che lei non ce l’avrebbe fatta, si ricordò di quella sera e delle sue parole: “Quanto aspetterai per me?” e della sua risposta: “Io sarò qui per sempre”, ora aveva paura che il successo volesse qualcosa in cambio da lui, Linda. La salutò:

“Ciao.”

“Ciao, come mai questo appuntamento improvviso? Non eravamo d’accordo che ci saremmo visti domani?”

“Ti devo parlare.” Le disse con un tono serio e, allora, il viso di lei s’incupì. Lei disse:

“Dobbiamo partire, io e il gruppo, il nostro manager ci ha organizzato una tournée, faremo una serie di concerti…”

Con voce ferma lei gli chiese:

“Quanto, quanto tempo?”

“Un mese.”

“Lo sapevo che sarebbe arrivato questo giorno, è finita, lo so, è questo che vuoi dire, ma è giusto così, non devi rinunciare ai tuoi sogni, sono più importanti dei miei con te, vai, vai con la tua musica…hai la mia benedizione.”

     Dagli occhi le sbucarono due lacrime, le asciugò subito, tirò un sospiro, voleva che lui la vedesse forte e decisa, contenta di quello che sarebbe dovuto venire, del suo successo e tutto ciò che avrebbe comportato. Andrea le rispose:

“Non è finita, è una prova, un mese lontani ci farà capire tante cose, vedremo se il nostro amore potrà sopportare questa prova… prendila come una sfida, ce la faremo.”

“Ma non sarà un mese, avrai le prove, le interviste, i concerti, i fans… non ci sarà più il tempo per noi, chiudiamo ora questa storia, prima che sia tardi, prima che sia troppo difficile lasciarsi, vai…”

“Il tempo per te ci sarà sempre, te lo prometto.”

“Non fare promesse, che non puoi mantenere. “

“Io le mantengo le promesse”, gridò lui.

“Ah sì, allora promettimi che non starai con un’altra nel mese che starai via.”

“Ma di cosa hai paura? Non sarai mica gelosa di quattro fans che non ho?”

“Le avrai.”

     Ormai piangeva, ma non si fermò, continuò ad urlare e lui non capì da dove prendesse tutta quella forza, le disse solo:

“Dovresti fidarti di me…non dovresti essere gelosa.”

“Ma tu chi sei per dire dovrei essere o non, se io non voglio perderti non ne ho colpa.”

“Ma nemmeno io voglio perderti.”

“Ora puoi dire così, ma come farai quando davanti a te avrai un’altra.”

“Se non ti fidi è un’altra cosa.”

“Io mi sono sempre fidata di tutti e di nessuno e sono sempre rimasta sola.”

     Si accasciò per terra, non ce la faceva più ad urlare, si vedeva che non era il suo modo di fare e, che l’aveva fatto per non farsi vedere debole quando lui aveva iniziato a gridare, per fargli vedere che aveva un carattere forte, che, nonostante i dubbi, ce l’avrebbe fatta, ma non sarebbe stato così, lei era troppo leggera, pallida, per rimanergli impressa durante quel mese e ciò che sarebbe seguito. L’avrebbe solo fatta soffrire come gli altri ragazzi e Linda non ce l’avrebbe fatta a superare tutto un’altra volta. Gli disse quasi supplichevole:

“Adesso lasciami andare, lasciami volare via, è stato bello, grazie…solo una cosa, non voglio più promesse, fanno più male, però quando sarai su quel palco, davanti a quella folla, dedicami la terza canzone perché io sapevo che sarebbe finita così, con una stella in meno…tu…”

     Non si erano più visti da quel giorno, lui che voleva avere successo, ma per comunicare qualcosa alla gente, non era riuscito a dirle nemmeno a lei cosa voleva veramente…aveva perso, ora non poteva più tornare indietro, doveva scegliere…lei o il gruppo. Non sapeva cosa fare, non voleva distruggere il sogno dei suoi compagni che ormai si stava realizzando e che, in fondo, era anche il suo, ma non voleva perdere nemmeno Linda.

     Arrivò il giorno del primo concerto ed ecco di nuovo la massa urlante, luci soffuse, il terzo pezzo…ma con una dedica: “A quella stella che, purtroppo, questa sera, non brilla nel cielo di velluto.” I primi accordi e, poi, le dolci parole; dall’ultima fila ecco alzarsi un’esile fiamma d’accendino, non capì chi era, ma vide quell’ombra lontana, andarsene appena terminato il pezzo. Il concerto finì, se ne andò in un attimo, come il vento che aveva portato via la sua Linda. Uscì, non c’era più nessuno se non un’esile figura raggomitolata ai piedi di un albero, era avvolta in un morbido vestito di velluto blu, aveva grandi scarpe, era lei…Si alzò e gli disse:

“La promessa…sono venuta a vedere se l’avevi mantenuta…grazie.” Tirò fuori un accendino e lasciò che la fiamma le illuminasse il viso, poi disse:

“Ho brillato anche stasera per te…”

“Ti amo, lascerò tutto, voglio solo stare con te.”

“No, partiremo insieme per un mese, un anno, una vita…Ma ora, baciami…”

27. novembre 1998 – 22 gennaio 1999

Elisa Zanetti