The Matrix

 

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La ricerca

Il mondo vero

L'oracolo

La profezia

L'eletto

La ricerca

 

     La stanza è al buio, solo la tremula luce di un computer si distingue appena. Una giovane donna digita veloce sulla tastiera:

A Call trans opt:recived. 2 – 19 13 : 18 RBC: Log >            a

"Tutto procede bene?"  chiede.

"Non toccava a te darmi il cambio?"è la risposta all'altro capo della linea.

"Lo so, ma non so stare senza fare niente".

"Lui ti piace, ammettilo, ti piace osservarlo" insinuante l'altro.

"Non essere ridicolo!"

"Dovremmo sacrificarlo".

"Morpheus è convinto che sia l'eletto".

"E tu?"

"Cosa penso io non ha importanza".

"Tu non ci credi, eh?"

"Hai sentito quel rumore?" allarmata lei.

"No, quale?"

“Sei sicuro che questa linea è sicura?”

"Certo che è sicura!"

“Meglio chiudere".

     Ma non fa a tempo ad allontanarsi da lì che alcuni poliziotti irrompono nella stanza, intimandole  di arrendersi.

     Lei si accosta al muro, spicca un salto e li atterra, sparando per aprirsi un varco. Fugge.

"Morpheus la linea era sotto controllo, non so come".

"Lo so, hanno tagliato l'hard line, non c'è tempo devi raggiungere un'altra uscita".

"Ho agenti alle costole?" domanda lei.

"Sì!"

"Non ci voleva!"

"Concentrati! C'è un telefono tra la Wells e la Laigh, puoi farcela Trinity".

"Va bene".

"Va'!"

     All'esterno altri agenti armati e uomini in nero l'inseguono sui tetti. La ragazza è veloce, compie salti incredibili, acrobazie fuori dall'ordinario, solo uno degli inseguitori  le tiene testa, è vestito di nero, porta occhiali scuri, anche se è notte e salta da un tetto all'altro come lei, riducendo sempre più la distanza, l'ha quasi raggiunta. Ora tra i due solo qualche metro, ma la ragazza con un balzo si lancia nel vuoto e infila una stretta finestra nell'edificio di fronte e raggiunge finalmente la strada. A pochi metri da lei un telefono pubblico squilla, la stanno chiamando, Si precipita verso la cabina, è dentro, afferra il microfono proprio nel momento in cui un camion a tutta velocità le si abbatte contro. Qualche istante dopo ne scende l'uomo vestito di nero, raggiunto subito da altri due.

"È scappata",  conferma il più giovane.

"Non importa" fa lui.

 E l'altro: "L'informatore è affidabile".

"Già!"

Poi il più anziano aggiunge: "Abbiamo il nome del loro prossimo obiettivo".

E il primo: "Sì, si chiama Neo".

"Occorre una ricerca estesa" ordina l'uomo in nero.

"Già cominciata" gli risponde il giovane.

Neo

 

     Il display del computer s'illumina all'improvviso, un nuovo messaggio di posta è in arrivo:

Ned Searching

Wake up, Neo…(Svegliati, Neo, Matrix a te)

Follow the white rabbit. (Segui il coniglio bianco)

Knock, knock, Neo

     L'uomo, un giovane, si alza ancora assonnato, è notte fonda, e si pone davanti allo schermo, digita nervosamente,  risponde alla strana chiamata, forse è colui che cerca da tempo, ma non ne è sicuro, eppure conosce il suo nome in codice. L'interlocutore l'invita a seguire uno strano tatuaggio: un coniglio bianco e a ricevere chi presto busserà alla sua porta. In effetti, qualcuno davvero sta bussando.

Chi è?”

“Joy!”

“Sì, vengo”.

    Il giovane si trova davanti un ragazzo e una ragazza, sono vestiti come dei punk sicuramente tipi poco raccomandabili, e gli chiedono un programma, uno di quelli pirati, roba che scotta. Lui è indeciso, non vuole rischiare,  ma quelli fanno il nome di una persona di sua conoscenza e allora glielo vende, poi rivolgendosi al ragazzo gli chiede:

“Mai provato la sensazione di non sapere se sei sveglio o se stai sognando?”

“Tante volte", gli risponde l'altro "Si chiama mescalina, è l’unico modo per volare. Senti, io non so cosa ti affligga ma dovresti staccare la spina. Fa una pausa, esci dal buco". Poi, rivolgendosi alla ragazza, le chiede:. "Tu che ne dici, Dujour, lo portiamo con noi?”

“No, non è il caso, domani lavoro!” taglia corto Neo, rendendosi conto di essersi lasciato andare troppo in là con quei due e poi i locali alternativi pieni di fumo e di musica assordante non fanno per lui.

Ma la biondina insiste: "Di’ di sì, andiamo! Ti divertirai” e si stringe al compagno, scoprendo la spalla nuda su cui spunta il tatuaggio di un coniglio bianco.

“D’accordo, vengo”.

Trinity

 

     Il locale è affollato,  pieno di giovani, di musica punkrock e di fumo. Neo se ne sta appoggiato ad un muro e guarda la folla divertirsi, agitarsi, perdersi, non è quello il suo posto, non è quello il suo mondo, ma lui da troppo tempo non sa più quale sia il suo e attende qualcosa, qualcuno, che lo porti via da lì.

     Nota una ragazza, non sa che è la stessa persona che ha cercato poco prima di contattarlo e che per un soffio è riuscita a sfuggire alla polizia. Le sue spalle nude si distinguono nel buio fumoso del locale, è bella, è vestita con un abito di pelle nera aderente e gli va incontro.

“Ciao, Neo”.

È sorpreso, stupito, l'ha chiamato per nome, come è possibile:

”Sai come mi chiamo?”

“So tante cose di te”.

“Tu chi sei?”

“Mi chiamo Trinity”.

“Trinity!  Eri tu che hai violato il mio computer? Eri tu, come hai fatto?”

“Per adesso posso solo dirti che corri un grave pericolo. Ti ho fatto venire qui per avvertirti”.

“Di cosa?”

“Ti osservano, Neo”.

“Chi sono?”

“Zitto e ascolta: so perché sei qui, Neo, so cosa stai facendo, so perché non dormi, so perché vivi da solo e perché una notte dietro l’altra lavori al tuo computer, tu stai cercando lui. Lo so perché a suo tempo ho cercato la stessa cosa e quando lui ha trovato me, mi ha detto che non cercavo qualcosa di preciso, ma cercavo una risposta. È la domanda il nostro chiodo fisso. È la domanda che ti ha spinto fin qui e tu la conosci come la conoscevo io”.

“Che cos’è Matrix?” Già, Matrix, il rovello di tutte le notti, sì è questo quello che vuole sapere Neo, ciò per cui è lì, è questa la sua domanda.

“La risposta è intorno a te, Neo e ti sta cercando e presto ti troverà se tu lo vorrai”.

Metacortex

 

     Come al solito ha fatto tardi, tardi per il lavoro e di nuovo quella sensazione di aver solo sognato, di essersi risvegliato da un incubo, riaffiora impalpabile, inquietante.

     In ufficio il suo capo lo richiama per l'ultima volta ai suoi doveri se vuole continuare ad avere un futuro presso di loro, un avvenire agiato e sicuro.

     Thomas Anderson, questo è il suo vero nome, raggiunge il suo posto di lavoro, un box tra altri in una fila di corridoi, che si intersecano senza continuità nel grattacielo della Metacortex, una società d'informatica.

     Un fattorino gli recapita una busta sigillata, una firma e poi nella sua mano scivola un cellulare. Qualcuno lo sta chiamando:

“Ciao Neo, sai con chi parli?” 

“Morpheus!” risponde lui.

“Già, ti stavo cercando, Neo. Non so se sei pronto a vedere quello che voglio mostrarti, ma purtroppo abbiamo pochissimo tempo, stanno venendo da te e non so che intenzioni abbiano”.

“Chi sta venendo da me?”

“Alzati e lo scoprirai”.

“Cosa, adesso?”

“Sì, adesso! Alzati lentamente, guarda l’ascensore”.

     E subito l'incubo notturno lo riafferra, entra ora nella realtà anche di giorno, lacerando sicurezze e abitudini. Non c'è tempo da perdere, sono già lì, e lo stanno cercando, deve fuggire, ma non è facile.

     Guidato dalla voce di Morpheus, arriva alla vetrata. Unica via di scampo: i ponteggi esterni dell'impresa di manutenzione, ma sono distanti, troppo pericoloso.

“Ma guarda che situazione, perché, che cosa ho fatto? Io non sono nessuno, non ho fatto niente. Qui ci resto secco!” e non se la sente di rischiare, di rimetterci la pelle in un volo di cento metri e si lascia arrestare.

L’arresto

 

     Si ritrova in una stanza vuota, un tavolo lo separa dall'uomo con gli occhiali scuri, che si appresta ad interrogarlo, ha davanti a sé un dossier fitto di rapporti, intercettazioni, carte, l'apre, lo sfoglia appena, poi le sue parole calano misurate, lente, pesanti come pietre, su Neo nel vuoto ossessivo del locale.

“Dalla quantità di carte lei può capire signor Anderson, che la stavamo tenendo d’occhio. A quanto pare lei sta vivendo due vite distinte. In una di queste lei è Thomas Anderson, programmatore per una rispettabile società d’informatica. L’altra vita lei la passa al computer. È una celebrità tra gli hacker col soprannome di Neo e, di fatto, lei ha commesso ogni crimine informatico contemplabile e attualmente perseguito.

     Una di queste vite ha un futuro, l’altra, invece, no. Voglio comunque dimostrarmi generoso e disponibile, Signor Anderson, se lei è qui è perché il suo aiuto ci farebbe comodo. Sappiamo che è stato contattato da un losco individuo, da un personaggio, che si fa chiamare Morpheus. È considerato dalle massime autorità il criminale più pericoloso oggi in circolazione.

     Potrà ripartire da zero, in cambio io le chiedo una certa collaborazione per assicurare un losco individuo alla giustizia”.

“Già, è un’offerta molto allettante, ma io ne ho una molto migliore. Io le presto il mio dito e lei mi fa fare la mia telefonata”.

“Male, signor Anderson! A che serve telefonare quando non è nemmeno capace di parlare? Lei ci darà una mano signor Anderson che lo voglia o no!”

     No, ormai per Neo, non ci sono più diritti, la sua vita dorata s'interrompe lì, la bocca si chiude a strappo, non può più parlare, sigillata da un'unica matrice di pelle, la sua pelle. L'afferrano, gli strappano la camicia e gli infilano attraverso l'ombelico un orribile insetto metallico, una cimice. Neo urla, si agita, tenta di divincolarsi, ma tutto è inutile, l'insetto s'insinua in profondità, scava nella carne e sparisce nel suo corpo, mordendolo dolorosamente. 

La telefonata  

 

     Si risveglia di sera nel suo letto, gli sembra proprio di aver vissuto un brutto sogno, si guarda il ventre, niente e tira un respiro di sollievo. Poi il telefono squilla e una voce, ormai a lui nota, lo riporta alla sua ossessione:

“Questo telefono è sotto controllo perciò devo essere breve. Sono arrivati a te per primi, ma hanno sottovalutato la tua importanza, se sapessero quello che so io a quest’ora saresti morto” .

“Ma di che parli, non capisco. Ma che volete da me?” sussurra agitato il giovane.

“Tu sei l’eletto, Neo. Vedi, tu hai passato gli ultimi anni a cercare me, ma io è una vita intera che cerco te. Vuoi ancora incontrarmi?”

“Sì!”

“Allora va sotto il ponte di Adams Street” .

Adams Street

 

     Piove, Neo, sotto la volta del ponte di Adams Street, vede scivolare la pioggia nella notte e aspetta. Un'auto scura si ferma.

"Sali”.

     Si vede puntare un'arma contro, è sorpreso, impaurito, il gioco si sta facendo troppo pericoloso per lui, allora una biondina dal fare deciso, bruscamente lo riprende:

 “Non c’è tempo per giochino o indovinelli, a questo punto c’è una sola regola o la nostra via o vai fuori dai piedi”.

“Me ne vado!”, risponde lui, ormai deciso.

“Aspetta, Neo, fidati di me”, l'incoraggia Trinity e lui si volta, sorpreso dalle sue parole e dal tono della voce e chiede:

“E perché?”

“Perché quello che c’è là fuori già lo conosci, è come quella strada, sai esattamente dove porta e io so che non è qui che vuoi stare”. 

     Sì, lei lo conosce per davvero, lei sa come parlare alla sua mente, ai suoi desideri più profondi e lui si accomoda in auto senza più alcuna resistenza. Con uno strano aggeggio gli risucchiano la cimice e la gettano sull'asfalto e con essa per Neo volano via gli ultimi scampoli di dubbio e di speranza che ciò che gli accade non sia vero.

Morpheus

 

     L'auto si arresta davanti al portone di un vecchio palazzo cadente, piove. All'interno l'androne è scuro, Neo sale scale buie, attraversa corridoi, porte, che si aprono al suo passaggio.

“Sei arrivato. Permettimi di darti un consiglio, lui sa più di quanto tu immagini” e la ragazza si fa da parte per farlo entrare.

     Si avvia oltre la porta, solo. In fondo all'ampia stanza, avvolto dall'oscurità, un uomo in un lungo imperniabile di pelle nera, cammina nervosamente su e giù.

“È stata una lunga attesa, lunga ed estenuante. Ti do il benvenuto, Neo, sono Morpheus”:

     Finalmente gli è davanti, finalmente l'ha trovato, ora la sua ricerca sembra proprio finita, colui che sa gli è di fronte.

“È un onore conoscerti”.

“No, l’onore è mio.Immagino che hai lo sguardo di uno che accetta quello che vede solo perché aspetta di risvegliarsi".  

     Morpheus fa una pausa, gli si avvicina ancora di più, medita sulle parole che sta per pronunciare e poi aggiunge: "Adesso ti dico perché sei qui. Sei qui perché intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti, senti solo che c’è. È tutta la vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra nel mondo, non sai bene di che si tratti, ma l’avverti, è un chiodo fisso nel cervello da diventarci matti. È questa sensazione che ti ha portato da me. Tu sai di cosa sto parlando?”

     L'uomo sa perfettamente cosa vuole sapere Neo, qual è la domanda che gli brucia nella mente tutte le notti:

“Di Matrix!” Già.

     Ora sono seduti, uno di fronte all'altro, protesi a scrutarsi negli occhi per carpirsi i loro indicibili segreti, le loro inconfessabili paure.

“Ti interessa sapere di che si tratta, che cos’è? Matrix è ovunque, è intorno a noi, anche adesso nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità”.

“Quale verità?” incalza il giovane deciso ad andare fino in fondo e chiudere così, una volta per tutte, quella partita diventata troppo pericolosa.

“Che tu sei uno schiavo, Neo, come tutti gli altri. Sei nato in catene. Sei nato in una prigione, che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore, una prigione per la tua mente. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos’è.

     È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai un’altra. Pillola azzurra: fine della storia, domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la terra del bian coniglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo, niente di più!"

     Neo guarda per un attimo le due pillole luccicare nelle mani aperte di Morpheus, poi, deciso, prende quella rossa e l'ingoia.

"Seguirmi!" gli dice l'altro, avviandosi verso una stanza adiacente occupata da alcuni computer e da diverse apparecchiature elettroniche.

     Neo vede la sua immagine riflessa nello specchio vibrare stranamente, allunga la mano per toccarla, per fermarla, e quella cosa gli si attacca al dito, come una gomma appiccicosa, elastica.

"Eboc sei in linea?”

“Sì, quasi”, risponde una voce all'altro capo dei monitor sparsi nella stanza.

“Siediti!" gli suggerisce Morpheus "La pillola rossa, che hai ingoiato fa parte di un programma di ricerca, interrompe il tuo segnale portante e ci permette di localizzarti”.

“Come sarebbe?” chiede lui impaurito, mentre tutto luccica,  gli si scolora intorno. Un freddo innaturale l'afferra e quella materia specchiante, lucida, s'attacca al suo corpo, lo riveste per intero

“Sarebbe," incalza Eboc "Allacciati la cintura perché da adesso, Alice, di meraviglie ne vedrai un bel po’”.

“Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non dovessi più svegliarti, come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?”

     La voce di Morpheus gli arriva sempre più da lontano, da un buco nero da cui si sente risucchiato, svuotato.

“Inizio duplicazione”.

“Tra poco ci occorre il segnale. Eccolo, agganciato!” Poi per Neo il buio, il vuoto, il silenzio.

Il Mondo vero  

 

     Un senso di vertigine, un precipitare per un budello senza fine e poi, l'affiorare in superficie, trattenuto da un groviglio di tubi, che gli perforano la carne. Il rumore assordante, innaturale, di qualcosa di mostruoso, non umano, lo ridesta completamente, mentre tenta a stento di reggersi, di mantenersi a galla. Gli occhi gli bruciano, sembra che guardino per la prima volta e ciò che vedono è orribile: una macchia, sembra un gigantesco granchio dalle lunghe pinze è sopra di lui, trancia di netto il cavo principale, che lo tiene a galla. Precipita nel gorgo, giù per il budello verdastro, quasi affoga, ma un braccio meccanico, tentacolare, vi si immerge immediatamente e lo ripesca appena in tempo e tutto sparisce nel cono di luce, che si spalanca all'improvviso sopra di lui, rischiarando per un attimo l'oscurità. 

     Quando si ridesta, ha il corpo nudo trafitto da una miriade di aghi, gli occhi gli fanno male, non è abituato alla luce. Vede con fatica, e a stento percepisce ciò che gli accade intorno, sembra che lo stiano ricucendo o stiano ricostruendo tessuti, muscoli flaccidi o decomposti per la troppa inattività. Morpheus e Trinity gli sono accanto, più che vederli, ne percepisce le voci. 

“Benvenuto nel mondo vero”.sono le prime parole di Morpheus al suo risveglio.

“Morpheus, cosa mi accade, dove mi trovo?”

“Più importante del dove è il quando?”

“Il quando?”

“Tu pensi che siamo nel 1999? Saremo almeno nel 2199, non posso dirti con certezza l’anno perché non lo so neppure io né qualunque mia spiegazione ti basterebbe. Vieni con me, guarda tu stesso, sei sulla mia nave, la Nabuccodonosor, è un Hovercraft, sei in plancia adesso. È il nostro cuore operativo dal quale lanciamo il nostro segnale pirata in Matrix. Parte dell’equipaggio già lo conosci: Eboc, Switch, Cyber, Tank, Dozer, Mouse. Tu volevi sapere che cos’è Matrix, vero? Sta tranquillo, ti apparirà tutto assurdo”.  

     Infatti, è assurdo, come incredibile è il ritrovarsi proiettato all'interno di una simulazione al computer, ma è ciò che sta provando in quel momento, che sta vivendo.

"Questo è Struttura, il nostro programma di caricamento", riprende a parlare Morpheus "Possiamo caricare di tutto: equipaggiamento, armi, addestramento simulato, tutto quello di cui abbiamo bisogno. E questo sei tu o meglio la tua immagine residua di sé, del tuo io digitale”.

“Ma questo non è reale?” cerca di replicare Neo, poco convinto.

“Che vuol dire reale, dammi una definizione di reale?"gli ribatte Morpheus. "Se ti riferisci a quello che percepiamo, guardiamo, odoriamo, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello".

     Poi lo sfondo cambia, il televisore rimanda immagini di città a lui ben conosciute e l'altro prosegue:

"Questo è il mondo che tu conosci, il mondo com’era alla fine del XX secolo e che ora esiste solo in quanto parte di una neurosimulazione interattiva che noi chiamiamo Matrix.

     Sei vissuto in un mondo fittizio, Neo. Questo è il mondo che esiste oggi" e una Manhattan spettrale, avvolta da un cielo plumbeo solcato da squarci di lampi, appare, in una notte perenne, indefinita "Benvenuto nella tua desertica nuova realtà. Abbiamo pochi bit, brandelli d’informazione, ma quello che sappiamo è certo che un bel giorno all’inizio del XXI secolo l’ umanità intera si ritrovò unita all’insegna dei festeggiamenti. Grande fu la meraviglia per la nostra magnificenza mentre davamo alla luce I. A.”

“I. A. vuol dire intelligenza artificiale?” gli domanda Neo.

“La cui sinistra coscienza diede vita ad una nuova generazione di macchine" risponde Morpheus, che prosegue "Ancora non sappiamo chi colpì per primo se noi o loro. Sappiamo però che fummo noi ad oscurare il cielo. A quell’epoca loro dipendevano dall’energia solare e si pensò che forse non sarebbero riusciti a sopravvivere senza una fonte energetica abbondante come il sole. Nel corso della storia il genere umano è dipeso dalle macchine per sopravvivere. Al destino, come sappiamo, non manca il senso dell’ironia.

     Un corpo umano genera più bioelettricità di una batteria di 120v ed emette sei milioni di calorie. Sfruttando contemporaneamente queste due fonti le macchine si assicurarono a tempo indefinito tutta l’energia di cui avevano bisogno.

     Ci sono campi, campi sterminati dove gli esseri umani non nascono, vengono coltivati. A lungo non ho voluto crederci, poi ho visto quei campi con i miei occhi. Ho visto macchine liquefare i morti affinché nutrissero i vivi per via endovenosa. Dinanzi a quello spettacolo, potendo constatare la loro limpida raccapricciante precisione, mi è balzata agli occhi l’evidenza della verità.

     Che cos’è Matrix? È controllo! Matrix è un mondo virtuale elaborato al computer, creato per tenerci sotto controllo al fine di convertire l’essere umano a questa – pila”

     Neo fissa l'oggetto, che Morpheus stringe tra le dita, poi tira indietro il capo in un gesto di rifiuto. Quello che ha visto e sentito è proprio assurdo, è un'allucinazione, il parto di una mente malata, drogata da troppi film di fantascienza e allora gli confessa tutta la sua incredulità: “No, non è possibile, io non ci credo!”

“Non ho detto che sarebbe stato facile. Ho detto che ti offrivo la verità”.

“Smettila, fammi uscire! Me ne voglio andare” reagisce lui,  stanco e arrabbiato.    

     Solo che non sa più come e allora ritorna indietro e, guardando avvilito Morpheus negli occhi, gli chiede, pur conoscendo già la sua risposta:

“Indietro non posso tornare, vero?”

 

La profezia 

 

 “No. Ma se potessi, davvero lo faresti? Sento di doverti delle scuse, c’eravamo dati una regola: mai liberare un individuo che ha raggiunto una certa età, è pericoloso, il cervello stenta a rifiutare il passato. L’ho già visto parecchie volte.

     Quando Matrix era in costruzione c’era un uomo nato al suo interno, che aveva la capacità di fare, di cambiare quello che voleva, di reimpostare Matrix a suo piacimento. Fu lui che riuscì a liberare i primi di noi, a insegnarci la verità e fintanto che Matrix esisterà la razza umana non sarà libera. Dopo la sua morte l’oracolo profetizzò il suo ritorno, che avrebbe preannunciato la distruzione di Matrix, la fine della guerra e la liberazione del nostro popolo. È per questo che alcuni di noi hanno passato tutta la vita esplorando Matrix per cercare lui. Io ho agito così perché penso che la ricerca sia finita. Recupera le energie, ti serviranno”.

“Per cosa?” gli chiede Neo.

“Per l’addestramento” risponde Morpheus e gli mette davanti colui che lo dovrà istruire.

I figli di Zion

 

“Io sono Tank, il tuo operatore”.

“Tu, tu non hai buchi”, lo guarda stupito, Neo.

“No, io e mio fratello Dozer siamo puri al cento per cento, esseri umani vecchia maniera, generati e cresciuti liberi qui nel mondo reale, genuini figli di Zion”.

“Zion?”

“Se la guerra finisse domani è a Zion che si festeggerebbe” risponde lui.

“È una città?”

“L’ultima vera città, è il solo posto che abbiamo”.

“E dov’è?”

“In profondità, vicino al centro della Terra dove c’è ancora calore. Se vivrai abbastanza, forse la vedrai. Ma se tu sei… e lascia lì cadere il discorso.

L’addestramento  

 

“Dovremo cominciare con questi programmi addestrativi di base, ma è una rottura di scatole. Ecco, facciamo qualcosa di più gustoso, per esempio,:combattimento!" e butta via i dischetti, che aveva in mano, tranne uno.

“Come va?” s'informa alcune ore dopo Morpheus.

“Dieci ore di fila, è una macchina!” sbotta, stupito, Tank.

     Al termine del lungo addestramento Morpheus si avvicina a Neo e gli chiede come se la sta cavando. “Conosco il Kung – Fu” risponde lui.

“Dimostramelo”.

La sfida

 

     Tutto è pronto. I due si ritrovano per la sfida in una antica palestra giapponese.

“Non pensare di esserlo, convinciti di esserlo. Colpisci!”gli suggerisce Morpheus.

“So cosa cerchi di fare”.

“Cerco di aprirti la mente, Neo, ma posso solo indicarti la soglia, sei tu quello che la deve attraversare".

     Le mosse sono rapide, sempre più veloci e a Neo sembra di volteggiare nell'aria, di fluttuare sulle superfici levigate della palestra, ma l'altro è sempre più veloce di lui, inafferrabile, e vani sono gli sforzi, non gli riesce proprio di colpirlo.

     "Tank, carica il programma di salto, presto! Devi lasciarti tutto dietro, Neo: paura, dubbio, scetticismo, sgombra la tua mente”.

     Ora lo scenario è di nuovo cambiato e Neo vede Morpheus volare giù dall'alto di un grattacielo, ma non precipita nel vuoto, vola con un salto incredibile dall'altra parte sul tetto del grattacielo di fronte, distante parecchi metri.

     Si guarda perplesso, è il suo momento, sa che anche non vedendoli, tutti gli sguardi sono su di lui e non può, non vuole deluderli.

“Fantastico! Diamogli retta, sgombra la mente. Sgombro la mente, facilissimo, uno scherzo” pensa ironico.

     Ci prova a fare come Morpheus, ma non è affatto semplice e cade, precipitando nel vuoto. L'asfalto reagisce come gomma all'impatto e lui rimbalza, mordendosi la lingua nella caduta.

“Ma che cosa significa?” chiede Mouse incredulo ai compagni, che seguono con lui la scena sullo schermo.

“Non significa niente” gli risponde Switch con freddezza.

“La prima volta cadono tutti quanti”, ci tiene a ribadire,   ironico, Cyber, allontanandosi dai monitor.

      Quando Neo si risveglia, toccandosi la bocca, vede il sangue macchiare le dita e volgendosi verso Morpheus, gli domanda: “Se vieni ucciso in Matrix, muori?”

“Il corpo umano non sopravvive senza mente” è la sua risposta.

I guardiani di Matrix

 

      L'addestramento volge ormai al termine, ora manca solo la simulazione di ciò che Neo dovrà affrontare fuori da quella nave, che l'ha protetto come un guscio, traghettandolo nei suoi primi passi di vita vera.

“Matrix è un sistema e quel sistema è nostro nemico. Questo non è Matrix, no," lo informa Morpheus "È un altro programma di tirocinio studiato per insegnarti una cosa: se non sei uno di noi, sei uno di loro”.

“Chi sono loro?”

“Programmi senzienti, si muovono, entrano ed escono da qualunque software rimanendo integrati nel sistema, il che significa che chiunque non sia stato liberato da noi è potenzialmente un agente. All’interno di Matrix lo sono tutti. Siamo sempre sopravvissuti nascondendoci e fuggendo da loro, sono i guardiani, i custodi di ogni accesso, ne hanno tutte le chiavi per questo spetta a qualcun altro, a qualcun altro affrontarli”.

“A qualcun altro?”

“Non ti mentirò, Neo, ogni uomo o donna che se li è trovati davanti, chiunque abbia affrontato un agente è morto. Ma dove loro hanno fallito, tu avrai successo”.

“Perché?”

“Ho visto agenti dare pugni. Ma la velocità, la loro forza sono e restano frutto di un mondo che osserva delle regole e per questa ragione loro non saranno mai, per fortuna, forti e veloci come te”.   

“Cosa cerchi di dirmi, che posso schivare le pallottole?”

“No Neo, cerco solo di dirti che quando sarai pronto non ne avrai bisogno”.

“Guai in vista” li interrompe Eboc.

“È una seppia", gli spiega Morpheus "Una sentinella, una macchina creata per cercare e distruggere. Attivare lo I. E. M. l’unica arma certa contro le macchine".

     La nave si adagia sul fondo a motori spenti, si odono solo i rumori sordi, metallici dello stridore delle tenaglie sulla corazza malconcia, poi s'illumina all'improvviso, di un bagliore azzurrino, magnetico, e la seppia si scolla dal suo dorso e sparisce in un lampo.

Il tradimento

 

     Il ristorante è di lusso, le luci sono soffuse, due uomini occupano un tavolo appartato, parlano, uno di loro cena con gusto, è Cyber. 

“Questa è Matrix”, asserisce l'altro, vestito di nero.

“Purtroppo, sì”, gli ribatte Cyber, leccandosi con gusto le dita.

“Allora, siamo intesi, signor Reagan?”

“Io so che questa bistecca non è vera" gli risponde Cyber, poi aggiunge "Sa cosa ho capito? Che l’ignoranza è un bene. I codici d’accesso al Main Frame di Zion? No, non li conosco, ma vi consegnerò chi li conosce”.

“Morpheus?” chiede l'uomo dagli occhiali scuri, l'altro, imperturbabile, continua a gustarsi la sua bistecca, pur sapendo, che è solo un'illusione.

L’oracolo

 

     È giunto il momento tanto atteso e temuto, ora s'incomincia davvero a fare sul serio,  si torna in Matrix.

Dozer quando hai finito, porta la nave a quota trasmissione, entriamo", ordina Morpheus "Porto Neo a conoscere…”

“A conoscere chi?”, l'interrompe lui, sorpreso.

“L’oracolo!” risponde Dozer e avvia la procedura.

“Siamo dentro, torniamo qui tra un’ora” segnala Morpheus.     

     Le vie di New York scorrono ai lati dell'automobile, che scivola lentamente nel traffico della città, Neo guarda dal finestrino luoghi, colori, volti, che gli passano davanti e non riesce a trattenere una sensazione, un sottile malessere, un pensiero triste, che gli si affaccia nella mente:

“Ho tanti ricordi della mia vita e nessuno è autentico, che significa?”

“Che Matrix non è in grado di dirti chi sei” gli risponde con calma Trinity.

“l’oracolo invece si?”

“È differente”.

“Tu ci sei stata?”

“Sì!”

“E che ti ha detto?”

“Mi ha detto che…” ma poi non prosegue, lascia cadere il discorso e allora lui insiste:

“Cosa?”

Niente, Morpheus pone termine alla discussione con un:

“Ci siamo, Neo vieni con me”.

“È lo stesso oracolo, che ha fatto quella profezia?”

“Sì, è molto anziana, sta con noi sin dall’inizio”.

“Dall’inizio?”

“Della resistenza”:

“Ah, e che cosa sa, sa tutto?”

“Lei direbbe che sa abbastanza”.

“E non si sbaglia mai?”

“No! Non pensare a quello che ti dirà in termini di giusto o sbagliato, lei è una guida, Neo, ti aiuterà a trovare la tua strada”.

“Ha aiutato te?”

“Sì!”

“Che cosa ti ha rivelato?”

“Che avrei trovato l’eletto. Ti ho detto che posso solo indicarti la soglia, sei tu che devi oltrepassarla”.

     L'ascensore del vecchio palazzo popolare sale lentamente, poi la porta si apre su un appartamento dimesso, una giovane donna li accoglie.

“Salve Neo, sei arrivato puntuale. Accomodati pure, Morpheus, Neo vieni con me”.

     Nell'ampia stanza, una specie di anticamera, vi sono altre persone, quasi tutti bambini intenti a mettere alla prova le proprie abilità psichiche su oggetti, che fanno volteggiare a mezz'aria. In particolare la curiosità di Neo è attratta da un bambino, che con il solo sguardo riesce a piegare un cucchiaio. Il ragazzino si accorge dello stupore di Neo, quasi ne sente il pensiero nascosto e sollevando il capo su di lui, gli dice: 

“Non cercare di piegare il cucchiaio, è impossibile, cerca di fare l’unica cosa saggia: giungere alla verità”.

“Quale verità?” chiede Neo.

“Che il cucchiaio non esiste!”

“Il cucchiaio non esiste?” ribatte lui sorpreso, scettico.

“Allora ti accorgerai che non è il cucchiaio a piegarsi, ma sei tu stesso”.

     Vorrebbe chiedergli di più, ma non ne ha il tempo, la conversazione viene interrotta dalla giovane donna, che lo porta via, è giunto il suo turno.

“L’oracolo vuole vederti, ora”.

     Viene portato in una stanza accanto, una cucina non troppo spaziosa, ma accogliente, di fronte a lui, china su un forno, c'è una donna di colore di mezza età, armeggia  con un vassoio di biscotti fatti in casa. Tutto gli sembra un'incredibile farsa, ma vuole andare fino in fondo, vuole capire cosa gli stanno architettando. La donna gli volge le spalle, ma il tono della sua voce è rassicurante, quasi materno:

 “So chi sei, Neo, sono subito da te”.

     Il suo volto è bonario e quando si volta lui le chiede, sperando in un equivoco, in un errore:

 “Sei tu l’oracolo?”

“Indovinato! Non sono come tu mi aspettavi, vero? Sono quasi pronti. Un profumino delizioso! Ti inviterei a sederti, ma so che tanto non lo farai. E non preoccuparti del vaso”.

“Quale vaso?” fa lui, di scatto, rovesciando con il braccio quello che sta su una mensola.

“Quel vaso”.

“Chiedo scusa”.

“Ti ho detto di non preoccuparti, lo farò riparare da uno dei miei ragazzi”.

“Come lo sapevi?" ribatte lui, stupito.

“Oh! È la domanda successiva che ti frulla nel cervello sarà: < Lo avrei rotto lo stesso se lei non avesse detto niente? > Sei più carino di quanto credessi. Ora so perché le piaci”.

“A chi?” chiede lui, sconcertato.

“Ma non sei tanto sveglio! Sai perché Morpheus ti ha portato qui da me, allora, tu che ne pensi, pensi di essere l’eletto?”

“Ad essere sicuro non lo so” risponde Neo con un velo di sfiducia negli occhi.

“Sai cosa dice quella scritta?“ e gli mostra un cartello, che campeggia sullo stipite della porta della cucina.

     Neo la guarda e riconosce l'antico detto di Pindaro: <Conosci te stesso >. Poi la donna con fare bonario gli si avvicina  e dice:

"Voglio confidarti un piccolo segreto: essere l’eletto è come essere innamorato. Nessuno può dire se sei innamorato, lo sai solo tu, te ne accorgi per istinto. Bene, ora fatti dare un’occhiata, apri la bocca e di’ah”.

“Ah”.

“Molto bene, a questo punto dovrei dire: “Eh sì, interessante”, ma al che tu dirai: < Ma cosa? > Ma tu conosci già cosa sto per dirti”.

“Non sono l’eletto”.

“Scusa ragazzo tu hai dentro tanta energia, ma agisci come se stessi aspettando qualcosa”.

“Cosa?” incalza lui.

“La tua prossima vita, forse, chi può dirlo, è così che vanno queste cose”.

“Eh!” sbotta divertito; Neo.

“Cosa ridi?” gli fa lei, sorpresa.

“Morpheus, lui, lui mi aveva quasi convinto”.

“Lo so, povero Morpheus, senza di lui saremmo perduti”.

     La guarda perplesso, avverte che c'è qualcosa d'altro che lei vuole dire, ma gli sta girando intorno, come se cercasse di nasconderglielo e allora glielo chiede apertamente: “Perché hai detto senza di lui?”

“Sei sicuro di volerlo sapere? Morpheus crede ciecamente in te e né tu né i suoi né io riusciranno mai a convincerlo del contrario. Crede in te al punto che finirà col sacrificare la sua vita per salvare la tua”.

“Cosa?” ora è davvero esterrefatto, impaurito.

“Presto sarai obbligato a fare una scelta. Sì, perché da un lato ci sarà Morpheus che rischierà la vita, dall’altro la tua in pericolo. Uno di voi due dovrà morire, chi sarà, dipenderà da te. Mi dispiace ragazzo, mi dispiace tanto! Tu hai buon cuore e a quelli come te non mi piace dare brutte notizie. Bah, comunque, non preoccuparti, non appena avrai varcato quella soglia, inizierai a sentirti meglio. Ti ricorderai che non hai mai creduto a queste sciocchezze da chiromante. Sei tu che gestisci la tua vita, parole tue. Tieni, biscotti caserecci. Ti prometto che non appena avrai finito di mangiarlo, ti sentirai leggero come l’aria”.

     Fuori l'attende Morpheus, Neo vorrebbe rivelargli quanto ha appreso, ma l'altro lo previene, dicendogli:

“Quello che ti ha detto è per tua utilità e tua soltanto” poi si avviano verso l'uscita.

Il sacrificio di Morpheus

 

Tank dal monitor li vede avviarsi verso l'uscita e avvisa i compagni: “Stanno tornando” ma poi nota qualcosa di insolito e si chiede.“Che cos’è?”

     Il contatto è situato in un vecchio edifico alquanto logoro. Salgono diverse rampe di scale. Sul pianerottolo di una di esse un gatto nero attraversa per ben due volte la scena. Neo se ne avvede ed esclama sorpreso:

“Ah, un déjà vu!“  

"Scusa che hai detto?" gli chiede Trinity.

"Niente, ho visto un piccolo dejà vu" le risponde lui.

"Che cosa hai visto?" insiste lei, allarmata.    

"È passato un gatto nero davanti a quella porta e subito dopo un altro uguale".

"Quanto uguale, lo stesso gatto?", la ragazza non vuole sbagliarsi, cerca proprio la conferma al sospetto, che le è balenato nella mente. Ora tutti guardano Neo e attendono la sua risposta.

"Forse, non sono sicuro".

"Switch, Eboc!" grida agitato Morpheus.

"Che succede?" chiede Neo, vedendo la preoccupazione crescere sul volto dei compagni.

"Un dejà vu" gli risponde Trinity "È un'imperfezione di Matrix, capita quando cambiano qualcosa".  

"Oh, mio Dio!" esclama dall'altro lato della linea Tank, che vede scorrere sul monitor le nuove serie di files.

"Di corsa!" urla Morpheus ai compagni, spingendoli su per le scale, mentre dal basso arriva il rumore cadenzato di parecchi uomini, che salgono di furia.

"Hanno interrotto la linea, è una trappola, uscite!" avverte Tank dall'auricolare, ma non fa in tempo a terminare la frase che una scarica di pallottole si abbatte mortalmente su uno di loro. Oh, noo, no!" 

     Sono entrati in un appartamento, quello del contatto. Cercano una finestra, una porta, una qualsiasi via d'uscita, ma non c'è niente, le pareti sono state murate e allora Cyber sfiduciato esclama:

"Ecco cosa hanno cambiato, siamo in trappola, non c'è scampo".

"Dammi il telefono!" gli grida Morpheus.

E Tank, che vede la scena, si lascia sfuggire sconsolato un:."Ti intercetteranno".

"Non abbiamo scelta. Tank trovami la planimetria di questo edificio, mi serve subito!"

"Trovata".

E ancora Morpheus: "Intercapedine per le tubature!"

"Ottavo piano, sono all'ottavo piano!" avverte nervosa Switch.

"Dietro il muro, venite!" ordina Morpheus, ma non fa in tempo perché la parete crolla a pezzi sotto il colpo micidiale di un pugno sferrato da un agente, un uomo vestito di nero, che agguanta Neo per il collo e cerca di portarselo via.

"No! Trinity porta in salvo Neo, è più importante lui!" Ruggisce Morpheus, avventandosi sull'uomo e colpendolo con una testata in piena fronte, che lo fa ruzzolare al suolo.

"No, no Morpheus, no!" l'implora lei disperata, ma poi ubbidisce e grida agli altri "Scendete!"

"Non possiamo abbandonarlo!" le ricorda Neo.

"È necessario!" taglia corto Trinity, spingendolo per lo stretto cunicolo fino in fondo all'uscita in un vicolo adiacente il palazzo.

      Qualche piano più su la lotta continua, ma non c'è alcuna possibilità di salvezza per Morpheus e lui lo sa, anche se si batte come un leone e all'inizio la sua furia, mette in difficoltà l'altro, questi poi ha il sopravvento e l'atterra.

"Il grande Morpheus, finalmente t'incontro!"

"Tu chi sei?"

"Sono Smith, l'agente Smith".

"Siete tutti uguali per me!" e si arrende ai soldati che lo circondano con i mitra spianati.

"Noo!" esclama impotente Tank.

"Una linea d'uscita, presto, c'è stato un incidente!"

     E la voce di Cyber si riaffaccia dalla strada, che fiancheggia il palazzo, mentre assiste a tutta la scena.

"Tank, sono io. Morpheus è vivo, Tank?" Questa volta è Trinity a chiamare, mentre insieme agli altri sfugge alla cattura, dileguandosi lungo le vie della città.

"Sì, è vivo, l' hanno portato via, ma non so ancora dove".

"È vivo!" ripete rincuorata, lei poi aggiunge "Ci serve un'uscita".

"Siete vicini a Sigfer "

"Sighfer?"

"È un'uscita tra la Franklin  e la Heiry".

"Dove sono?" chiede Cyber al suo rientro.

"Ora li chiamo" gli risponde Tank.

"Bene!" fa lui.  

"Prima tu, Neo" e Trinity gli porge la cornetta del telefono.

Ma in quel preciso istante Cyber si leva armato contro Tank e lo folgora, abbattendolo.

"No!" riesce appena a dire l'altro, accasciandosi al suolo, mentre Cyber fulmina anche il fratello, accorso in suo aiuto. Ora è solo sulla nave.

"È muto, non sento niente!" esclama Neo dall'altro lato della linea e passa il telefono alla ragazza.

"Ciao, Trinity".

"Cyber, dov'è Tank?"

"Sai, per tanto tempo ho creduto di essere innamorato di te, ti sognavo spesso la notte. Sei una bellissima donna, Trinity. Peccato che sia andata a finire così".

"Li hai uccisi?"

"Che cosa?"chiede Neo, vedendo la disperazione e la rabbia affiorare sul volto di Trinity.

"Oh , Dio!" esclama Switch, che ha già capito tutto.

"Sono stanco Trinity, stanco di questa guerra, stanco di lottare, stanco di questa nave, di sentire freddo, di trangugiare quella brodaglia nauseante tutti i giorni e, soprattutto, stanco di Morpheus e dei suoi vaneggiamenti.

Sorpresa, stronzo!" gli grida in faccia, avvicinandosi  al suo corpo adagiato su una delle poltroncine della plancia "Scommetto che non te l'aspettavi. Cosa non darei per essere lì anch'io. Ti spezzeranno e vorrei tanto essere lì per godermi lo spettacolo, che sono stato io, tu lo devi sapere".

"Gli hai consegnato Morpheus?"

"Ci aveva presi in giro, Trinity! Ci aveva ingannati" e sempre rivolto verso Morpheus "Se tu ci avessi detto la verità, ti avremmo invitato ad infilartela nel culo quella pillola rossa!"

"Non è vero, Cyber, lui ci ha liberati tutti!"

"Liberati, questa la chiami libertà? Fare solo quello che lui mi dice di fare? Se dovessi scegliere fra questo e Matrix, sceglierei Matrix".

"Matrix non esiste, Cyber!"

"Non sono d'accordo, Trinity. No, ritengo che Matrix sia più reale di questo mondo. Io qui stacco uno spinotto, ma laggiù voi vedrete Eboc morire".

     Il volto di lei si sbianca, gli occhi le si inumidiscono e Neo guardandola si rende conto che qualcosa di terribile sta per accadere e cerca di chiederglielo, di esserle vicino, ma riesce solo a pronunciare il suo nome: "Trinity?"

"No!" urla disperata Switch, vedendo cadere morto Eboc.

"Benvenuta nel mondo vero, bambola!"

"Ma tu ne sei uscito, non ci puoi tornare".

"Ah no, questo lo pensi tu! Reinseriranno il mio corpo, mi addormenterò e al mio risveglio non mi ricorderò un bel niente. Ad ogni modo se hai qualcosa di molto importante da dire a Svitch, ti suggerisco di farlo ora".

"No, ti prego, no!"

"Così no, morire così no!" riesce appena a dire la ragazza prima di afflosciarsi al suolo senza vita.

 "Troppo tardi!"

"Che tu sia maledetto, Cyber!"

"Non odiarmi, Trinity, sono solo un messaggero e adesso te lo dimostrerò. Se Morpheus ha ragione, non riuscirò a staccare questa spina, cioè se Neo è l'eletto, dovrà per forza accadere un qualche miracolo per fermarmi. Giusto? Come può essere l'eletto se ci resta secco. Tu, piuttosto, non mi hai ancora detto se ci avevi creduto a questa idiozia di Morpheus. Avanti, voglio solo un sì o un no! Guardalo dritto negli occhi, quegli occhi intensi e meravigliosi e dimmi sì o no".

"Sì!"

"No, non ci posso credere!" e la mano di Cyber si allunga  verso il volto di Neo, che è steso sulla poltroncina, sfiora quasi il cavo di connessione, che lo collega a Matrix, ma proprio in quel momento accade l'imprevedibile, l'ombra di Tank si erge alle spalle di Cyber e fa fuoco con la stessa arma con cui era stato colpito prima.

"Che tu ci creda o no, gran pezzo di merda, adesso finisci abbrustolito!"

Ah!" e l'uomo si accascia al suolo senza vita.

"Vai tu!" le dice Neo, facendosi da parte.

"Sei ferito?", s'informa Trinity, vedendo Tank con la maglia a brandelli e sanguinante.  

"Non è grave" le risponde lui.

L'interrogatorio

 

     Seduto su una sedia, con le mani ammanettate dietro la schiena,  Morpheus resiste al siero, che gli hanno iniettato nelle vene per avere ragione della sua mente e carpirgli i codici d'accesso al Main Frame di Zion. Ma la sua resistenza non può durare ancora per molto e lui lo sa e ciò infastidisce sempre di più l'agente Smith, che lo sta interrogando.

     Il tono sicuro della voce dell'uomo in nero si fa di minuto in minuto più caustico, rabbioso, sente la vittoria vicinissima, può quasi toccarla con il dito, eppure gli sfugge ancora. Si volta verso l'ampia vetrata e guarda lo spettacolo, che offre la città, che si specchia oltre i vetri, poi rivolgendosi a Morpheus, coperto di elettrodi, gli dice:

 "Ti sei mai fermato un attimo ad osservarla, ad ammirare la sua bellezza, la sua genialità. Miliardi di persone, che vivono le proprie vite, inconsapevoli. Tu sapevi che la prima Matrix era stata progettata per essere un mondo umano ideale dove non si soffriva e dove erano felici tutti quanti e contenti? Fu un disastro! Nessuno si adattò a quel programma, andarono perduti interi raccolti.

     Tra noi ci fu chi pensò ad errori nel linguaggio di programmazione nel descrivere il vostro mondo ideale, ma io ritengo che in quanto specie il genere umano riconosca come propria una realtà di miseria e di sofferenza. Quello del mondo ideale era un sogno dal quale il vostro primitivo cervello cercava, si sforzava di liberarsi. Ecco perché poi Matrix è stata riprogettata così, all'apice della vostra civiltà. Ho detto vostra civiltà di proposito perché appena noi incominciammo a pensare per voi, diventò la nostra civiltà e questa è naturalmente la ragione per cui noi siamo qui.

     Evoluzione Morpheus, evoluzione, come per i dinosauri. Guarda dalla finestra, avete fatto il vostro tempo, il futuro è il nostro mondo Morpheus, il futuro è il nostro tempo" ma viene interrotto dall'agente Brown, che gli sussurra :

"Forse c'è un problema".

     Intanto sulla nave Neo, rientrato da poco, chiede a Tank, che segue sui monitor quello che accade in Matrix:

"Che gli stanno facendo?"

"Vogliono entrargli in testa, è come violare un computer, è questione di tempo".

"Di quanto tempo?" fa lui.

"Dipende dal suo cervello, ma alla fine si arrenderà, le sue onde alfa cambieranno da così a così e quando accadrà Morpheus, purtroppo, dirà quello che vogliono sapere".

"Ma che cosa vogliono?"

"I comandanti di ogni nave hanno i codici d'accesso al Main Frame di Zion",.poi guardando la ragazza, aggiunge "Un agente in possesso di questi codici potrebbe arrivare al computer e distruggerci e non deve succedere, Trinity, Zion è più importante di me, di te, perfino di Morpheus".

"Ci sarà pure qualche cosa che possiamo fare?" replica Neo.

"Certo, staccare la spina ".

"Vuoi dargli tu la morte, uccideresti Morpheus?" gli chiede lei, stupita.

"Non abbiamo scelta".

      In quello stesso istante In Matrix Smith risponde sconsolato al collega: "Mai prendere un essere umano a fare il lavoro di una macchina".

"Se il nostro informatore ha davvero fallito, interromperanno la connessione non appena sarà loro possibile, a meno che…" incalza Brown e Jones, un terzo agente, aggiunge: "Non siano morti".

"E in entrambi i casi…" ribadisce  l'altro, ma non termina la frase perché interviene Smith, chiudendo lì la discussione con:

"Dobbiamo procedere come da programma. Mandate le sentinelle, immediatamente!"

Oltre la soglia

 

     Tank si avvicina al volto di Morpheus, lo guarda, come se fosse l'ultima volta, poi appoggiando la mano sul cavo di connessione dice:

"Morpheus sei stato più di un capo per noi, sei stato un padre, ci mancherai tanto".

"Fermo", interviene Neo "È davvero incredibile!"

"È quello che dobbiamo fare" replica sconsolato Tank.

"Tu dici? No, non lo so, non può essere una coincidenza, non può!"

"Di che parli?"

"Dell'oracolo, mi ha descritto questo momento e mi ha detto che avrei dovuto fare una scelta".

"Quale scelta, cosa? Che vuoi fare?"interviene Trinity.

"Io rientro"

"No, tu non vai!" ribadisce lei.

"Devo farlo!"

"Morpheus si è sacrificato per consentire a noi di far fuggire te, Neo. Non ha senso che tu ora ritorni laggiù".

"Morpheus l'ha fatto perché pensava che io fossi quello che invece non sono".

"E cioè?"

"Non sono l'eletto, Trinity, l'oracolo mi ha rivelato anche questo".

"Tu lo sei e basta!" insiste lei, cercando di chiudere lì la discussione.

Ma Neo  continua, non si ferma:"No, mi dispiace, sono uno qualsiasi".

"No, dio, questo non è vero, non può essere!" Ora davvero la ragazza  è sul punto di cedere.

"Perché?" Incalza lui, intuendo che gli sta nascondendo qualcosa, qualcosa che riguarda entrambi, ma Tank li interrompe e ancora una volta Trinity riesce a conservare intatto il suo segreto.

"Neo non facciamo pazzie! Hanno portato Morpheus in un palazzo difeso dall'esercito e anche ammesso che tu riesca ad entrare, ci sono gli agenti di guardia, sono tre. Anch'io vorrei liberare Morpheus, ma quello che hai in mente è un autentico suicidio".

"Lo sembra a voi, lo so, ma non lo è e posso spiegarvi perché non lo è" insiste lui, irremovibile "Morpheus credeva in qualcosa ed era pronto a dare la vita per la sua convinzione, solo ora me ne rendo conto, ecco perché devo tentare".

"Perché?" gli chiede Tank.

"Perché anch'io ho una convinzione".

     Trinity lo guarda, indecisa se considerarlo un pazzo o davvero dargli retta, ma vuole proprio conoscerla questa sua convinzione, lui che non ne ha mai avute, e glielo chiede: "E quale?"

"Io penso di poterlo salvare" poi vedendola precipitarsi sui monitor e caricare il computer, esclama "Che cosa fai?"

"Vengo con te!" gli risponde lei, decisa.

"No, tu non vieni!"

"No? Vuoi sapere in che cosa credo io? Credo che Morpheus conti più per me che per te. Credo che se veramente vuoi salvarlo, allora, il mio aiuto ti farà molto comodo ed essendo l'ufficiale di grado più elevato su questa nave, se non sei d’accordo, credo che puoi andare al diavolo perché non ti manderei da nessun'altra parte.

Tank, caricamento"

Virus

 

     Smith si avvicina a Morpheus e lo guarda fisso negli occhi alla ricerca di un suo possibile cedimento, che non arriva. La fronte è imperlata di sudore, lo sguardo stanco, eppure, resiste ancora.  L'altro, ora è a pochi centimetri dal viso,  dosa con cura le parole, i gesti:

"Desidero condividere con te una geniale intuizione, che ho avuto durante la mia missione qui. Mi è capitata mentre cercavo di classificare la vostra specie. Improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi. Tutti i mammiferi di questo pianeta, d'istinto sviluppano un naturale equilibrio con l'ambiente circostante, cosa che voi non fate, vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce e l'unico modo in cui sapete sopravvivere è di spostarvi in un'altra zona ricca. 

     C'è un altro organismo su questo pianeta, che adotta lo stesso comportamento e sai qual è? Il virus. Gli esseri umani sono un'infezione estesa, un cancro per questo pianeta. Siete una piaga e noi siamo la cura".

Caricamento

 

"Allora, cosa vi serve a parte un miracolo?" chiede Tank.

"Armi, tante armi" gli risponde Neo e subito si spalancano file infinite di armi di ogni genere e grandezza, immagazzinate su scaffali a perdita d'occhio.

"Neo, nessuno ha mai fatto una cosa del genere" gli dice Trinity, mentre con cura sceglie il suo armamento.

"Per questo avrò successo" risponde lui sicuro di sé almeno per una volta.

Resistere fino alla fine 

 

"Perché il siero non funziona?" chiede Smith nervoso all'agente Brown, che continua a darsi da fare davanti ai monitor.

"Perché gli facciamo la domanda sbagliata, probabilmente".

"Lasciatemi  con lui, andate!"

"Resisti Morpheus, stanno arrivando, stanno arrivando!" cerca di incoraggiarlo Tank dall'altra parte della linea.

"Mi senti Morpheus" gli grida sul viso Smith "Voglio essere sincero fino in fondo con te. Io odio questo posto, odio questo zoo o questa prigione, questa realtà o come diavolo la chiamate voi, la odio, non ne posso più! L'odore, soprattutto, ammesso che esista, certo, ne sono saturato. Mi nausea a sentire il tuo fetore e devo confessarti che ho paura di rimanere in qualche modo infettato dal tuo puzzo repellente e allora, io me ne devo andare da qui, devo essere libero e la chiave che mi serve è nel tuo cervello, la mia chiave. Quando Zion sarà distrutta, non ci sarà più bisogno di me qui. Lo capisci o no! Voglio quei codici, devo riuscire ad arrivare a Zion e tu adesso devi dirmi come. O parli, o mi dispiace tanto, devo ucciderti".

Missione disperata

 

     All'ingresso vengono fermati al metal detector dagli agenti di guardia per il normale controllo.

"Deve per cortesia depositare tutti gli oggetti di metallo, che ha in tasca".

     Neo si apre l'imperniabile nero e mostra una fila di pistole, poi rapido ne agguanta una e gli spara. 

"Oh, no!" riesce appena a dire l'uomo, cadendo a terra, crivellato di colpi, l'altro si getta sulla consolle, afferra un microfono e urla, coperto dagli spari:

"Rinforzi, mandate rinforzi, presto!"

     Neo e Trinity si aprono la strada verso le scale, sparando sui soldati, che accorrono in massa. S'infilano in un ascensore, ma la corsa verso l'alto presto ha termine. La cabina non risponde più ai comandi, allora, sfondano la paratia, che li separa dal condotto e salgono sul tetto appena in tempo per non essere raggiunti dai proiettili. Neo lancia una granata nell'ascensore, che esplode, poi, aggrappandosi ad un cavo metallico si tira su vertiginosamente fino in cima, stringendo a sé Trinity.     

     Sul tetto dell'edificio un elicottero attende con il motore acceso

     intanto qualche decina di piani più in basso, l'agente Brown  rientra e vedendo Smith piegato sul volto sofferente di Morpheus, gli chiede:

"Che stavi facendo?"

Jones alle sue spalle gli sussurra: "Non lo sa ancora?"

"Cosa non so?" domanda Smith, voltandosi verso i due.

"Credo che lo vogliano salvare" l'informa Jones.

"Troviamoli e annientiamoli!" ordina gelidi lui.

Il pilota dell'elicottero urla nella radio: "Ripeto, siamo stati attaccati!" Troppo tardi, viene sbalzato fuori, colpito a morte da una fucilata di Neo, che schiva le pallottole, volteggiando ad una velocità incredibile, ma proprio quando giunge nei pressi dell'elicottero si ritrova la pistola dell'agente Jones spianata contro. Fa appena in tempo a gridare: 

"Trinity, aiutami!"

"Sei solo umano". gli ribatte Jones, che si accascia al suolo con il cranio spappolato.

     Alle sue spalle appare la ragazza, che con un gesto rapido si libera della pistola ormai scarica. Poi accostandosi a Neo, lo guarda incredula, quello che ha appena visto le sembra inconcepibile, assurdo e lei vuole a tutti i costi capire per porre a tacere il dubbio, l'incertezza, che la consuma e gli chiede:

"Ma come hai fatto?"

"Fatto cosa?" le risponde lui.

"Ti muovevi come loro, mai visto nessuno muoversi a quella velocità!"

"Sì, certo, ma non abbastanza"  poi voltandosi verso l'elicottero le chiede "Sai pilotare quello?"

"Non ancora. Tank, corso di pilotaggio per elicottero B212, sbrigati!" Appena pochi secondi per esaurire il caricamento e Trinity è già pronta. Si volta verso Neo e gli dice: "Andiamo".

     L'elicottero volteggia sull'edificio, mitragliando i soldati e gli agenti, che scappano dappertutto, cercando scampo. Si abbassa, punta decisamente sul piano dove è tenuto prigioniero Morpheus e scarica una valanga di fuoco sulla vetrata, che va in frantumi.

"No!" urla l'agente Smith all'apparire dell'apparecchio. Gli svuota contro tutto il caricatore della sua pistola, ma è inutile, viene abbattuto dal fuoco della mitragliatrice.

"Morpheus, avanti in piedi, cammina!" gli grida Neo.

"Ahhh!" grida Morpheus, raccogliendo con un urlo disperato le sue ultime forze e spezza le manette.

 Neo lo vede lanciarsi nel vuoto, ferito da un proiettile ad una gamba: "Non ce la farà!" dice e legandosi una corda alla vita si lancia, afferrandolo al volo "Ti tengo". Poi, guardando in alto, verso l'elicottero, richiama l'attenzione della ragazza: "Trinity!"

     Lei inizia la manovra di recupero, ma l'apparecchio viene centrato più volte e perde quota, cominciando a sbandare. Riesce comunque a porli in salvo sul tetto del grattacielo di fronte, un attimo dopo precipita con l'elicottero. Neo, non si perde d'animo, afferra il cavo e con le sue sole forze riesce ad arrestarne la caduta e a tirare su Trinity, prima che l'apparecchio esploda contro l'edificio.

Tank sbalordito, esclama: "Allora è vero, è l'eletto!"

"Mi credi adesso, Trinity?" le dice Morpheus, appena si ritrovano tutti e tre in salvo.

"Morpheus, l'oracolo mi aveva detto che…" interviene Neo, ma lui l'interrompe:

"Ti ha detto solo quello che tu avevi bisogno di sentire, niente di più. Prima o poi capirai come ho fatto anch'io,  che una cosa è conoscere il sentiero giusto, un'altra è imboccarlo".

"Operatore".

"Tank?"

"Sono molto felice di sentire la sua voce".

"Un'uscita!" gli chiede Morpheus.

" Ce l'ho già, la Metropolitana, angolo State e Bellow".

 Dall'auricolare sul tetto del grattacielo Smith intercetta la conversazione e con disappunto, esclama: "Maledetti!"

"Intercettazione completata" l'informa Brown e Jones accanto a lui, aggiunge: "Sappiamo dove sono".

     Brown aspetta la reazione di Smith, ma lui tace, allora, gli comunica che: "Le sentinelle sono già in posizione".

      L'agente più giovane gli comunica: "Ordino l'attacco!" È impaziente, vorrebbe chiudere subito la partita con gli umani, non si rende conto che ormai la questione è diventata di principio, è una sfida per la supremazia.

"Non siete ancora usciti" sono le uniche parole, che si lascia sfuggire Smith.

La profezia si avvera

 

     I tre si precipitano per le scale, sbucano in strada, si disperdono tra la folla e raggiungono il punto di contatto.

"Prima tu, Morpheus" gli dice Neo, porgendogli la cornetta del telefono.

"Neo, vorrei dirti una cosa, ma ho paura delle conseguenze, di quello che ti direi. Tutto quello che l'oracolo ha predetto si è avverato, tutto a parte questo" si lascia sfuggire Trinity prima di prendere la linea a sua volta.

"A parte cosa?" le chiede Neo, confuso.

"Neo…"

      Ma proprio in quell'istante un vecchio mendicante, che riposa sotto alcuni fogli di giornale si ridesta, assumendo le sembianze dell'agente Smith. L'uomo si alza e voltandosi verso la cabina, spara sul telefono, mandando in frantumi la cornetta, proprio nell'attimo in cui Trinity sparisce.

"Che è successo, dimmi?" le chiede Tank, appena lei si risveglia.

"Un agente, rimandami dall'altra parte!" urla Trinity, disperata.

"Non c'è linea" le risponde sconsolato Tank.

"Signor Anderson", è la voce inconfondibile di Smith, che  taglia il silenzio della metropolitana. Neo guarda le scale, la sua via di fuga, ma poi si volta verso Smith e rimane immobile, sembra quasi attenderlo.

"Scappa Neo, corri!" gli grida Trinity, ma lui non si muove e allora lei si lascia sfuggire "Ma che cosa fa?"

"Ha cominciato a convincersi" le risponde preoccupato Morpheus.

     I due si scrutano, uno di fronte all'altro, poi si scaricano contro le pistole, schivandone le pallottole, sembrano uguali, si muovono alla stessa velocità, seguendo le stesse traiettorie.

"Le ha finite" l'informa Smith sarcastico, riferendosi ai proiettili.

"Anche tu", gli risponde Neo.

"Adesso  mi divertirò a vederti morire, signor Anderson" e gli si avvicina, scaricandogli contro una girandola micidiale di pugni e calci. La sua velocità è impressionante, neppure Neo riesce a tenergli più testa e cade tramortito sotto i colpi.

"Lo sta facendo a pezzi!" si tormenta Trinity assistendo impotente alla sua fine. 

"Lo senti quello, signor Anderson? Quello è il suono dell'inevitabilità, è il suono della tua morte. Addio, signor Anderson".

"Mi chiamo…mi chiamo Neo" e raccogliendo le sue ultime energie, si getta su Smith, precipitandolo sui binari nel momento in cui sopraggiunge la metropolitana.

     La comunicazione s'interrompe in un scintillio di luci e di bagliori.

"Che è successo?" esclama preoccupata Trinity.

"Non lo so, l'ho perso! le risponde Tank, ma poi aggiunge allarmato "Oh, no!"

"Sentinelle!  Conferma Trinity e poi chiede a Morpheus "Abbiamo?"

"Cinque, forse sei minuti. Tank, carica l'I. M."

"Non puoi usarlo finché non rientra!" le grida agitata la ragazza.

"Lo so, lo so, sta tranquilla. Ce la farà".

"Tacchi alti…Ma che cazzo, mi ha rubato il telefono, Il mio telefono, aiuto polizia!" Urla un passante, vedendo un giovane allontanarsi di corsa con il suo cellulare tra le mani.

"Eccolo, sta fuggendo", esclama Tank quando si ristabilisce il contatto.

"Amico mio portami fuori alla svelta!" gli grida Neo dal cellulare.

"Ho una vecchia uscita tra Wupasch e Leake".

"Cazzo! Aiuto, un aiuto veloce!" gli urla lui, scorgendo gli agenti alle sue spalle.

 Ormai sono molto vicini, ma lui fa in tempo a buttarsi in un vicolo e poi a scavalcare una cancellata, ma si ritrova in un cortile chiuso. Si volta intorno, non vede vie d'uscita.

"La porta, la porta a sinistra", lo indirizza Tank dal telefono "Ho detto a sinistra, l'ingresso posteriore". Neo si scaraventa sulla porta, entra.

"Oh, no!"  grida Trinity, vedendo gli agenti a pochi passi da lui.

"Eccoli che arrivano. Ce la farà, abbi fede" la rassicura Morpheus.

"La scala antincendio in fondo al vicolo, stanza 303" sempre Tank, che lo guida attraverso il vecchio caseggiato, poi guardando un altro monitor, avvisa Morpheus.

Sono entrati!"

      Neo arranca per le scale, raggiunge il pianerottolo, svicola, schiva le pallottole, trova la 303, si butta contro l'uscio.

"Svelto, Neo!" l'incoraggia Trinity.

     La porta si apre, è dentro e proprio in quell'istante Smith gli scarica addosso tutto il caricatore della sua pistola.  Neo barcolla, ha il petto insanguinato, raggiunto da numerosi colpi, cerca di mantenersi ritto, ma non ce la fa, incespica e cade.

"È morto!" afferma avvilito Morpheus.

"Controlla, Brown!"

"Sì, è morto" gli conferma l'agente.

"Finalmente, signor Anderson!" conclude soddisfatto Smith.

 

L'eletto

 

     Tutto è davvero finito, Trinity accanto al corpo senza vita di Neo, gli asciuga il sangue, che gli cola ancora dalla bocca e quasi sfogandosi con se stessa per non avergli confessato il suo segreto, ora che tutto è perduto glielo rivela::

"Neo, non ho più paura, ormai, l'oracolo mi aveva detto che mi sarei innamorata e che proprio l'uomo, che avrei amato sarebbe stato l'eletto. Capisci, quindi, che non te ne puoi andare, non puoi morire perché io ti amo" e lo bacia.   

     Incredibilmente un leggero sospiro affiora sulle sue labbra e come da una lontananza senza tempo, sembra proprio che Neo l'abbia ascoltata.  

"Mi senti, Neo? Le sussurra lei dolcemente "Io ti amo. E adesso in piedi!"

 E lui, d'incanto, si rialza, il petto non gli sanguina più. L'agente Smith incredulo, sbalordito, lo fissa per un secondo, poi spiana la pistola e spara, spara, ma Neo, impassibile, gli dice un semplice :"No!" poi alza una mano e ferma le pallottole, che scivolano al suolo, inoffensive. Gli altri due agenti aprono il fuoco, ma è tutto inutile, Neo è sparito nel corpo digitale di Smith, che esplode insieme all'intera matrice, che si scolora e sparisce.     

"Come fa?" è l'unica cosa che riesce a dire Trinity.

" È l'eletto" aggiunge Morpheus.

     Poi, nel momento in cui le sentinelle stanno per avventarsi su di lui addormentato, Trinity lo richiama con un: "Neo, Neo!", Morpheus aziona l'I. M. e il giovane rientra.

Epilogo

 

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      Lo schermo nero del computer sfuma, scorrono ora immagini di folla metropolitana e poi la voce di Neo:

"So che mi state ascoltando. Avverto la vostra presenza. So che avete paura di noi, paura di cambiare. Io non conosco il futuro, ma sono venuto qui a dirvi come andrà a finire. Sono venuto a dirvi come comincerà.

     Adesso appenderò il telefono e farò vedere a tutta questa gente quello che non volete che vedano. Mostrerò loro un mondo senza di voi, un mondo senza regole o controlli, senza frontiere e confini, un mondo in cui tutto è possibile. Quello che accadrà dopo dipenderà da voi e da loro".        

 

Franco D'Arco

Libera interpretazione dal film "The Matrix", 1999.

 

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