New Haven 1968
Il giorno dopo il ventiquattresimo compleanno di Jim, i
Doors erano a New Haven, Connecticut. Jim era dietro le quinte e chiacchierava con
Patricia Kennealy, una sua amica. Gli attrezzisti installavano gli
amplificatori. Si era a trenta minuti dall’inizio dello spettacolo.
“Qui non possiamo parlare”, le disse Jim. “Troviamo un
posto più tranquillo”.
La ragazza
annuì silenziosamente e seguì Jim, che aprì con una spinta la porta del locale
– docce, sbirciò dentro, quindi vi entrarono.
Lei gli
disse: - Vuoi fare l’amore con me? -
- Si ! –
Rispose lui, con una certa intensità nella voce.
- Allora non mi devi mentire mai più! – Gli ribatté lei.
- Su che cosa? – Le chiese lui, sorpreso.
- Su tuo padre! Perché mi hai sparato la stronzata che
era morto? –
– Sono morti tutti e due, – si difese lui, con
decisione, quasi volesse troncare l’argomento prevedendo il peggio, ma non andò
così. Lei continuò:
– Già, se era morto, chi era che mi ha risposto al
telefono quando ho chiamato? –
- Cosa, cosa? – La questione si faceva sempre più seria,
si percepiva dal tono della voce di Jim, velata d’incertezza. L’allegria era
svanita, Patricia, sicura di vincere, implacabile, proseguì. Non si rendeva
conto di quello che stava facendo, voleva soltanto fargliela pagare. Si era
fidata di lui ed era stata ingannata, presa in giro, cosi pensava. Questo le
bruciava, come la figura che aveva fatto davanti a tutti quelli del suo
ambiente e non voleva fargliela passare liscia.
- Non avrai veramente pensato di farla franca, vero? Tuo
padre è ammiraglio della marina degli Stati Uniti ed era nel Golfo del
Tonchino, quando è scoppiata la guerra in Vietnam. –
- Già! – confermò lui; ma avrebbe voluto che non lo
fosse mai stato, anzi, che non avesse avuto mai un padre, per scoprire un
giorno di averne uno di cui vergognarsi e desiderarne addirittura la morte.
- Tuo padre è vice capo delle operazioni. Non devi più
mentirmi, d’accordo? - Patricia si sentiva ormai sicura di vincere. Lui,
abbattuto, scuro in volto, non era più il tipo sicuro, deciso di un momento
prima e lei se ne accorse:
- Che c’è? -
- Non dovevi farlo, – rispose lui, ed era come se avesse
detto - Perché l’hai fatto? Perché ti sei lasciata guidare dal risentimento e
hai voluto distruggermi, non l’avevi mai fatto prima, perché? - Ma lei non capiva, ancora non comprendeva,
vedeva la vittoria a portata di mano e non voleva farsela sfuggire; quindi,
sferrò l’ultimo colpo:
- Credevi che non scoprissi il tuo passato scolastico,
ma via! – Per chi mi hai preso, per un’ingenua, che si lascia raggirare da tipi
come te? - Sei stato all’università della Florida, ad Albuquerque nel Nuovo
Messico, in Virginia, a Washington D.C., hai un fratello ed una sorella. Non
era molto difficile piccolo, - il tono, in quell’occasione, era diventato
comprensivo, di chi sa di aver vinto e non vuole strafare, - è tutto nei tuoi
versi, è tutto in quello che hai scritto e detto. -
Jim non
cercò neppure di difendersi, ormai era inutile e poi, a cosa sarebbe servito,
Patricia non aveva capito prima, quando lui le aveva rivelato l’unica verità
amara della sua vita e lei non aveva compreso; non se n’era neppure
accorta. Come poteva farlo in quel
momento, era proprio con le spalle al muro. Lei lo vide così. Forse, in
quell’istante, avrebbe voluto che non fosse successo niente. Incominciava a
rendersi conto di quanto male gli aveva causato e disse: - Mi dispiace. Che ha
fatto tuo padre? Ti ha amato? Quanto ti ha amato? E tua madre? –
Con un
piccolo movimento delle dita, Jim le mostrò quanto poco amore lui avesse
ricevuto dai suoi, poi aggiunse: - L’odio è molto sottovalutato come emozione.
– Già, si poteva vivere di solo odio, ma lui non ne era capace e si vedeva.
Patricia,
era davvero dispiaciuta, era evidente, non credeva che lui se la sarebbe presa
in quel modo e che dietro le sue parole ci fosse tanta disperazione. Si sentiva
in colpa e per rincuorarlo gli disse: - Non ha più importanza, ormai. Li senti
quelli là, li stai ascoltando? Ora è te che vogliono, non i Doors, non il
figlio di tuo padre e tua madre, te! –
In quel
momento a Jim sembrò franargli il mondo, non quello di fuori, che continuava a
girare nel solito schifo, ma quello dentro di lui. Davvero lei non l’aveva
capito, non aveva capito che a nessuno importava niente di lui, che gli altri
volevano soltanto ciò che lui rappresentava per loro: un’emozione forte, uno
sballo, qualcosa da portarsi a casa dopo e da esibire come un souvenir finché
durava la moda e poi disfarsene quando era passata, e le rispose triste:
- Non vogliono me, - non vogliono quello che sono,
quello che sento: no, vogliono solo distruggermi, - vogliono la mia morte,
farmi a pezzi, - consumarmi e poi, buttarmi via, come hai fatto tu ora. Se mi
volevi bene, avresti compreso, non mi avresti lasciato solo; invece, anche per
te, io conto meno del tuo orgoglio. -
La sera del
9 dicembre 1968, Jim fu arrestato dalla polizia e accusato di “pubblico
oltraggio al pudore, violazione della quiete pubblica e resistenza all’arresto”
e fu l’inizio della sua fine.
Se Patricia
l’avesse capito veramente, gli avrebbe detto:
- Non ha più importanza, ormai. Li senti quelli là, li
stai ascoltando? Non vogliono i Doors, non il figlio di tuo padre e tua madre,
- non te, ma solo quello che rappresenti per loro, non ne vale la pena farsi
fare a pezzi, credimi. –
E Jim, alzando gli occhi su di lei, le avrebbe risposto
: - Allora, - tienimi stretto, Patricia. –
Ciò che
sarebbe avvenuto dopo, non avrebbe avuto più importanza, lui sarebbe andato di
là, tenuto il concerto e poi, via con Patricia, ma non andò così e a Jim sembrò
di essere arrivato alla fine della corsa, tutti volevano soltanto distruggerlo
e lui “lasciò che gli altri lo finissero nella notte”. °
Jack Kerouac “On the Road”, pag. 204
12 novembre1998
Franco D’Arco