Tecnologia italiana alla base del primo satellite per lo studio dei terremoti

Tecnologia italiana alla base del primo satellite per lo studio dei terremoti

Nelle ultime settimane, purtroppo, si è tornato a parlare drammaticamente di terremoti e dei loro devastanti effetti sulle vite delle popolazioni colpite. Ma non solo: si parla anche di prevenzione e della possibilità di prevedere i sisma, ribadendo spesso quanto sia difficile capire in anticipo quando e dove avverrà un terremoto. Eppure qualcosa, nel campo della ricerca, si sta muovendo, non senza la partecipazione di scienziati italiani.

Manca infatti un anno alla nascita della prima rete satellitare dedicata allo studio dei terremoti e di quelle correlazioni fra la variazione del flusso di particelle e dei campi elettromagnetici che si verificano attorno alla Terra prima e dopo gli eventi sismici.

La speranza è principalmente una: riuscire a prevederli con alcune ore di anticipo. Il progetto prenderà il via il prossimo agosto con il lancio del China Seismo-Electromagnetic Satellite, satellite cinese ideato con un’ampia partecipazione italiana. Ne seguirà un secondo nel 2019 e, in caso di un riscontro positivo, ne arriveranno altri ancora.

Ci stanno lavorando da un lato la China National Space Administration (Cnsa) e la China Earthquake Administration (Cea), dall’altro l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

 “Il legame fra terremoti e variazione del flusso delle particelle nello spazio è stato notato dai russi sulla stazione spaziale Mir negli anni Novanta”, spiega Marco Casolino, ricercatore all’Infn di Tor Vergata di Roma. “Registrarono un amento del flusso di raggi cosmici circa cinque ore prima dei terremoti di maggiore rilevanza. Non è un rapporto di uno ad uno, ma c’è una ricorrenza statistica significativa”.

In Cina, dove i terremoti sono molto comuni, hanno quindi pensato di usare queste esperienze e tentare di realizzare un sistema di prevenzione dall’alto che si integri con la raccolta di dati presi a terra.

I nove strumenti a bordo del satellite cinese Cses 01 sono stati testati a Tor Vergata e alcuni costruiti direttamente in Italia. Si parte dalla “semplice” osservazione, ma l’ambizione è di andare ben oltre. Nessuno si sbilancia su questo fronte, la cautela a Roma e a Pechino è ancora tanta, ma resta il fatto che in Cina abbiano deciso di investire milioni di dollari nel progetto coinvolgendo l’Italia. Con benefici immediati per tutti. Per contratto i dati raccolti dai satelliti cinesi saranno infatti accessibili qui da noi come nel resto del mondo.

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