Under the bridge
A volte sento
che non ho un compagno.
A volte sento
che il mio unico amico
è la città, io vivo in essa,
la città degli angeli.
Sono un solitario,
insieme noi gridiamo.
Io guido nelle
sue strade
perché lei è la
mia compagna,
io vado sulle
sue colline
perché lei sa
chi sono.
Lei vede le mie
buone azioni
e mi bacia con
il vento.
Io non sono mai
preoccupato.
Adesso questa è
una bugia.
Io non voglio
sempre sentire
come ho passato
questo giorno,
mettimi in un
posto che amo,
mettimi nelle
sue strade.
È difficile da
credere,
non c’è nessuno
qui fuori.
È difficile da
credere
che sono solo.
Almeno ho il suo
amore.
La città mi ama,
sono un
solitario,
assieme noi
gridiamo.
Io non voglio
sempre sentire
come ho passato
questo giorno,
mettimi in un
posto che amo,
mettimi nelle
sue strade.
Sotto al ponte
del centro
è dove disegnai
del sangue.
Sotto al ponte
del centro
io non taccio
abbastanza.
Sotto al ponte
del centro
ho scordato il
mio amore.
Sotto al ponte
del centro
ho dato via la
mia vita
Blood
Sugar Sex Magik, Red Hot Chili Peppers, 1991
***
Due amori
finiti,
consumati in
fretta e portati via dal vento.
Ora, a tenerti
compagnia,
non hai più la
città con le sue strade,
sei solo,
proprio solo,
sotto al ponte
dove la vita, la
tua,
fugge via.
Un tempo la
città ti era amica
perché qualcuno
ti amava,
ma ora nessuno
ti sta accanto,
nessuno ti
guarda,
sorridendo.
La storia è
finita
e tu l’hai
scritta col sangue,
amaramente
e non ci sarà
una prossima volta,
la prossima
volta
è la fine,
l’unica vera
amica di sempre.
Franco D’Arco
***
“I Red Hot Chili
Peppers
prima avevano alla chitarra tale Hillel Slovak,
attualmente
morto, a cui era dedicato Mother’s Milk,
e proprio quella
mattina il nostro roccioso aveva letto su Vox
che anche Jack
Frusciante era uscito dal gruppo, adesso.
Jack Frusciante
era stato il nuovo chitarrista della band, per un paio d’anni.
Era un tipo
magro e muscoloso, sul metro e settanta.
Vale a dire un autentico
tappo, in confronto ai compagni,
alias dei
classici armadi da spiaggia californiani.
Comunque, aveva
acconciature memorabili,
lui, taglio a
caschetto primi Beatles o testa rasata con un gran ciuffo fin sugli occhi,
perennemente in
brache skate e scarpe da playground.
Era sempre
rimasto un po’ in ombra rispetto agli altri del complesso,
poiché il palco
dei Red Hot veniva monopolizzato da Anthony, il vocalist,
e dal più che
coreografico bassista Flea…
Non era
esattamente un chitarrista di grande talento, il vecchio Frusciante,
però faceva quel
che doveva fare,
si muoveva nel
sound elettrico e liquido della band senza mai alzare gli occhi,
senza fissare la
telecamera con aria allucinata come faceva Flea.
Alex lo
ricordava in particolare nel video di Under The Bridge,
in cui lui
suonava l’intro con una Fender Jaguar, maglione e cappuccio peruviani,
davanti a una
pacchiana scenografia western.
E adesso, in
modo assolutamente inspiegabile,
il vecchio
Frusciante aveva abbandonato il gruppo.
Adesso che non
si trattava più di suonare per due lire
Nei club di
Hollywood o ai festival underground,
adesso che
piovevano soldi a palate
ed era in corso
il tour mondiale.
Adesso che
arrivavano il disco d’oro, i Grammy Awards,
la fama e la
sicurezza, lui se n’era andato.
E forse, da
solo, quel vecchio non sarebbe stato nessuno,
poiché era
ancora troppo poco noto.
Dunque, non era
stata una mossa alla Peter Gabriel
Che lascia i
Genesis all’apice della popolarità per darsi a una gratificante carriera
solista.
Per lui, probabilmente,
c’era solo il ritorno a Hollywood, la droga,
forse un nuovo
complesso di fama strettamente locale;
e i gestori
avrebbero scritto
con le lettere
fluorescenti sui cartelloni dei loro locali
J. Frusciante Former
Red Hot Chili Peppers Guitarist,
e lui avrebbe
suonato lì,
mentre la gente
fumava senza considerarlo troppo,
e forse qualcuno
con una buona memoria
si sarebbe
chiesto il perché di una mossa tanto stupida…”
“Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, pag. 169 - 170, Mondadori,
luglio 1996