Viaggiando al di là della notte

1995 – Franco D’Arco

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Il giorno si fa lungo.. 1

Guardami negli occhi 1

La mano batte.. 2

Libero e dannato.. 3

Due corpi, una fuga.. 3

Il tuo desiderio assassino.. 4

Sei giunta troppo presto stasera.. 5

Occhi di bambina.. 5

Guardando al di là della notte.. 6

L’ultimo avamposto.. 7

Nelle notti di luna.. 8

Sorgi improvviso.. 8

 

Il giorno si fa lungo

 

Il giorno si fa lungo

ancora una volta,

sempre.

La notte è svanita,

il mio sogno mi ha abbandonato.

Quanta luce

nella mia ombra,

quanta pioggia

nei miei pensieri.

Il giorno si è disteso

sulla mia vita,

ha baciato i ricordi,

ha tirato su mille emozioni

e ora gioca la mia parte

come vincente.

Attendo la notte profonda,

coltivo la nebbia

attorno a me

e viaggio in silenzio

senza lasciare impronte.

 

11 6 1995

 

Guardami negli occhi

 

Guardami,

guardami negli occhi,

non ti sto ingannando,

la terra è scura per noi

ma non farci caso,

la vita è una mera possibilità

e tu lo sai.

Guardami,

non sono il giocoliere

che pensi.

Non ballo sul filo

prima di cadere.

Preferisco il passo lungo della notte

al sonno breve del giorno.

Non inchiodarmi alle mie fantasie,

tu sei la mia fantasia

e lo sai.

Prendi ciò che vuoi, la mia mano,

la mia bocca

e fanne un falò,

una spiaggia nuda,

un torrente in piena,

io non dirò di no.

Io correrò sul tuo destriero,

ma nessuna parola,

nessun inganno.

 

12 6 1995

 

La mano batte

 

La mano batte,

è un ritmo caldo

senza pensieri,

nessuna parola.

La mano batte,

la musica viene,

è una percussione dell’anima,

l’ascolto

e lontano qualcosa accade,

lo sento.

Il ritmo sale,

cresce nel grembo di una donna,

la mia donna.

Non spezzare il sogno,

tutto è un fluido,

un fluido che viene.

I tuoi occhi mi prendono,

sono lacrime sulle mie mani,

afferrano il mondo,

la vita,

dentro c’è un sogno piccolo,

il mio cresce con la musica,

tormenta le notti

e i giorni

di tutte le vite

che ho vissuto.

 

12 6 1995

 

Libero e dannato

 

Mi guardi,

arrossisci nel buio.

Lo so che stai piangendo

in silenzio,

non vuoi dirlo,

non sai dirlo.

È finita, lo so,

come tutte le cose,

come tutte le storie.

Mi guardi,

piangi nel buio.

Il mio volto stanco

fissa assente

il muro di fronte.

Nessuna preghiera nella notte.

Quanto vorrei saper pregare

ora.

Vedo i tuoi occhi,

riempirsi di pianto.

Troppo presto si è spezzato

il tempo,

troppo presto la vita

ci ha giocato.

Il buio è sceso tra noi,

la notte non è più

l’amante fedele.

Il nostro amore è diventato un falò

che si spegne lento

come le speranze.

Non piangere,

io non sono il tuo uomo,

non puoi tenermi legato

al tuo dito,

sono un animale libero e dannato.

Non piangere,

è solo una storia,

una brutta storia.

 

14 6 1995

 

Due corpi, una fuga

 

La ragazza è vicino al suo uomo,

insieme vanno nella notte

oltre il confine.

Una nuvola di fumo,

nebbia densa,

polvere sull’asfalto,

una corsa veloce,

l’auto è una freccia

nel vento della sera.

Il corpo è un’atmosfera potente,

un’apertura alata,

un luccichio cromato.

Guardami, non ti ho dimenticata,

quell’uomo sono io,

abbiamo ancora

una manciata di secondi,

un’eternità, credimi,

il mondo è nostro,

basta allungare la mano.

L’auto sfreccia sull’asfalto di luna,

brucia la strada furente,

è un animale braccato.

Un grido,

un sentiero

e la corsa è finita

in un campo di grano.

La ragazza è vicino al suo uomo,

due corpi, una fuga.

 

16 6 1995

 

Il tuo desiderio assassino

 

Sei una meteora nel cielo,

un sole rosso che arde la mia carne.

Gridami contro,

io non ti ascolterò.

Sei un’ombra che mi scivola dentro,

il mio pensiero oscuro

ti cerca,

prima o poi ti braccherà

nel buio.

Io sono un animale

assetato di sangue.

Ti prenderò nella notte più fonda

e tu al confine cadrai

nel mio gioco.

Lo specchio non ti servirà

per atterrare il mio occhio mastino.

Tutto dovrà accadere,

il tuo sguardo complice lo vuole.

Hai giocato bene la partita.

Mi hai ingannato fino alla fine

e ora che non posso scappare

mi atterri con la tua mossa vincente.

Baciami nell’ombra,

ho visto la luna luccicare nel buio,

è un rasoio argentato,

il tuo desiderio assassino.

 

14 6 1995

 

Sei giunta troppo presto stasera

 

Sei giunta troppo presto stasera,

il sogno non è ancora cominciato

e tu sei già alla fine.

L’auto blu corre nella notte,

è una sigaretta accesa,

un filo di nuvole

nei miei pensieri,

uno sguardo assassino sul mondo,

il nostro mondo,

non farti catturare

dal suo fascino zebrato,

è un trucco per allontanarti da me.

Sei giunta troppo presto stasera,

la strada che mi aspetta

è lunga,

l’ho scovata nel fondo dei tuoi occhi.

Non dire nulla.

L’auto blu vola nella notte,

il suo fascino zebrato

ha un’altra corsa.

 

15 6 1995

 

Occhi di bambina

 

L’assassino entra

nella stanza,

la lama luccica nel buio,

è un desiderio felino.

Omicidio è il suo volto.

Il tuo nome mi cerca

ai confini della notte,

brandisce una lama di luna.

Non mi piace questo sogno.

L’assassino ha un volto conosciuto,

il mio.

Lo vedo avanzare

nel cerchio di luce,

pronto a colpire.

La donna è di spalle,

ha i capelli sciolti.

Il sangue cola

sul pavimento lustrato

dal neon.

Quanta tristezza in quegli occhi di bambina.

È un incubo questo sogno.

Il mio animale assassino

mi uccide di notte

nel sogno più bello.

Bambina ti ho amata

e ti ho perduta.

 

15 6 1995

 

Guardando al di là della notte

 

Guardando

al di là della notte

strani fantasmi appaiono

nel raggio dei tuoi occhi.

Il cielo è maturo

per un’altra scommessa.

Non dirmi di no,

non affondare il mio ricordo,

è una fragile zattera

alla deriva

nel tuo mare tempestoso.

Guardando

al di là della notte,

la luna non guida più

i miei pensieri.

I tuoi passi si inoltrano

nella via,

lontano sempre più lontano.

L’arpa birmana ha ripreso a suonare

la sua melodia triste.

Il caldo ossessivo della stanza

è una musica rock

dura da mandare giù.

La giungla si apre sui miei occhi,

un antico tempio riemerge dalla notte,

la pioggia vi batte incessante,

una melma di fiume

è il suo unico accesso.

Sono ricoperto di fango

dalla testa ai piedi.

Mille corpi nudi si braccano,

sono furie selvagge,

brandiscono asce,

sventrano la foresta,

un unico dramma,

orrore è il suo nome.

Il sogno di questa notte

non è ancora finito,

c’è una camera oscura

da attraversare,

un uomo di spalle

da abbattere,

il suo dorso nudo

sudato

è una lama lucente,

nella notte dura.

Il terrore ha sempre

un volto umano,

una giungla per compagna,

un misfatto da portare.

Te ne sei andata

con la grazia nel cuore,

il pugno stretto sulle tue cose

ma ora non hai più difese

nella notte,

il neon ti acceca nell’ombra, l

e mani della città

sono su di te,

la giungla ha ripreso possesso

del suo ultimo spazio

strappato alla pioggia.

 

16 6 1995

 

L’ultimo avamposto

 

Un tempo

guardavo i gabbiani

volare bassi sull’orizzonte

di mare,

riempirsi di vento le ali

e poi salire alti nel cielo,

calare sull’acqua

e sparire in un attimo.

Libero mi sentivo,

padrone di mondi

e di epoche intere.

Una gioia indistinta

mi riempiva la carne.

Sentivo palpitare il sangue,

come un padrone selvaggio.

La città è calata

sulle dune di sabbia,

ha nascosto lo sguardo

alla vista.

Quanti muri,

quante finestre

per i miei occhi.

Una musica arcana come il mondo,

racchiusa in uno spicchio di cielo.

La vita è un confine

lungo e diritto.

L’ultimo avamposto

e sempre il luogo migliore.

 

24 6 1995

 

Nelle notti di luna

 

Non lontano da qui

passa il treno

nella sua corsa notturna,

scende la china del mondo,

attraversa la valle

fino alle sorgenti

della luna.

Lo vedo calare

lucente,

nella sua corazza d’acciaio

incontro alla vita.

Non lontano

da qui

c’è qualcuno

che salta

su quel sogno

nelle notti di luna.

 

26 6 1995

 

Sorgi improvviso

 

Sorgi improvviso,

mordi l’ala del vento,

come un evaso.

Il tuo volto

è una fortezza nascosta,

un bastione di ferro brunito

alla luce delle stelle.

Con calma scruti il cielo,

osservi le lune tramontare

al di là del confine.

L’orizzonte

è un porto di mare,

battuto dal vento dell’Atlantico.

Sfilano le vele,

gli oceani, le catene,

che cingono il mondo

ma tu, stretto nel bavero,

lasci scorrere il tempo.

 

27  6 1995

 

 

 

 

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