Rimbaud Morrison

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  1. Prologo
  2. La luna di Harar
  3. Fantasmi
  4. La sera di Bruxelles

 

 

  1. Break on Through
  2. L’ultima sera di Parigi
  3. Moonlight Drive
  4. Epilogo

 

 

 

 

 

Andrea

 

Erika

 

Andrea

 

Erika

 

 

 

 

 

 

 

 

Andrea

 

Erika

 

Andrea

Erika

 

 

 

Andrea

 

Erika

 

Andrea

 

Erika

 

 

 

Andrea

 

Erika

Andrea

 

 

 

 

 

Rimbaud

 

 

Nikos

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimbaud

 

 

 

 

Nikos

 

 

 

 

Rimbaud

 

Nikos

 

 

 

 

1° fantasma

 

 

2° fantasma

 

 

 

 

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2° fantasma

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2° Fantasma

 

1° fantasma

 

 

 

 

Rimbaud

Verlaine

 

 

Rimbaud

 

Verlaine

 

 

Rimbaud

 

 

 

 

Verlaine

 

Rimbaud

 

 

 

Verlaine

 

 

 

Rimbaud

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Verlaine

 

 

 

 

Rimbaud

 

Verlaine

 

Rimbaud

 

Verlaine

Rimbaud

Verlaine

 

2° fantasma

1° fantasma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Andrea

Erika

Andrea

Erika

Andrea

 

 

 

Valentina

Andrea

Elisa

 

 

 

 

 

Andrea

 

 

 

Erika

 

 

 

Andrea

 

 

 

 

Zen

Jim

 

Zen

Jim

 

Zen

 

 

 

Jim

Zen

Jim

 

Zen

Jim

 

Zen

Jim

 

Zen

 

Jim

Zen

 

Jim

Zen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jim

 

 

 

 

 

 

 

Zen

 

 

 

Jim

 

 

 

 

Zen

 

 

 

 

Jim

Zen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jim

 

 

Zen

 

 

 

 

 

 

 

 

Elisa

 

 

 

 

Erika

Andrea

 

 

 

 

Elisa

 

 

Andrea

 

 

Erika

 

Elisa

 

 

 

 

Andrea

 

Elisa

Andrea

 

Valentina

 

 

 

 

Erika

 

 

 

 

Elisa

 

Erika

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1° fantasma

2° fantasma

 

1° Fantasma

2° Fantasma

 

 

 

 

 

I Scena

Prologo

 

Siamo qui a perdere il nostro tempo a recitare poesie quando la vita è altrove.

Li hai letti anche tu quei versi, ora non dirmi che una parte di te non l'hai trovata lì?

Forse, ma era la storia di una delle mie follie. Dovresti saperlo, io ne sono uscito.

Davvero? Ma se eri tu quello che diceva: "L'importante non è trovare, l'importante è cercare": E ora non ci credi più? Però quando si parlava di fare qualcosa pur di non lasciarsi andare a questa noia, al vuoto, che ci circonda,   fosti tu a tirar fuori un libro di poche pagine e ti mettesti a recitare versi: "Un tempo se ben ricordo, la mia vita era un festino dove si schiudeva ogni cuore, ogni vino scorreva"… e poi, aggiungesti "Si può fare, c'è da ricavare uno spettacolo da far tremare i polsi". Cosa ti è successo?

Mi armai contro l'ingiustizia…fuggii. Questo non l'hai detto, però".

Già, ma qui ci siamo noi, c'è il nostro spettacolo da fare, questa è la nostra parte. Capisci quello che voglio dire?

Non credi di esagerare?

Pensa a quanti in questo momento stanno vivendo le nostre emozioni, ma non sanno come esprimerle, noi abbiamo trovato un modo per farlo, per armarci contro l'ingiustizia, sono semplici versi, ma bastano per volare via da qui.

La tua libertà è una bella idea, ma ancora tutta da riempire e io non so con cosa.

Resterai con i tuoi appetiti e il tuo egoismo e i tuoi peccati capitali?

Non sono quel tipo, credimi. È che tutto è già stato fatto, detto, e mi sembrerebbe solo una farsa. Capisci?

C'è sempre qualcosa di diverso. Questa è la nostra vita, siamo noi. Come fai a dire già visto quando non sai cosa si prova. L'importante non è trovare, l'importante è cercare. L'hai dimenticato?

Un'esperienza, già, e quello che conta nella vita è l'esperienza. Ci tieni proprio a questo spettacolo?

E tu?

Allora proviamo, altrimenti si fa notte. Io direi di iniziare dalla Luna di Harar.

 

II Scena

La luna di Harar

 

Il deserto è tutto intorno a noi per miglia e miglia, è meglio riposare, approfittiamo della notte all'alba riprenderemo la marcia.

Lascia andare il carico, ci penseranno i portatori. Mettiamoci qui e godiamoci il fresco della sera prima di dormire. Dicono che un tempo eri un poeta e che sei stato a Parigi. Io l'ho vista una volta e mi è bastato.

     Era piena di gente. Le vie intorno a me urlavano di suoni. Una donna mi passò accanto, quei suoi occhi dolci non li potrò mai dimenticare. Fu un lampo, poi il buio, era già lontana, perduta tra la folla. Forse era ciò che ho cercato per tutta la vita ed è stato un attimo. Ora sono finito qui a seicento miglia da Harar nel cuore di questo continente selvaggio a vendere armi.

Non sei stato fortunato, amico, ma almeno tu quello che volevi per una volta l'hai incontrato. Io, invece, lo sto ancora cercando. Sì, anni fa scrivevo poesie e non nascondevo il viso come ora sotto un turbante bianco. A Parigi ci sono stato, ma fu nel tempo degli assassini, in una delle mie vite passate.

In quel periodo mi trovavo al Cairo, lavoravo con gli Inglesi per una Compagnia del Canale, ma qualcosa giunse fin là, c'èra un'altra guerra in Europa e aria di rivoluzione, ma non so altro.

Meglio così, è da un pezzo che ho seppellito l'immaginazione e i ricordi, ora ho il deserto, sono padrone del suo silenzio. Domani sarà una marcia faticosa, più di quaranta miglia sotto il sole, è meglio riposare.

Hai ragione, Arthur, a domani.

 

III Scena

Fantasmi

 

Fa piano, non lo svegliare, finalmente riposa, la lunga marcia l'ha portato fino a noi. Quando domani si sveglierà non ricorderà più nulla della dolcezza di questa notte.

"Tornerò con membra di ferro, la pelle scura, l'occhio furente: dalla mia espressione, mi si giudicherà una razza forte. Avrò dell'oro". Guardalo ora, disteso nel suo sonno. A cosa l'ha condotto la sua libertà? Ecco cosa si guadagna a penare in questi tristi tropici.

Un tempo com'era diverso, ricordi? "All'inizio scrivevo silenzi, annotavo l'inesprimibile, fissavo vertigini. Mi vantavo di possedere tutti i paesaggi possibili. Inventai il colore delle vocali. Regolai la forma e il movimento di ogni consonante".

Un'illusione! Com'era possibile cambiare la vita con la poesia?

Già! "E con i ritmi istintivi mi illusi di inventare un verbo poetico accessibile a tutti i sensi. Mi abituai all'allucinazione e finii col trovare sacro il disordine del mio spirito". Poi il prezzo da pagare fu troppo alto anche per lui: "Il terrore veniva, la mia salute fu minacciata. Ero maturo per la morte". È tutto scritto nei suoi versi: la rabbia, gli eccessi, la fine, l'oblio.

Ti riferisci alla sua storia con Verlaine e a l'ultima sera di Bruxelles?

Sì, proprio quella.

 

IV Scena

La sera di Bruxelles

 

Lasciami in pace, sei ubriaco come al solito.

Non arrabbianti, è l’alcool che mi fa sragionare. Torneremo a Parigi e in un modo o nell’altro, tutto cambierà. Vedrai, metterò ordine nella mia vita, te lo    prometto.

Ma lascia perdere, non vedi come ti sei ridotto stando con me.  E poi, cosa ne parliamo a fare.

Ma ti sei visto con questi panni logori e impolverati. Dov’è la tua orgogliosa giovinezza? La verità è che siamo solo due falliti, tu con i tuoi sogni di rivolta e io con le mie frustrazioni da poeta.

La poesia non ha mai dato da vivere a nessuno. Meglio andare per le strade del mondo in cerca di fortuna che continuare a perdere tempo dietro ai versi.                    Bisogna cambiare la vita, la propria. Tu, invece, ti illudi e ti ubriachi della gloria futura. A me queste cose non interessano più.

Ma chi vuoi prendere in giro. Sei nato poeta e l’arte ce l’hai nel sangue, non la puoi rinnegare.

Non hai capito nulla, ma proprio nulla! Non vedi che ogni volta è sempre peggio. Ma tu non l’hai mai provata veramente. No, non voglio più fare viaggi del genere, basta con il dolore. Maledetto il giorno che mi lasciai lusingare dal primo verso!

Ma cosa dici? Sei tu ora che parli come un folle. Scommetto che hai ancora fumato di quella roba. Lo sai che toglie la volontà e annebbia il cervello. La poesia invece ha a che fare con la parte migliore dell’esistenza ... con la bellezza ...

Sciocchezze! Fantasticherie da donnicciole, la verità è che quella che tu chiami poesia affonda le sue radici nella parte più oscura di noi. Tu non scriverai mai dei buoni versi perché hai paura di soffrire e per essere poeti bisogna sopportare il dolore, non fuggirlo come fai tu. Cosa hai visto nei miei versi? Nulla! Come posso continuare a scrivere, se neppure tu hai occhi per vedere. Siamo troppo distanti noi due, non possiamo che litigare. È tardi, è meglio andare ognuno per la sua strada. A te la tua arte, i salotti di Parigi e a   me le vie del mondo, là è la mia vita.

Tu sei pazzo ! Parli come un indemoniato. Cosa credi di essere? Non sei nessuno! Quei pochi amici che avevi, li hai allontanati e derisi con i tuoi modi  scontrosi e provocatori. Se perdi me, per te è finita. Senza un soldo, puoi fare solo una brutta fine.

E vattene allora, cosa aspetti! Torna nel tuo mondo, alla tua famiglia, chi ti trattiene, non voglio più vederti!

 Maledetto! Per te ho sacrificato la mia vita, il mio onore e tu così mi ripaghi, arrogante, presuntuoso! 

Non agitarti troppo, ti può far male alla salute. Le tue sono solo sbruffonate da alcolizzato.

Non parlarmi così, Arthur!

Io parlo come voglio. Vattene, torna da tua moglie!

L’hai voluto tu, è tua la colpa : Bang! Bang!

 

Perché allora abbandonò la poesia?

"Non sai dove vai né perché vai, entra ovunque, rispondi a tutto, non ti uccideranno di più che se fossi cadavere". Ecco perché, la vera vita è altrove, lui l'ha rincorsa, si è illuso per un po' di poterla inventare con una delle sue follie, ma in fondo a quella strada vedeva solo la propria morte e non era quello che cercava. Sentendosi vuoto e inutile come una zavorra da gettare via, ha preferito sparire, dire addio: "Amai il deserto, le pietre, la terra. La mia debolezza mi guidava ai confini del mondo". Questo è accaduto.

 

V Scena

Break on Through

 

Ci vuole qualcosa di più.

Perché non è venuto bene, cosa manca?

È ancora troppo lontano da noi.

Cosa intendi, spiegati?

Credo che dobbiamo fare ancora uno sforzo per tirare fuori quello che davvero conta in questi versi. Non è la poesia o la vita di Rimbaud l'importante, ma quello che noi ci possiamo trovare. Capite?

Vuoi dire se ha ancora senso un'esperienza del genere?

Di più, di più!

Lo so a cosa vuoi arrivare: forzare il blocco, aprire le porte, abbattere i muri, è questo che vuoi dire. Vero? Ma è un'illusione e tu lo sai, come lo sapeva Rimbaud e tutti quelli che l'hanno seguito su questa strada. Alla fine ci si trova peggio di prima e soli di fronte alla propria verità, all'ultimo limite da superare o tacere.

Sì, possiamo raccontare questa storia. È Jim e poi… già me l'immagino: lui che si allontana da casa al n°17 di Rue Beautrills verso il Rock' n Roll Circus, un vecchio locale underground di Parigi…

"Io canto quello  che gli altri non dicono. Per me contano solo i testi di una canzone, sono un poeta. La vera poesia non dice nulla, apre tutte le porte, se ne può varcare una qualsiasi, quella che ispira di più". È questo lo spettacolo che intendi fare, vero?

Perché tu no? Quale porta varcò quella notte lo sappiamo…

 

VI Scena

L’ultima sera di Parigi

 

Un po’ di compagnia, amico ? La sera è lunga da passare.     Vengo dal Rock’ Roll Circus e voglio andare a casa, non ho tempo.

Non mi riconosci? Sono Zen.

Ah, il cuoco del Rock! Che ci fai per strada a quest’ora, non dovresti stare in cucina, come tutte le sere?

Nella cucina dell’anima, non era una delle tue canzoni? “Ancora un posto dove andare. Lasciami dormire tutta la notte nella tua cucina dell’anima. Scalda la mia mente. Mandami via e io vagherò, barcollando nella foresta al neon”.

Sì, tanto tempo fa, ma ora sono qui e sono soltanto stanco.

Ma dai, non rifiuterai della buona roba?

No, ho solo voglia di dormire, di lasciarmi andare al sonno della notte.

Lo conosco quel giochino ...

Basta con quelle cose, sono solo un cantante di blues, non un poeta. Voglio solo scrivere dei buoni blues.

E allora perché sei qui a Parigi?

L’America non fa più per me e lì non c’è posto per esseri intelligenti e sensibili.

E sei venuto nella vecchia Europa dove nessuno ti conosce per essere uno qualunque?

Sì, ma perché parlarne. Ci vediamo.

Un momento, non c’è fretta, quello che hai sempre cercato, è qui. Si tratta solo di accordarci e vedrai che il prezzo è buono.

Vuoi prendermi in giro? Che ne sai tu di me!

Io so più cose di quanto tu possa immaginare: “Niente musica, niente Doors stasera, solo poesie” e poi, te ne vieni a Parigi dove è stato lui e dici che sei solo un cantante di blues? Ma io voglio offrirti una “mattinata d’ebbrezza” senza fastidiosi risvegli. Non è ciò che vogliono tutti quelli come te? A cosa aspira un poeta se non a cambiare la vita, a un viaggio, un unico viaggio senza ritorno per una vita intera? Vedrai la realtà svanire come nelle tue canzoni e tingersi dei colori del sogno: “Indietro nel profondo del cervello dove non c’è mai nessun dolore e la pioggia scende dolcemente sulla città. Alcuni nascono alla dolce gioia. Alcuni nascono alla           notte senza fine. Fai un viaggio verso la luminosa mezzanotte.” Era questo che hai sempre cercato, hai perfino seguito le segrete vie della magia e degli incantesimi.  Credi che io non lo sappia?

Ero “fatto”! In quei momenti può succedere di tutto e Patricia mi piaceva con le sue storie di streghe, mi faceva sentire vivo. Ma tu queste cose non le puoi capire. Con la magia dei sensi non c’è bisogno di parole, non ci sono  porte da aprire, è un attimo e l’ebbrezza ti trascina via e lei era proprio bella: “Bambina selvaggia piena di grazia. Sei figlia della nostra rabbia. Col desiderio ai tuoi piedi. La libertà nei tuoi occhi. Danza sulle mie ginocchia”, cosi cantavo.

E la parte di sciamano che recitavi, anche allora eri “fatto” o era un modo per fare soldi al circo del rock? “Esaltare i sensi e percepire immagini inaccessibili nel più profondo e intimo della propria mente o nella mente degli altri”.

Non ho voglia di fare discorsi stasera e tu mi costringi a tirare fuori vecchie storie. Un tempo credevo in quelle cose, pensavo che la poesia avesse a che fare con la magia del mondo. Ora non so più cosa dire, a stento vedo la strada davanti a me. Il mondo gira e sempre allo stesso modo e io ne sono sceso.

"Il poeta si fa veggente mediante un lungo immenso e ragionato sregolamento di tutti i sensi ... e ... giunge all’ignoto”. Ricordi? Sei qui per ritrovare le segrete           alchimie, ma ora che Il tuo viaggio è giunto alla meta, sei indeciso. Lasciati andare. Ma prima c’è ancora una cosa che vuoi sapere.

Cosa?

La ragione per cui Rimbaud smise di scrivere poesie, la ragione vera, dico, quella che lui ci ha lasciato nei suoi versi. La poesia può cambiare il mondo? No, è solo          un’illuminazione, mostra che la vera vita è altrove, ma ogni volta il ritorno dal viaggio è più disastroso e alla fine, si rinuncia a partire. “Io so la sera e l’alba ... e qualche          volta ho visto quello che l’uomo ha sognato! ...Libero, fumigante, cinto di nebbie viola ... folle ... Ho visto gli arcipelaghi siderei e isole dai cieli deliranti...Ma è vero … Le albe sono strazianti ... Che io vada in fondo. “

Lo so, andare al di là delle porte della percezione alla ricerca del nuovo, è soltanto una fuga, una delle tante possibili. Ma allora, cosa rimane a chi ha un’anima di   poeta?

Lo sai, guardati dentro e vedrai la verità, è un’esperienza che non hai mai provato, l’unico vero viaggio. “L’unica amica, la sola amica ...” così dicevi un tempo. Non credi che sia ora di godersela fino alla fine? Vieni, non c’è più dolore. In fondo è questo che hai sempre cercato di sfuggire, vero?

 

VII Scena

Moonlight Drive

 

Perché invece non raccontiamo l'estate del 65', l'origine dei Doors, Jim che recitava sulla spiaggia di Venice Moonlight drive: "Nuotiamo verso la luna. Cavalchiamo la marea. Penetriamo la sera. Che la città trascorre dormendo per nascondersi".  Che ne dite?

Le porte della conoscenza?

No, i Doors!

"Ci siamo tutti? La cerimonia sta per iniziare. Mi piaceva strisciare all'indietro nel mio cervello, impazzire. Basta chiudere gli occhi e dimenticare il proprio nome. Dimentica il mondo, dimentica la gente ed erigeremo un'altra torre".

La canzone della torre più alta di Rimbaud?

"Venga, venga il tempo di cui ci s'innamora. Ho avuto tanta pazienza da dimenticare per sempre".

"Lasciati andare, stiamo andando dall'altra parte, nella terra della bellezza, della forza, della saggezza. Domani entreremo nella città della mia nascita e io voglio essere pronto".

Sì, la musica allenta i freni, proprio come la poesia. Qualunque cosa suoni, stai liberando te stesso.

"Mi renderà forte, viaggeremo, andremo a caccia nei deserti, dormiremo sui selciati delle città sconosciute, senza pensieri, senza pene. Oppure mi ridesterò, e le leggi e i costumi saranno cambiati – grazie al suo potere magico. Il mondo restando lo stesso mi lascerà ai miei desideri, gioie, indolenze".

Questo è il rock, se solo la gente riuscisse a mettere a frutto questa verità, a tenerla in vita.

E invece….

Si assiste ad un concerto, si esce, si ritorna a casa e si dimentica tutto.

Ma le cose non stanno così, non mi prendi in giro! Te lo dico io qual è il fascino di Rimbaud: è credere che forzando i limiti della propria esistenza si cambia la vita, si crea il nuovo. Questa è stata la sua grande illusione  e di tutti quelli che l'hanno seguito.

"Possiede forse segreti per cambiare la vita? No,  non fa che cercarne, mi rispondevo". In quello che dici c'è del vero. Perché amiamo la sua poesia, ve lo siete chiesto? Forse perché come lui siamo costretti ad andare contro il nostro passato e creare dal nulla ciò che ci aspetta in futuro.

Sì, la via da seguire è un'altra. È quella che si costruisce giorno per giorno senza fuggire davanti al dolore.

"Mi armai contro l'ingiustizia ma non fuggii davanti alle sconfitte". Già, altrimenti si sprofonda nell'inferno e allora davvero:"Dovrei avere un mio inferno per la collera, un mio inferno per l'orgoglio, e l'inferno delle carezze, un concerto di inferni" e se non hai dentro di te questa libertà, non ha importanza come la chiami, si rischia di fare la fine di quei tanti, che non hanno retto alla delusione e si sono perduti.

 

VIII Scena

Epilogo

 

Vedi, qualcuno laggiù prova ancora ad illudersi.

Finirà col fare quello che hanno fatto tutti gli altri, è solo un modo per complicarsi la vita.

Meglio ritornare dove eravamo.

Sì, hai ragione, solo la notte è dei sogni.

 

Marzo – Luglio 1996

Franco D'Arco