
Il risveglio
non era stato una di quelle cose che ti appaiono nuove, o per di più nuove del
tutto, sconosciute. Come comportarsi però di fronte a situazioni che si
conoscono, ammettendo che sia diverso stare con persone che non si conoscono
poi tanto bene. Ci siamo visti per un anno intero, incontrati nei corridoi e
per le strade, nessuna importanza per il tempo, a qualsiasi ora.
Mi era anche capitato di pensarli, lei, loro e
le sue amiche.
Non era di questo che volevo parlare, anche se
da qui al mio ritorno non c’è molta distanza.
Doveva essere la storia di come vivi diversamente a partire dagli altri
e lo sai da quando queste scene le hai vissute.
Oggi
ti aspetta altro, preparati. E vedi anche di ricordare qualcosa di quello che
ti capiterà di lasciare, ogni momento cioè… spero tu abbia capito. Potremo
spendere ore perdendoci nel senso di ogni singola parola, ma assolutamente – so
già che sarai d’accordo con me - la noia è un rischio che proprio oggi, in
questo giorno, non possiamo correre.
Ecco, precisamente le cose andarono in questo
modo.
Dicevo che il trascorrere degli eventi ha superato le mie intenzioni al
di fuori di ogni giudizio qualitativo appunto perché non avrebbe senso
collocare già troppo chiaramente questa serata ambigua nel sottoinsieme delle
cose buone o in quello delle cose cattive, e averla lì, chiusa in un insieme,
determinato da ricordi che per nulla hanno ad oggi la forza di determinare
questo o quello.
Andò più o meno così.
La
sensazione di soffocamento non poteva durare oltre, una sensazione che quasi è
un sogno e per questa sua natura si trova a condividere gli spazi onirici nei
quali ogni notte vengo coinvolto, non credo sia un caso, ma ogni notte c’è
qualcosa che si ripete, dormo e non c’è alcun programma a reticolare ciò che è
il sonno, tanto che a volte i miei pensieri, dopo un ultimo vivido affanno,
tornano liberi a nascondersi ed io credo di dimenticarli.
Andrea De Taddeo