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MATRIX

Un'interpretazione filosofica

Il film

 

     Nel 1999 usciva un film che avrebbe rivoluzionato completamente la cinematografia, tanto per gli effetti speciali quanto per i contenuti proposti: si trattava di Matrix, un vero e proprio compendio filosofico da gustare al cinema.

     Alla base del successo l'avvincente vicenda, la bravura del protagonista (Keanu Reeves), la raffinatezza degli effetti speciali, la spettacolarità dei combattimenti di arti marziali. Tutto qui? Forse no: c'è anche una visione del mondo che richiama vivamente alla mente diverse tappe della tradizione filosofica occidentale.

     Il protagonista, Neo (interpretato da Keanu Reeves), da qualche tempo vive assillato da interrogativi cui non riesce a dare risposte che lo soddisfino: é come se, dentro di sè, avvertisse che in ogni atomo della realtà che lo circonda c'é qualcosa che non quadra.

     Egli viene contattato da Morpheus, un famigerato "pirata virtuale" ricercato dalle autorità: quest'ultimo é infatti convinto che Neo sia destinato a salvare l'intera umanità dal dramma che la affligge. Ma di che dramma si tratta?

     Morpheus ha contattato Neo proprio perché ha ritrovato in lui la sua stessa inquietudine. L'intero genere umano é soggiogato dalle macchine, delle quali un tempo si serviva, dopo una ribellione da parte di queste ultime, i ruoli si sono invertiti e ora le macchine sfruttano gli uomini per sopravvivere, avvalendosi della loro energia.

     Nell'ambito delle percezioni, il mondo che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi é reale, ma nella realtà esso non esiste: si tratta solo di immagini virtuali inviate al nostro cervello dalle macchine che ci tengono schiavi.

     Dunque, ogni cosa che ci circonda non ha un fondamento al di fuori della nostra mente: le macchine, le case e le strade non sono altro che immagini virtuali inviate al nostro cervello dalle macchine dominatrici; il mondo intero é un programma (Matrix appunto), un inganno ordito dalle onnipotenti intelligenze artificiali che ci controllano.

    Naturalmente Neo era lungi dall'immaginare tutto questo e, in un primo tempo, di fronte alla verità rivelatagli da Morpheus, non riesce a capacitarsene.

La Caverna di Platone

 

     Al di là della storia avvincente e frizzante, sullo sfondo di Matrix vanno ravvisate le più disparate concezioni filosofiche. Il film ruota intorno all'opposizione tra mondo vero e mondo fittizio, spacciato per vero, tra verità e menzogna, tra verità e apparenza, un dualismo centrale in tutta la filosofia occidentale fino a Nietzsche.

     La verità è altra rispetto a quella che ci appare, un bel gioco di vuote fantasmagorie, per ingannarci e tenerci sottomessi in catene.

     Il film potrebbe in parte essere fatto valere come una rappresentazione del pensiero di Platone. Ricordiamo, infatti, che già il filosofo greco aveva distinto tra mondo vero (il mondo delle idee) e mondo apparente (il mondo sensibile in cui viviamo).

     In particolare Matrix sembra riscrivere il mito della caverna di Platone. Riassumiamolo brevemente: all'interno di una caverna uomini schiavi sono incatenati alla roccia, costretti a guardare di fronte a sé verso il fondo della caverna. Fuori si erge un muretto, dietro al quale camminano, nascosti, altri uomini che portano sulle proprie spalle statue rappresentanti tutte le cose esistenti. Dietro arde un fuoco, che proietta sul fondo della caverna le ombre delle statue; gli uomini schiavi, costretti a guardare davanti a sé e impossibilitati a voltarsi, scambiano le ombre, che appaiono sulla parete della grotta per la vera realtà.

     Se uno schiavo riuscisse a scappare, dice Platone, inizialmente sarebbe accecato dalla luce del sole, ma poi finalmente riuscirebbe a vedere chiaramente la verità di cui le ombre sono solo una pallida copia. Se poi volesse tornare nella caverna per rivelare agli altri schiavi la verità, non sarebbe creduto ed anzi verrebbe ucciso.

     Neo in qualche modo rappresenta l'uomo – filosofo, che riesce a uscire dalla caverna (Matrix) e a vedere finalmente la realtà vera. All'inizio egli è abbagliato dalla luce, ma, una volta abituatosi e riconosciuta la verità, torna nella caverna, in Matrix, per liberare gli altri uomini.

     La verità però fa paura e non tutti gli uomini hanno il coraggio, la costanza, l'interesse di accettarla, e chi invece la proclama, rischia anche di fare una brutta fine...

     Cypher, il traditore del film, il compagno di Neo e Morpheus che svela i piani alle intelligenze artificiali, rappresenta questa umanità pigra, timorosa, legata alle proprie sicurezze, meglio restare ignoranti piuttosto che conoscere verità che possano stravolgere radicalmente la nostra vita, questo è il succo del discorso di Cypher.

La coscienza critica di Cartesio

 

     Matrix può anche essere letto come la trascrizione del dubbio cartesiano e anche Neo è chiamato a mettere in dubbio tutte le sue antiche certezze. Ciò che gli è sempre apparso come la verità, è in realtà un inganno, una tremenda impostura, un mondo fittizio costruito ad arte dalle macchine (il genio maligno di Cartesio).

     Il primo passo per trovare la verità sarà anche per lui prendere consapevolezza di sé, convincersi di essere "l'inviato", riconoscersi come Neo e non come signor Anderson (il suo nome nel mondo fittizio). Così anche Neo, come Cartesio, é chiamato a mettere in dubbio ogni cosa per prendere atto della propria esistenza come soggetto pensante; e il fatto di esistere come soggetto pensante é l'unica verità certa di cui egli disponga in partenza. 

Il velo di Maya di Schopenhauer

 

     Ma in Matrix affiorano anche tracce della filosofia di Schopenhauer. Centro della filosofia del pensatore tedesco è la distinzione (di forte sapore kantiano) tra fenomeno e noumeno. Il primo è il mondo della rappresentazione, il mondo così come noi ce lo rappresentiamo, quindi il dominio dell'apparenza, il "velo di Maya", il regno dell'illusione e della menzogna che nasconde la verità. Il noumeno è invece la stessa verità che si cela dietro il fenomeno e la nostra rappresentazione, una verità dura e crudele.

     Tutto è Volontà, tutto è cieco e irrazionale impulso di vivere. Tale Volontà non ha altro scopo che riprodurre se stessa. Anche in questo caso non mancano significativi parallelismi con il nostro film: il mondo virtuale creato con Matrix non è che un bel gioco illusionistico, atto a nascondere la verità, ovvero il dominio e l'istinto di sopravvivenza delle macchine.

     I singoli uomini non hanno alcun valore se non come mezzi per garantire la continuità della specie delle macchine, essi "sono coltivati" da queste per ottenere alla fine delle pile con cui alimentare la propria vita. Come vincere la Volontà di vivere?

     Per Schopenhauer attraverso tre stadi.

1)     L'arte (farsi "puri occhi del mondo" di fronte alle opere d'arte);

2)     L'etica della pietà, della giustizia e della carità (mettersi nei panni degli altri, assumendo su di sé la loro sofferenza e amandoli disinteressatamente).

3)     L'ascesi (ritornare nel nulla - tutto del Nirvana).

Anche per Neo la salvezza passa attraverso i medesimi passaggi: compatire Morpheus e amare Trinity, contemplare con distacco i codici e linguaggi informatici, che costituiscono il mondo virtuale, scorgere la nullità stessa di questo mondo ("Il cucchiaino non esiste" dice ad un certo punto Neo).

La filosofia di Nietzsche

 

     Tuttavia, in Matrix è forte la presenza di Nietzsche : in primo luogo, in tutto il film non si fa mai riferimento a Dio, né per chiedergli aiuto né per lamentarsi della disastrosa condizione in cui é ridotta l'umanità: Dio non c'é; Viene sì profetizzata la venuta di un "messia", di un salvatore: ma egli esula del tutto dalla sfera divina, è un uomo imbevuto di eroismo (Neo) e, in quanto tale, non può sentire come estraneo tutto ciò che è umano, come la disgrazia e la servitù in cui è ridotta l'umanità.

     E sotto questo profilo si possono cogliere anche agganci con la filosofia di Marx: per l'uomo l'essenza suprema non é Dio, ma l'uomo stesso e, infatti, il fine della missione di Neo é proprio la liberazione del genere umano ed egli lotta per la sua libertà, come il personaggio nietzscheano di Zarathustra.

     Infatti, indossa i panni del superuomo, che consapevole della propria superiorità, si realizza pienamente nella guerra condotta contro le intelligenze artificiali e non risolve la propria volontà in un "'no" alla vita, ma in una piena accettazione degli eventi, facendo prevalere la propria infinita volontà di potenza.

Lo Spettro di Marx

 

     Ma la filosofia che più di ogni altra informa il film è, a mio avviso, quella di Marx: la rivolta della massa contro le macchine può essere letta come la rivoluzione proletaria profetizzata dal filosofo comunista. Il fatto stesso che tutti gli uomini siano schiavi e costretti a "vendere" la loro forza lavoro generando un plusvalore per le macchine, può avere una singolare chiave di lettura: Marx era convinto dell'esistenza di una legge tendenziale di caduta del saggio di profitto con la conseguente progressiva concentrazione del capitale in poche mani.

     E questo, a sua volta, forma, secondo Marx, un binomio indisgiungibile con  l'immiserimento crescente degli operai. L'avvento delle macchine accresce il numero dei disoccupati, aumenta la povertà e i capitalisti possono ridurre sempre più i salari, aumentando il loro profitto. In Matrix il processo descritto da Marx é giunto al culmine: tutta l'umanità é una massa di operai controllati dai macchinari.

     Non solo: l'uomo " diventa un semplice accessorio della macchina " troviamo scritto nel Manifesto del partito comunista e ciò che vediamo in Matrix altro non è se non il frutto estremo di questo assunto. La stessa accanita guerra che le macchine portano avanti contro Morpheus e Neo rievoca per molti aspetti la caccia spietata allo spettro del comunismo, che viene delineata nell'incipit del Manifesto.

 

Fabio Balic

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