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I Scena Siamo qui a perdere il
nostro tempo a recitare poesie quando la vita è altrove. Li
hai letti anche tu quei versi, ora non dirmi che una parte di te non l'hai
trovata lì? Forse,
ma era la storia di una delle mie follie. Dovresti saperlo, io ne sono
uscito. Davvero?
Ma se eri tu quello che diceva: "L'importante non è trovare,
l'importante è cercare": E ora non ci credi più? Però quando si parlava
di fare qualcosa pur di non lasciarsi andare a questa noia, al vuoto, che ci
circonda, fosti tu a tirar fuori un
libro di poche pagine e ti mettesti a recitare versi: "Un tempo se ben
ricordo, la mia vita era un festino dove si schiudeva ogni cuore, ogni vino
scorreva"… e poi, aggiungesti "Si può fare, c'è da ricavare uno
spettacolo da far tremare i polsi". Cosa ti è successo? Mi
armai contro l'ingiustizia…fuggii. Questo non l'hai detto, però". Già,
ma qui ci siamo noi, c'è il nostro spettacolo da fare, questa è la nostra
parte. Capisci quello che voglio dire? Non
credi di esagerare? Pensa
a quanti in questo momento stanno vivendo le nostre emozioni, ma non sanno
come esprimerle, noi abbiamo trovato un modo per farlo, per armarci contro
l'ingiustizia, sono semplici versi, ma bastano per volare via da qui. La
tua libertà è una bella idea, ma ancora tutta da riempire e io non so con
cosa. Resterai
con i tuoi appetiti e il tuo egoismo e i tuoi peccati capitali? Non
sono quel tipo, credimi. È che tutto è già stato fatto, detto, e mi
sembrerebbe solo una farsa. Capisci? C'è
sempre qualcosa di diverso. Questa è la nostra vita, siamo noi. Come fai a dire
già visto quando non sai cosa si prova. L'importante non è trovare,
l'importante è cercare. L'hai dimenticato? Un'esperienza,
già, e quello che conta nella vita è l'esperienza. Ci tieni proprio a questo
spettacolo? E
tu? Allora
proviamo, altrimenti si fa notte. Io direi di iniziare dalla Luna di Harar. II Scena Il
deserto è tutto intorno a noi per miglia e miglia, è meglio riposare,
approfittiamo della notte all'alba riprenderemo la marcia. Lascia andare il carico, ci
penseranno i portatori. Mettiamoci qui e godiamoci il fresco della sera prima
di dormire. Dicono che un tempo eri un poeta e che sei stato a Parigi. Io
l'ho vista una volta e mi è bastato. Era piena di gente. Le vie intorno a me
urlavano di suoni. Una donna mi passò accanto, quei suoi occhi dolci non li
potrò mai dimenticare. Fu un lampo, poi il buio, era già lontana, perduta tra
la folla. Forse era ciò che ho cercato per tutta la vita ed è stato un
attimo. Ora sono finito qui a seicento miglia da Harar nel cuore di questo
continente selvaggio a vendere armi. Non
sei stato fortunato, amico, ma almeno tu quello che volevi per una volta
l'hai incontrato. Io, invece, lo sto ancora cercando. Sì, anni fa scrivevo
poesie e non nascondevo il viso come ora sotto un turbante bianco. A Parigi
ci sono stato, ma fu nel tempo degli assassini, in una delle mie vite
passate. In
quel periodo mi trovavo al Cairo, lavoravo con gli Inglesi per una Compagnia
del Canale, ma qualcosa giunse fin là, c'èra un'altra guerra in Europa e aria
di rivoluzione, ma non so altro. Meglio così, è da un pezzo
che ho seppellito l'immaginazione e i ricordi, ora ho il deserto, sono
padrone del suo silenzio. Domani sarà una marcia faticosa, più di quaranta
miglia sotto il sole, è meglio riposare. Hai
ragione, Arthur, a domani. III Scena Fa
piano, non lo svegliare, finalmente riposa, la lunga marcia l'ha portato fino
a noi. Quando domani si sveglierà non ricorderà più nulla della dolcezza di
questa notte. "Tornerò
con membra di ferro, la pelle scura, l'occhio furente: dalla mia espressione,
mi si giudicherà una razza forte. Avrò dell'oro". Guardalo ora, disteso
nel suo sonno. A cosa l'ha condotto la sua libertà? Ecco cosa si guadagna a
penare in questi tristi tropici. Un
tempo com'era diverso, ricordi? "All'inizio scrivevo silenzi, annotavo
l'inesprimibile, fissavo vertigini. Mi vantavo di possedere tutti i paesaggi
possibili. Inventai il colore delle vocali. Regolai la forma e il movimento
di ogni consonante". Un'illusione!
Com'era possibile cambiare la vita con la poesia? Già!
"E con i ritmi istintivi mi illusi di inventare un verbo poetico
accessibile a tutti i sensi. Mi abituai all'allucinazione e finii col trovare
sacro il disordine del mio spirito". Poi il prezzo da pagare fu troppo
alto anche per lui: "Il terrore veniva, la mia salute fu minacciata. Ero
maturo per la morte". È tutto scritto nei suoi versi: la rabbia, gli
eccessi, la fine, l'oblio. Ti
riferisci alla sua storia con Verlaine e a l'ultima sera di Bruxelles? Sì,
proprio quella. IV Scena Lasciami
in pace, sei ubriaco come al solito. Non arrabbianti, è l’alcool
che mi fa sragionare. Torneremo a Parigi e in un modo o nell’altro, tutto
cambierà. Vedrai, metterò ordine nella mia vita, te lo prometto. Ma lascia perdere, non vedi come ti sei ridotto
stando con me. E poi, cosa ne parliamo a fare. Ma ti sei visto con questi panni logori e
impolverati. Dov’è la tua orgogliosa giovinezza? La verità è che siamo solo
due falliti, tu con i tuoi sogni di rivolta e io con le mie frustrazioni da
poeta. La poesia non ha mai dato da vivere a nessuno.
Meglio andare per le strade del mondo in cerca di fortuna che continuare a perdere
tempo dietro ai versi.
Bisogna cambiare la vita, la propria. Tu, invece, ti illudi e ti
ubriachi della gloria futura. A me queste cose non interessano più. Ma chi vuoi prendere in giro. Sei nato poeta e
l’arte ce l’hai nel sangue, non la puoi rinnegare. Non hai capito nulla, ma proprio nulla! Non vedi
che ogni volta è sempre peggio. Ma tu non l’hai mai provata veramente. No,
non voglio più fare viaggi del genere, basta con il dolore. Maledetto il giorno
che mi lasciai lusingare dal primo verso! Ma cosa dici? Sei tu ora che parli come un folle.
Scommetto che hai ancora fumato di quella roba. Lo sai che toglie la volontà
e annebbia il cervello. La poesia invece ha a che fare con la parte migliore
dell’esistenza ... con la bellezza ... Sciocchezze! Fantasticherie da donnicciole, la
verità è che quella che tu chiami poesia affonda le sue radici nella parte
più oscura di noi. Tu non scriverai mai dei buoni versi perché hai paura di
soffrire e per essere poeti bisogna sopportare il dolore, non fuggirlo come
fai tu. Cosa hai visto nei miei versi? Nulla! Come posso continuare a
scrivere, se neppure tu hai occhi per vedere. Siamo troppo distanti noi due,
non possiamo che litigare. È tardi, è meglio andare ognuno per la sua strada.
A te la tua arte, i salotti di Parigi e a
me le vie del mondo, là è la mia vita. Tu sei pazzo ! Parli come un indemoniato.
Cosa credi di essere? Non sei nessuno! Quei pochi amici che avevi, li hai
allontanati e derisi con i tuoi modi
scontrosi e provocatori. Se perdi me, per te è finita. Senza un soldo,
puoi fare solo una brutta fine. E vattene allora, cosa aspetti! Torna nel tuo
mondo, alla tua famiglia, chi ti trattiene, non voglio più vederti! Maledetto!
Per te ho sacrificato la mia vita, il mio onore e tu così mi ripaghi,
arrogante, presuntuoso! Non agitarti troppo, ti può far male alla salute.
Le tue sono solo sbruffonate da alcolizzato. Non parlarmi così, Arthur! Io parlo come voglio. Vattene, torna da tua
moglie! L’hai voluto tu, è tua la colpa : Bang! Bang!
Perché
allora abbandonò la poesia? "Non
sai dove vai né perché vai, entra ovunque, rispondi a tutto, non ti
uccideranno di più che se fossi cadavere". Ecco perché, la vera vita è
altrove, lui l'ha rincorsa, si è illuso per un po' di poterla inventare con
una delle sue follie, ma in fondo a quella strada vedeva solo la propria
morte e non era quello che cercava. Sentendosi vuoto e inutile come una
zavorra da gettare via, ha preferito sparire, dire addio: "Amai il deserto,
le pietre, la terra. La mia debolezza mi guidava ai confini del mondo".
Questo è accaduto. V Scena
Break on Through
Ci
vuole qualcosa di più. Perché
non è venuto bene, cosa manca? È
ancora troppo lontano da noi. Cosa
intendi, spiegati? Credo
che dobbiamo fare ancora uno sforzo per tirare fuori quello che davvero conta
in questi versi. Non è la poesia o la vita di Rimbaud l'importante, ma quello
che noi ci possiamo trovare. Capite? Vuoi dire se ha ancora senso un'esperienza del genere? Di più, di più! Lo so a cosa vuoi arrivare: forzare il blocco, aprire le
porte, abbattere i muri, è questo che vuoi dire. Vero? Ma è un'illusione e tu
lo sai, come lo sapeva Rimbaud e tutti quelli che l'hanno seguito su questa
strada. Alla fine ci si trova peggio di prima e soli di fronte alla propria
verità, all'ultimo limite da superare o tacere. Sì, possiamo raccontare questa storia. È Jim e poi… già
me l'immagino: lui che si allontana da casa al n°17 di Rue Beautrills verso
il Rock' n Roll Circus, un vecchio locale underground di Parigi… "Io canto quello
che gli altri non dicono. Per me contano solo i testi di una canzone,
sono un poeta. La vera poesia non dice nulla, apre tutte le porte, se ne può varcare
una qualsiasi, quella che ispira di più". È questo lo spettacolo che
intendi fare, vero? Perché tu no? Quale porta varcò quella notte lo
sappiamo… VI Scena
Un po’ di compagnia, amico ? La sera è lunga da
passare. Vengo dal Rock’ Roll
Circus e voglio andare a casa, non ho tempo. Non mi riconosci? Sono Zen. Ah, il cuoco del Rock! Che ci fai per strada a
quest’ora, non dovresti stare in cucina, come tutte le sere? Nella cucina dell’anima, non era una delle tue canzoni?
“Ancora un posto dove andare. Lasciami dormire tutta la notte nella tua
cucina dell’anima. Scalda la mia mente. Mandami via e io vagherò, barcollando
nella foresta al neon”. Sì, tanto tempo fa, ma ora sono qui e sono soltanto
stanco. Ma dai, non rifiuterai della buona roba? No, ho solo voglia di dormire, di lasciarmi andare al
sonno della notte. Lo conosco quel giochino ... Basta con quelle cose, sono solo un cantante di blues,
non un poeta. Voglio solo scrivere dei buoni blues. E allora perché sei qui a Parigi? L’America non fa più per me e lì non c’è posto per
esseri intelligenti e sensibili. E sei venuto nella vecchia Europa dove nessuno ti
conosce per essere uno qualunque? Sì, ma perché parlarne. Ci vediamo. Un momento, non c’è fretta, quello che hai sempre
cercato, è qui. Si tratta solo di accordarci e vedrai che il prezzo è buono. Vuoi prendermi in giro? Che ne sai tu di me! Io so più cose di quanto tu possa immaginare: “Niente musica, niente Doors stasera, solo poesie” e poi, te ne vieni a Parigi dove è stato lui e dici che sei solo un cantante di blues? Ma io voglio offrirti una “mattinata d’ebbrezza” senza fastidiosi risvegli. Non è ciò che vogliono tutti quelli come te? A cosa aspira un poeta se non a cambiare la vita, a un viaggio, un unico viaggio senza ritorno per una vita intera? Vedrai la realtà svanire come nelle tue canzoni e tingersi dei colori del sogno: “Indietro nel profondo del cervello dove non c’è mai nessun dolore e la pioggia scende dolcemente sulla città. Alcuni nascono alla dolce gioia. Alcuni nascono alla notte senza fine. Fai un viaggio verso la luminosa mezzanotte.” Era questo che hai sempre cercato, hai perfino seguito le segrete vie della magia e degli incantesimi. Credi che io non lo sappia? Ero “fatto”! In quei momenti può succedere di tutto e
Patricia mi piaceva con le sue storie di streghe, mi faceva sentire vivo. Ma
tu queste cose non le puoi capire. Con la magia dei sensi non c’è bisogno di
parole, non ci sono porte da aprire,
è un attimo e l’ebbrezza ti trascina via e lei era proprio bella: “Bambina
selvaggia piena di grazia. Sei figlia della nostra rabbia. Col desiderio ai
tuoi piedi. La libertà nei tuoi occhi. Danza sulle mie ginocchia”, cosi
cantavo. E la parte di sciamano che recitavi, anche allora eri
“fatto” o era un modo per fare soldi al circo del rock? “Esaltare i sensi e
percepire immagini inaccessibili nel più profondo e intimo della propria
mente o nella mente degli altri”. Non ho voglia di fare discorsi stasera e tu mi costringi
a tirare fuori vecchie storie. Un tempo credevo in quelle cose, pensavo che
la poesia avesse a che fare con la magia del mondo. Ora non so più cosa dire,
a stento vedo la strada davanti a me. Il mondo gira e sempre allo stesso modo
e io ne sono sceso. "Il poeta si fa veggente mediante un lungo immenso
e ragionato sregolamento di tutti i sensi ... e ... giunge all’ignoto”.
Ricordi? Sei qui per ritrovare le segrete alchimie, ma ora che Il tuo viaggio è giunto alla meta,
sei indeciso. Lasciati andare. Ma prima c’è ancora una cosa che vuoi sapere. Cosa? La ragione per cui Rimbaud smise di scrivere poesie, la
ragione vera, dico, quella che lui ci ha lasciato nei suoi versi. La poesia
può cambiare il mondo? No, è solo un’illuminazione, mostra che la vera
vita è altrove, ma ogni volta il ritorno dal viaggio è più disastroso e alla
fine, si rinuncia a partire. “Io so la sera e l’alba ... e qualche volta ho visto quello che l’uomo
ha sognato! ...Libero, fumigante, cinto di nebbie viola ... folle ... Ho
visto gli arcipelaghi siderei e isole dai cieli deliranti...Ma è vero … Le
albe sono strazianti ... Che io vada in fondo. “ Lo so, andare al di là delle porte della percezione alla
ricerca del nuovo, è soltanto una fuga, una delle tante possibili. Ma allora,
cosa rimane a chi ha un’anima di
poeta? Lo sai, guardati dentro e vedrai la verità, è
un’esperienza che non hai mai provato, l’unico vero viaggio. “L’unica amica,
la sola amica ...” così dicevi un tempo. Non credi che sia ora di godersela
fino alla fine? Vieni, non c’è più dolore. In fondo è questo che hai sempre
cercato di sfuggire, vero? VII Scena
Perché
invece non raccontiamo l'estate del 65', l'origine dei Doors, Jim che
recitava sulla spiaggia di Venice Moonlight drive: "Nuotiamo verso la
luna. Cavalchiamo la marea. Penetriamo la sera. Che la città trascorre
dormendo per nascondersi". Che
ne dite? Le
porte della conoscenza? No, i Doors! "Ci
siamo tutti? La cerimonia sta per iniziare. Mi piaceva strisciare
all'indietro nel mio cervello, impazzire. Basta chiudere gli occhi e
dimenticare il proprio nome. Dimentica il mondo, dimentica la gente ed
erigeremo un'altra torre". La
canzone della torre più alta di Rimbaud? "Venga,
venga il tempo di cui ci s'innamora. Ho avuto tanta pazienza da dimenticare
per sempre". "Lasciati
andare, stiamo andando dall'altra parte, nella terra della bellezza, della
forza, della saggezza. Domani entreremo nella città della mia nascita e io
voglio essere pronto". Sì,
la musica allenta i freni, proprio come la poesia. Qualunque cosa suoni, stai
liberando te stesso. "Mi
renderà forte, viaggeremo, andremo a caccia nei deserti, dormiremo sui
selciati delle città sconosciute, senza pensieri, senza pene. Oppure mi
ridesterò, e le leggi e i costumi saranno cambiati – grazie al suo potere
magico. Il mondo restando lo stesso mi lascerà ai miei desideri, gioie,
indolenze". Questo
è il rock, se solo la gente riuscisse a mettere a frutto questa verità, a
tenerla in vita. E
invece…. Si
assiste ad un concerto, si esce, si ritorna a casa e si dimentica tutto. Ma
le cose non stanno così, non mi prendi in giro! Te lo dico io qual è il
fascino di Rimbaud: è credere che forzando i limiti della propria esistenza
si cambia la vita, si crea il nuovo. Questa è stata la sua grande
illusione e di tutti quelli che
l'hanno seguito. "Possiede
forse segreti per cambiare la vita? No,
non fa che cercarne, mi rispondevo". In quello che dici c'è del
vero. Perché amiamo la sua poesia, ve lo siete chiesto? Forse perché come lui
siamo costretti ad andare contro il nostro passato e creare dal nulla ciò che
ci aspetta in futuro. Sì,
la via da seguire è un'altra. È quella che si costruisce giorno per giorno
senza fuggire davanti al dolore. "Mi
armai contro l'ingiustizia ma non fuggii davanti alle sconfitte". Già,
altrimenti si sprofonda nell'inferno e allora davvero:"Dovrei avere un
mio inferno per la collera, un mio inferno per l'orgoglio, e l'inferno delle
carezze, un concerto di inferni" e se non hai dentro di te questa
libertà, non ha importanza come la chiami, si rischia di fare la fine di quei
tanti, che non hanno retto alla delusione e si sono perduti. VIII Scena Vedi,
qualcuno laggiù prova ancora ad illudersi. Finirà
col fare quello che hanno fatto tutti gli altri, è solo un modo per
complicarsi la vita. Meglio
ritornare dove eravamo. Sì,
hai ragione, solo la notte è dei sogni. Marzo – Luglio 1996
Franco D'Arco |
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