Ritorno

 

 

Henry David Thoreau

L’attimo fuggente

 

Andai nei boschi

perché volevo vivere

con saggezza e profondità

e succhiare tutto il midollo della vita,

sbaragliare tutto ciò che non era vita !

E non scoprire,

in punto di morte,

che non ero vissuto.

Henry David Thoreau

 

1.  Allontanamento dalla famiglia, fine dell’età dell’innocenza e inizio dell’adolescenza ;

2.  boschi, ingresso nel mondo, per vivere la propria vita, e trovare la propria identità, la propria via ;

3.  per migliorare se stesso, crescere e maturare, rinascere a nuova vita, quella adulta ;

4.  e vivere il meglio della vita, intensamente, senza sprecare nulla, perché ogni attimo è la vita intera e va vissuto come se fosse l’unico ;

5.  e lottare contro tutto ciò che non è vita : la morte, il conformismo, la noia, la stupidità, l’ipocrisia, l’egoismo, la meschinità, l’odio...;

6.  per non scoprire, alla fine, di non essere vissuto, di avere sprecato la propria esistenza con tutto ciò che non era vita.  

     

Cos’è la vita ?

     La vita è saggezza, conoscenza, pienezza, intensità, profondità. cioè originalità, unicità, autenticità, libertà.

     “ Avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale...Cogliete l’attimo, rendete straordinaria la vostra vita”.

Osare, andare incontro alla vita perché nella vita si scopre se stessi.

1.  Andai nel mondo ;

2.  perché volevo vivere il meglio della vita fino in fondo e in piena coscienza ;

3.  e battere tutto ciò che me lo impediva e che non lo era.

4.  Per non scoprire, in punto di morte, di aver sprecato l’unica occasione che avevo : la mia vita.

     La vita è straordinaria perché è la nostra unica occasione e non va sciupata, ma vissuta al meglio : “ Succhiare tutto il midollo della vita “.

     Abbiamo un’unica occasione per vivere, cerchiamo di non sprecarla, come accade quando ci lasciamo sopraffare da ciò che non lo è : osare, avere coraggio, ed essere noi stessi.

Cos’è la vita ?

     È vivere sapendo che domani non ci saremo più. E, quindi, perché rimandare quando è ora che esistiamo? Dunque, vivere la nostra unica occasione come straordinaria, poiché non si ripeterà e viverla con saggezza, sapendo cos’è la vita.

 

Henry David Thoreau

     (Concord, Massachusetts 1817-1862), scrittore e filosofo statunitense. Fu tra massimi interpreti del pensiero trascendentalista. Dopo gli studi alla Harvard University e un breve periodo dedicato all'insegnamento, Thoreau visse dal 1841 al 1843 nella casa di Ralph Waldo Emerson, dove conobbe altri trascendentalisti, fra i quali il filosofo e pedagogista Amos Bronson Alcott e i due riformatori sociali e critici letterari Margaret Fuller e George Ripley. Due anni dopo andò a vivere in una capanna sulle rive del laghetto di Walden, presso Concord, e vi rimase fino al 1847. Durante questo soggiorno si mantenne con svariati lavori manuali, dedicandosi intanto allo studio della natura, alla riflessione filosofica e alle letterature classiche e moderne. Sebbene sia stato un autore prolifico, soltanto una parte della sua opera fu pubblicata mentre era ancora in vita: alcune poesie, che comparvero sul periodico trascendentalista "The Dial"; Una settimana sui fiumi Concord e Merrimack (1849), resoconto di una gita fluviale col fratello, dove allo studio della natura si affianca la speculazione metafisica; e la sua opera più famosa, Walden o vita nei boschi (1854), che, oltre a registrare gli avvenimenti più significativi dell'esperienza a Walden, presenta in modo chiaro e diretto le ragioni della scelta dell'autore a favore della vita contemplativa. Di notevole valore letterario sono il diario, pubblicato postumo, e i saggi. Tra questi, il più celebre è Disobbedienza civile (1849), nato dalla posizione di dissenso di Thoreau nei confronti di un governo che consentiva lo schiavismo ed era coinvolto nella guerra messico - americana. In questo saggio pose le basi teoriche della resistenza passiva, la forma di protesta poi adottata da Gandhi come tattica contro gli inglesi, così come dagli afroamericani per combattere la segregazione razziale negli Stati Uniti.

 

 

Carpe diem

O vergine cogli l’attimo che fugge.

Cogli la rosa quando è il momento,

che il tempo, lo sai, vola,

e lo stesso fiore che sboccia oggi,

domani appassirà.

Orazio

 

Quinto Orazio Flacco

     (Venosa 65 - Roma 8 a.C.), poeta lirico e satirico, tra i principali esponenti della letteratura latina di età augustea. Figlio di un esattore delle aste pubbliche e piccolo proprietario terriero di origine servile, fu educato a Roma e ad Atene, dove studiò la filosofia e la poesia greca all'Accademia. Poco dopo l'assassinio di Giulio Cesare nel 44 a.C., si unì a Marco Giunio Bruto, uno dei congiurati, che lo nominò tribuno militare, al comando di un'intera legione. La sconfitta dell'esercito repubblicano a Filippi nel 42 a.C., a opera delle forze congiunte di Marco Antonio e Ottaviano, fu un duro colpo per Orazio che si trovò esposto alla vendetta politica e privato dei beni di famiglia. Tuttavia, grazie all'amnistia concessa da Ottaviano, Orazio poté fare ritorno a Roma. In quegli anni cominciò a scrivere versi. Orazio scrisse satire, epodi, odi ed epistole. Le Satire (il primo libro fu pubblicato nel 35 a.C.; il secondo nel 30 a.C.) prendono spunto dall'opera di Lucilio e hanno forma di dialoghi in esametri: in esse Orazio dispiega il suo intento morale il cui fine è colpire, con ironia quasi sempre benevola, i più comuni vizi umani, come l'ambizione, l'avidità di ricchezza, la brama di ascesa sociale. Gli Epodi, pubblicati nel 30 a.C., sono un'aspra critica delle ingiustizie sociali ed esprimono il fervido auspicio che si ponga fine alla discordia civile (ciò avvenne nel 31 a.C. con la vittoria di Ottaviano su Antonio nella battaglia di Azio). Queste diciassette brevi poesie si ispirano ai poeti più rappresentativi dell'invettiva nella letteratura greca classica, Archiloco e Ipponatte. Nella sua opera principale, le Odi (tre libri pubblicati nel 23 a.C., il quarto più tardi), influenzata dalla poesia di Anacreonte, Alceo e Saffo, Orazio esaltò la pace, l'amore, l'amicizia, la convivialità, le gioie della vita semplice e i piaceri della campagna. La materia umana e morale è la stessa delle Satire, ma il tono è qui più elevato e meno confidenziale, mentre il pensiero costante della precarietà della vita conduce a valorizzare e dominare l'attimo che fugge (carpe diem, è l'esortazione che si legge nella seconda satira del libro primo, entrata poi nel lessico quotidiano), secondo i dettami filosofici di Epicuro. Intorno al 20 a.C. Orazio pubblicò il primo libro delle Epistole, lettere personali in esametri, contenenti osservazioni sulla società, la letteratura e la filosofia. Convinto che la vera saggezza si identifichi con l’aurea mediocrità", Orazio consigliava la moderazione anche nel perseguimento della virtù. Dal tono intimo e riflessivo delle lettere, si direbbe che il poeta stesse compiendo una verifica dei principi che fino allora avevano regolato la sua vita: non intendeva più sentenziare o accusare, ma imparare a trovare la via della felicità. Alla morte di Virgilio, nel 19 a.C., Orazio gli successe nella fama di maggior poeta dell'epoca. Due anni più tardi, su incarico di Augusto, compose il carme per i ludi saeculares indetti per celebrare l'inizio del nuovo saeculum, cioè la nuova età aurea del mondo preannunciata dagli oracoli. Tra il 17 e il 13 a.C. scrisse il quarto libro delle Odi e forse anche il secondo delle Epistole, e l'Ars Poetica (o Epistola ai Pisoni), un manuale in versi sullo stile, sui caratteri e gli scopi della poesia.