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Peter Weir Picnic a Hanging Rock
Il film
Il 14 febbraio 1900 un gruppo di
ragazze dell'aristocratico collegio di Appleyard è portato in gita nella
località chiamata Hanging Rock, nell'interno dell'Australia. Alcune delle
ragazze con la loro istitutrice si avventurano tra gli anfratti rocciosi del
monte. Tre di loro scompaiono, una torna smemorata mentre un'altra è trovata
morta. Basato su un fatto di cronaca, il film,
raffinatissimo dal punto di vista formale (fotografia di Russell Boyd, musica
di Bruce Smeaton), imposta a livello tematico quella che sarà la dominante di
quasi tutta l'opera del regista, ovvero il conflitto irrisolvibile tra
cultura (razionale, perbenista, opprimente) e natura (irrazionale,
vitalistica, liberatoria). La simbologia impiegata (gli orologi
fermi, le rocce appuntite e antropomorfiche) non ha nulla di cerebrale, ma
contribuisce a creare un'atmosfera irreale e onirica in cui ha modo di
dispiegarsi la rapinosa fascinazione per l'ignoto e l'orrorifico. Autentico
cinema del disagio, tanto più inquietante quanto più non prevede vie di
uscita. Interpretazione
Il film tratta della misteriosa scomparsa di alcune ragazze
nei pressi di un grande complesso megalitico, Hanging Rock. Sono presenti molti degli ingredienti
della letteratura lovecraftiana come: il luogo particolare e maledetto, la
"soglia" oltre la quale le ragazze sembrano scomparire nel nulla,
la magica e inquietante atmosfera di Hanging Rock, i "segni" come
gli orologi, che si fermano e le unghie della superstite, che appaiono
spezzate come se avessero graffiato contro un muro, segni e messaggi
difficilmente decodificabili, che occultano anziché palesare i misteri. Del resto questo è lo scopo che Weir si
è proposto col suo film: "Ho voluto gradualmente spostare l'attenzione
dello spettatore dall'involuto mistero della prima parte all'opprimente e
conseguente atmosfera della non soluzione della seconda, e ho fatto tutto ciò
che potevo per ipnotizzare il pubblico e fargli dimenticare la possibilità di
una soluzione del mistero…" Bisogna comunque ricordare che Weir ha
volutamente scelto di non insistere sugli elementi del romanzo originale di
Joan Lindsay, su cui il film è basato, che suggerivano l'esistenza di Hanging
Rock in un'altra zona del tempo (una sorta di continuo spazio – temporale,
che spiegherebbe con logica fantascientifica la scomparsa delle ragazze). Weir sembra piuttosto deciso, invece, a
proporre un discorso sugli effetti interagenti e contrapposti del magico e
del sociale (sottile indagine sociologica sull'epoca vittoriana
nell'Australia all'inizio del Novecento). Al magico sono chiaramente
ispirate le rocce di Hanging Rock (il tema lovecraftiano del "luogo
particolare"), che rimandano alle sculture umanoidi dell'Isola di Pasqua
e agli enigmatici megaliti di Stonehenge, figure totemiche e falliche nello
stesso tempo, che agiscono ipnoticamente sulle persone e fanno perdere loro
ogni controllo: Irma è ritrovata senza corsetto, l'anziana professoressa Miss
Mc Craw si agira sulle rocce senza gonna, le ragazze destinate a scomparire
si tolgono le calzature. Il sociale è la tirannia
domestica del pensionato e si contrappone manicheisticamente al magico: in
quest'ottica il sociale è da intendere come dominazione della persona
sulla materia (il che rimanda al tema di fondo dell'epoca
vittoriana, la repressione sessuale), in opposizione al magico da intendersi
come dominazione della materia sulla persona. Il contrasto di fondo
avviene, quindi, tra il paesaggio di Hanging Rock e il chiuso
universo del pensionato. Nel suo interno ha luogo e si consuma
un'altra contrapposizione – relazione, quella che si ha tra la direttrice,
dura e insensibile, e Sara, un'orfana troppo povera nell'universo dei ricchi,
che tragicamente perseguitata dalla direttrice si uccide. Ma Hanging Rock
reclama la sua vendetta propiziatoria e la direttrice sarà trovata morta ai
piedi delle rocce. Nella parte "interna" del
film, cioè quella che si svolge tra le mura del pensionato, Weir sembra
seguire la strada intrapresa da Clayton in "The innocents"
(Suspense), film i cui protagonisti, con i "Dannati" Flora e
Miles erano i fantasmi interni di Deborah Kerr, sia a livello di tematica
inespressa (la repressione sessuale dell'età vittoriana) sia come scelta
stilistica (si veda la parte che precede il suicidio di Sara, girata come una
perfetta "Ghost – Story", in pieno contrasto con la luce del sole
del resto del film. Non sembra un lattiginoso fantasma, Sara, quando è
scoperta nell'oscurità a piangere sugli scalini da Miss De Pottiers? ). Riassumendo sono parecchi gli elementi
di diversa natura, che giocano il loro ruolo: la parte gotica, la polemica
antivittoriana, il richiamo anche se puramente formale a Losey (le
inquietanti atmosfere) e Wideberg (di Elvira Hadigan) e un completo
ribaltamento dei topoi tradizionali narrativi. Senza contare i molti
"segni" che rimandano alla narrativa lovecraftiana. infine, vi si ritrova anche uno degli
elementi base della serie dei "Bambini dannati", cioè
la perdita, cosciente o inconscia, della propria identità personale,
inquietante fattore che può e deve suggerire alcune considerazioni di tipo
sociologico, ad esempio, il fatto di perdere la propria identità all'interno
di "questo sistema" può significare non voler più riconoscere
"questo sistema". Franco D'Arco
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