Franz Schubert

"La Morte e la Fanciulla"

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La Morte

 

 

 

 

 

 

 

 

La Fanciulla

 

 

 

 

 

 

La Morte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Fanciulla

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Vieni mia dolce fanciulla,

non trattenerti ancora in questo mondo.

Guarda, tutto intorno non è che dolore e sofferenza.

Perché restare?

Io posso darti quel che nessun amante può mai offrirti.

Ogni bene, ogni cosa preziosa porto con me e se tu vuoi,

d’ora in poi saranno tuoi.

Seguimi, non indugiare,

io ti porterò oltre i campi e il mare nelle terre ammantate di fresco”. 

“No, no, qui è la mia gioia,

qui è il mio incanto,

qui voglio danzare con le nuvole e i fiori di campo,

qui voglio attendere il mio amore.

La mia vita inizia solo ora e io voglio essere pronta.

A che giova la bellezza e la gioventù

 se poi non se ne godono i frutti?” 

Perché vuoi indugiare nell’inganno?

Non vedi che sono ricchi solo di spine

i fiori che ti appresti a cogliere?

Di quanto sangue dovranno macchiarsi ancora

le tue giovani e belle mani?

Perché trattenersi e rinunciare all’oblio,

che tutto spegne e porta via con sé.

Vieni, andremo al di là dell’alba e dei tramonti

dove nessuno mai potrà farti del male,

dove i tuoi occhi non si bagneranno più di tristezza”.

“No, aspetta, non è ancora il mio momento,

lasciami solo un po’ di tempo e poi sarò tua”.

***

     La Morte si avvicina, è un giovane dal volto triste e ombroso e le parla con dolcezza, come mai nessun altro prima. Lui le sfiora i bei capelli, lei lo guarda negli occhi e i due si scambiano parole d’amore.

     La fanciulla n’è rapita, incantata, e si lascia cullare dolcemente tra le sue braccia. Mai donna ha ascoltato parole più care di quelle e, struggente, gli si abbandona.

     La Morte ha vinto, è il suo trionfo, e si accinge a portare con sé il bene prezioso.

     I suoi occhi neri scintillano nel buio, mai donna più bella gli si è concessa, eppure nel giovane non c’è orgoglio, la guarda con dolcezza, mentre danza con lei nella loro prima e ultima notte d’amore.

     La fanciulla canta per lui e gli volteggia intorno. È  graziosa a vedersi, gli si avvicina, sorride e poi, vezzosa, s’allontana, ma con un bacio lanciato sulla punta delle dita, ritorna.

     È il momento di partire, di dare l’addio al mondo. La fanciulla si volge indietro, si guarda intorno un’ultima volta, sa che sta per rinunciare a tutto e indugia, ma l’amore è più forte e vince ogni resistenza, ogni inquietudine, mentre tutto si va spegnendo in un abbraccio dolce e assoluto.

     Il silenzio, ora avvolge i due giovani amanti mentre svaniscono nella notte, illuminata da un ultimo raggio di luna. 

 

Franco D'Arco

 

26 marzo 1999

Ispirato al quartetto per archi

“La morte e la fanciulla”,

in do min. op. postuma D 810,

di Franz Schubert

 

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