“O sonno o dell’ombrosa
notte”
La settimana dopo, è un martedì, la
classe è occupata nelle solite attività e Daniele decide di interrogare Vanina,
vuole capire cosa lei nasconde dietro quell’atteggiamento un po’ altero e scostante
e vedere se è solo un estremo, fragile guscio dietro al quale cerca di
proteggersi, oppure si è davvero sbagliato, quindi la chiama:
“Abati?”
Lei sta leggendo una rivista, ma non ne sembra troppo
interessata, sfoglia le pagine a caso, distrattamente e quando lui la chiama,
un po’ sorpresa, alza appena il viso dal giornale e risponde: “Sì?”
“Vieni qui – poi aggiunge, quando gli è
vicino - Il Professor Mariano v’interrogava sempre dal banco?
“Quasi tutti i professori” –
conferma la ragazza e lui, non volendo metterla a disagio, le chiede:
“T’imbarazza qui?”
“No, è uguale”, risponde,
indifferente.
Daniele la guarda, poi le
domanda: “Quanti anni hai?”
“Diciannove, quasi venti”
–imperturbabile, lei.
“Vedo che fai molte assenze,
volontarie?”
“Qualcuna”.
“I tuoi non ci tengono che tu
frequenti regolarmente?”
E Vanina, evidentemente
infastidita dalle sue domande, sempre più personali e insidiose, risponde in
tono seccato: “Ho solo mia madre e per lei è uguale”.
Lui però fa finta di non aver colto l’irritazione crescente,
l’ha chiamata alla cattedra proprio per sottrarla alle attenzioni morbose dei
compagni, e capire cosa è che non va e quindi continua: “Hai fratelli,
sorelle?”
“Una sorella, ma è sposata,
non vive con noi” – risponde, ma poi stranamente, lei così parca di notizie su
di sé, si lascia sfuggire quelle informazioni non richieste, evidentemente è
molto legata alla sorella e si sente sola, senza di lei e Daniele glielo fa
notare:
“E ti dispiace”.
Sorpresa e per la prima volta
stupita, Vanina risponde: “Sì!”
Non se l’aspettava e, invece, proprio uno sconosciuto l’ha
capita così a fondo, tanto da cogliere il suo sconforto. Ma a Daniele non
basta, vuole saperne di più e le chiede:
“Cosa hai intenzione di fare
all’Università?”
“Niente! – risponde lei
esasperata , ma di nuovo si lascia sfuggire qualcosa, che prima non avrebbe
detto - Non sono neanche sicura di voler finire l’anno!”
“Sarebbe un peccato smettere,
ti mancano soltanto pochi mesi. Cosa vuoi fare dopo?” - continua lui, sicuro che
questa volta lo lascerà capire e, invece, si sbaglia perché lei risponde:
“Andarmene all’estero!” - e
lo dice scocciata, come per chiudere lì quello che le sembra ormai solo un
interrogatorio.
“E a fare che?” - gli ribatte
lui, per accertarsi se veramente lo pensa.
“Qualunque cosa” – e,
infatti, non lo pensa proprio.
A questo punto, Daniele si rende conto che la corda è troppo
tesa e può spezzarsi, allora l’allenta un po’ e per attenuare la tensione,
dice:
“Non hai cominciato male il
trimestre, ti piace l’Italiano?”
“Abbastanza” – risponde lei,
rassicurata dalla domanda.
Daniele si alza dalla cattedra e, andando verso la classe,
incomincia a declamare alcuni versi sulla notte e il sonno, che nell’oblio acquieta
le sofferenze umane, dove la vita è dura e triste, ma è di lei che vuole
parlare, della pena innominata dei suoi occhi, che languono nell’attesa di un
domani, che mai verrà. Se la ragazza si riconoscerà in essi, allora, davvero la
sua vita nasconde un indicibile tormento:
“O sonno o della dolce,
umida, ombrosa / notte placido figlio; o de’ mortali / egri conforto, oblio
dolce de’ mali / si gravi ond’è la vita aspra e noiosa” – poi dal fondo
dell’aula, voltandosi, le chiede - “Non voglio sapere di chi sono, ma se ti
piacciono”.
“Sì!” – risponde lei, con
voce commossa.
“Prova ad azzardare un nome e
un’epoca?” – aggiunge lui
“Leopardi?”
“Trecento anni prima, ma
hai orecchio lo stesso, è Monsignor Della Casa” – corregge lui, poi tornando
verso la cattedra e cambiando discorso, le domanda se legge molto.
“No”- risponde la ragazza,
con una nota di rammarico nella voce. Ora le è proprio vicino, di fronte, ne
può sentire il respiro ed è venuto il momento di chiederle la cosa per cui l’ha
veramente fatta venire, ciò che gli sta più a cuore:
“Ti sei riscritta dopo un
intervallo di due anni, sei stata malata?”
Dalla classe si levano mormorii divertiti e risate ammiccanti.
Lei guarda i suoi compagni, ma rimane silenziosa, sembra ormai rassegnata a
subire e a tacere, invece, Daniele si volta verso di loro e, senza perdere la
calma, ma in tono deciso, stavolta la difende:
“Guardate ragazzi che non
sono molto paziente! - poi ritornando a lei, le chiede - Vai spesso al cinema?”
“Tutti i giorni” – risponde
lei con fatica, ma non vuole più evitare le sue domande, anche se le è penoso.
“Che genere di film ti
piace?”
“Quelli che fanno ridere”- ed
è evidente che non è per niente contenta e Daniele, per esserne certo, le
chiede:
“E cos’altro t’interessa
nella vita?”
Ma un ragazzo, lo stesso che il primo giorno gli aveva chiesto
se si poteva fumare ancora, dopo la scenata del preside, interviene con una
battuta sprezzante e fuori luogo: “Le macchine da corsa!”
Già, la Lamborghini rossa, che anche lui ha visto sgommare
sull’asfalto qualche giorno prima e, voltandosi verso lo studente, spazientito,
gli dice con durezza: “Esci fuori!”
“E perché?” – risponde
sorpreso, come se fosse stupito di essere punito, cacciato proprio lui. Daniele
gli risponde ora con calma, ma in tono fermo, senza appello:
“Il perché non lo so ancora,
ma tu certamente lo sai”.
Il ragazzo si alza visibilmente scosso, poi aggrappandosi con
le mani al banco, proprio come se fosse un’intollerabile ingiustizia, sbotta:
“Ma io non capisco!”
“Capisci, sta tranquillo, su
esci, non farmi arrabbiare!” – taglia corto lui, inflessibile, poi rivolto a
Vanina, aggiunge - Torna pure al banco”.
Lei è profondamente turbata, non aveva mai creduto possibile
che un professore potesse capirla e difenderla dalla crudeltà dei suoi compagni
e così, una volta al banco, torna a guardarlo, poi cerca di distogliere gli
occhi e li posa sulla rivista, ma l’emozione è intensa e lo fissa di nuovo,
riconoscente, ma lui la sta guardando e lei, vergognandosene, abbassa gli
occhi.
Al negozio di Marcello
Quella sera Daniele si reca al negozio d’antiquariato di
Marcello, dove l’aspettano gli amici per la solita partita a poker. Gli apre
Spider e subito la discussione si anima sull’appartamento da scegliere per l’occasione,
ma Marcello è indeciso, poi Daniele gli chiede chi sarà della partita e l’altro
risponde:
“Noi tre, Leo e Gerardo,
Scrotone ci raggiunge”.
“Chi è Gerardo?” – fa lui,
infastidito per essere stato tenuto all’oscuro.
“Gerardo Pavani, uno carico
di grana” - gli risponde Marcello per tranquillizzarlo e Spider,
immediatamente:
“L’avrai visto no, va
sempre a prendere Vanina a scuola, non è nella classe tua, lei?” – aggiunge,
subdolo, per intendere che se lui ha messo gli occhi sulla ragazza, allora, non
può tirarsi indietro.
“Sì!”- risponde Daniele
sorpreso e Marcello, per chiudere la conversazione, cambia idea e risolve per
Viale Trento.
Gerardo
L’aria nella stanza, spoglia di mobili, è ormai satura di
fumo, intorno al tavolo verde, macchiato d’alcol, si va avanti da ore ed è
quasi l’alba, ma non è la giornata fortunata di Daniele, perde pesantemente e
proprio con Gerardo, che è abituato a maneggiare le persone come fa con le
carte e a vincere. L’uomo si è presentato alla partita in compagnia di Valeria,
una bionda da cinquantamila, con l’intenzione di dare una lezione a Daniele e
ci sta riuscendo bene, evidentemente, non ha mandato giù le attenzioni del
professore per la sua ragazza e ora è risoluto a dargli un avvertimento, prima
di passare a maniere più violente.
Ma Daniele non vuole perdere e, pur di giocare l’ultima mano,
dà via anche l’unico oggetto di valore, che gli è rimasto, un anello con una
strana incisione sulla pietra, una sigla, “MAS”, vinto al poker, ma è sconfitto
di nuovo e l’altro, prima di chiudere lì la partita, gli fa sapere che non
gradisce il suo interessamento per la ragazza:
“Vanina mi ha raccontato
che le hai fatto un interrogatorio di terzo grado, mi ha fatto anche capire che
l’hai notata”.
“Ho notato che non sembra
molto contenta” – si limita a rispondere Daniele.
Gerardo è soddisfatto, dunque è solo uno scrupolo
professionale, pensa, non c’è nessun altro interesse sotto, probabilmente, è
stato informato male, e in tono confidenziale, conclude: “È un anno che le dico
di piantarla lì, a cosa le serve? Ad ogni modo, trattamela bene. Ah, non te ne
uscire che ci siamo visti, io sono a Torino”.