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I Figli della Notte americana

 

     La prima volta che incontrai Dean, avevo appena superato un periodo difficile di cui non mi prenderò la briga di parlarne, sennonché ebbe qualcosa a che fare con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto. Con il suo arrivo ebbe inizio quella parte della mia vita che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada. Prima di allora avevo spesso sognato di andare nel West per vedere il continente, sempre facendo piani vaghi e senza mai partire. Dean è il tipo perfetto per un viaggio.

     Un giorno stavo bighellonando per la Città Universitaria e Chad e Tim Gray mi dissero che Dean abitava in un appartamento nell’East Harlem. Andai a trovarlo. Era semplicemente un ragazzo tremendamente eccitato di vita, e quantunque fosse un imbroglione, lo era solo perché così intensamente voleva vivere ed entrare in rapporto con persone che altrimenti non gli avrebbero assolutamente dato retta. Ci capimmo su molte cose e ci mettemmo d’accordo per andare nel West, una volta o l’altra. Era l’inverno del 1947. Tutto quel pazzo sconvolgimento d’ogni cosa, che stava per verificarsi, ebbe inizio allora e avrebbe travolto tutti i miei amici e tutto quello che mi era rimasto della mia famiglia in una grossa nube di polvere sopra la Notte d’America.

     Correvamo insieme per le strade, assorbendo tutto in quella primitiva maniera che avevamo, e che più tardi diventò tanto più triste e ricettiva e vuota. Ma allora danzavamo lungo le strade leggeri come piume, e io arrancavo loro appresso come ho fatto tutta la mia vita con la gente che m’interessa, perché per me l’unica gente possibile sono quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali.

     Poi venne la primavera, l’epoca dei viaggi per eccellenza, e tutti nella compagnia dispersa si prepararono a fare questo o quel viaggio. Io mi affannavo a lavorare al mio romanzo e quando arrivai a metà, mi preparai ad andare nel West per la primissima volta.      

     E fu così, veramente, che ebbe inizio tutta la mia esperienza della strada e le cose che stavano per capitare sono troppo fantastiche per non raccontarle.

     Sì, e non era solo perché fossi uno scrittore e avessi bisogno di esperienze nuove che volevo conoscere Dean più a fondo, né perché la mia vita di perditempo nei giardini dell’Università avesse raggiunto il completamento del suo ciclo e fosse divenuta inutile ma perché, in certo modo, nonostante la diversità dei nostri temperamenti, egli mi appariva come un fratello da lungo tempo perduto. E nel suo modo eccitato di esprimersi io sentivo di nuovo le voci dei vecchi compagni e fratelli sotto il ponte, in mezzo alle motociclette, lungo i panni stesi dei vicini davanti alle soglie sonnolente nel pomeriggio, dove i ragazzi suonavano la chitarra, era uno scoppio sfrenato di americana gioia, il vento d’Occidente, un’ode dalle praterie, qualcosa di nuovo, da lungo tempo profetizzato, da lungo atteso.

     In qualche punto lungo il tragitto sapevo che ci sarebbero state ragazze, visioni, tutto; in qualche punto lungo il tragitto mi sarebbe stata donata la perla.        

     Dietro a noi giaceva l’America intera. Avevamo finalmente trovato la terra incantata alla fine del viaggio e non ci saremmo mai sognati quanto fosse grande quella magia e fu allora che Dean tirò fuori alcune fotografie. Mi resi conto che i nostri bambini le avrebbero guardate un giorno con stupore, convinti che i loro genitori avessero vissuto una vita liscia, ben ordinata e si fossero alzati al mattino per incamminarsi orgogliosi sui marciapiedi della vita, senza mai sognare la stracciata pazzia e la ribellione della nostra vita reale, della nostra notte reale, l’inferno di essa, l’insensata strada piena di incubi. Tutto questo dentro un vuoto senza principio e senza fine.     

     L’ultima volta che vidi Dean, aveva gli occhi fissi sulla strada davanti a sé, e di nuovo tesi verso di essa. Nel desolato stillicidio del diventar vecchi, allora penso a Dean Moriarty, penso persino al vecchio Dean, il padre che mai trovammo.

 

“On the Road”, di Jack Kerouac

Adattamento di Franco D’Arco

 

Jack Kerouac

La vita e le opere

 

  Lowell, Massachusetts, 1922 - Saint Petersburg, Florida, 1969

Scrittore americano

     Interrompe presto gli studi universitari e viaggia a lungo attraverso gli Stati Uniti. Intorno ai primi anni cinquanta conosce W. S. Burroughs e A. Ginsberg, e con loro a New York e a S. Francisco sperimenta lo stile di vita che sarà proprio della Beat generation: il rifiuto del benessere americano, il nomadismo, l’uso della droga come apertura verso nuove dimensioni percettive ed esistenziali.

     È autore del romanzo Sulla strada (On the road, 1957), dove descrive le esperienze tipiche dei personaggi beat ed adotta uno stile narrativo nuovo, consistente nella ricerca di una prosa “spontanea” sul modello dell’improvvisazione jazz.

     Lo stesso successo ottengono i romanzi che seguono: I sotterranei (The subterraneans, 1958), allucinata descrizione della vita dei beat di  S. Francisco, e I vagabondi del Dharma (The Dharma bums, 1958), indagine sulla verità, o “Dharma”, attraverso il buddismo zen.

     Nel 1961 Kerouac si isola in una capanna nei pressi della costa californiana dove compone, con un forte senso musicale della lingua, il romanzo Big Sur (1962). La raccolta di poesie Mexico city blues (1956) testimonia ancora una volta la sua ricerca stilistica nei suoni e ritmi della lingua americana. Il suo ultimo libro è un volume di memorie.

 

Il romanzo “On the Road”

 

     Gli scrittori della Beat generation danno alle stampe romanzi di rottura e di rivolta, spesso autobiografici. Nel 1951 esce Il giovane Holden di David Salinger, che esprime il disincantato distacco dei giovani da una società che giudicano falsa ed ipocrita.

     Jack Kerouac scrive il suo capolavoro, On the road (Sulla strada), nel 1957, in sole tre settimane. Il romanzo racconta la storia di incredibili viaggi attraverso gli Stati Uniti e il Messico. On the road è il manifesto di una nuova generazione, inquieta, ma dotata di grande vitalità e tensione mistica.

     Nelle prime righe del romanzo il protagonista sostiene di avere la sensazione che tutto sia morto. Da lì parte la sua vita “sulla strada”, un costume che si diffonde tra i giovani della Beat generation dando vita a poesie di ribellione, romanzi libertari e film come Easy Ryder.

     Scarno, qualche volta onirico, Kerouac costruisce il suo universo letterario intorno ad elementi ricorrenti: il nomadismo, il misticismo orientale, la continua ricerca di esperienze diverse e a volte al limite, preziose per la liberazione dai condizionamenti del mondo contemporaneo.

 

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Franco D’Arco

 

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