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La Linea d'ombra Il romanzo
"La linea d’ombra", l'ultimo
romanzo scritto da Joseph Conrad nel 1917, narra di un giovane capitano al
suo primo comando in Estremo Oriente, che affronta una faticosa navigazione
per cause metereologiche e per un'insidiosa, nonché misteriosa, malattia a
bordo. Dopo diciotto mesi d'imbarco sulla Red
Ensign, un mercantile inglese, come secondo ufficiale del capitano Kent, il
giovane protagonista inspiegabilmente decide di abbandonare la vita di mare e
di ritornare in patria. Sbarcato a Singapore prende alloggio temporaneamente
presso la Casa del Marinaio, un albergo per bianchi della Capitaneria di
Porto nell'attesa di un passaggio per l'Inghilterra. Lì conosce il Capitano Giles, e una
varia umanità altezzosa e già corrotta dal clima tropicale e mellifluo di
quelle terre d'oriente. Il vecchio capitano, esperto e saggio lupo di mare,
ha compreso il vero motivo, che spinge il giovane a tornare a casa, attendere
la grand'occasione della propria vita, il comando di una nave, che non si
presenta mai, l'ha logorato e reso scontento al punto da rinunciarvi del
tutto, e anche se il giovane non glielo rivela, lui sa che questo è il tarlo,
che l'ha roso in tutti quei lunghi mesi di duro lavoro e per aiutarlo a
ritrovare se stesso gli confida l'esistenza di una misteriosa lettera della
Capitaneria di Porto, che lo riguarda e lo mette in guardia sul comportamento
sospetto del Maggiordomo, il tenutario dell'albergo, che trama ai suoi danni. L'occasione a lungo attesa, il comando
di una nave, è giunta inaspettata e il giovane protagonista non se la lascia
sfuggire, accetta l'incarico e mentre si congeda dal vecchio capitano,
l'unica persona amica, incontrata in quei luoghi, riceve da lui le ultime
preziose raccomandazioni. Dopo quattro giorni di navigazione a
bordo del Melita, un piroscafo di linea, raggiunge la sua nave alla fonda nel
porto di Bangkok. Vedendola apparire nella rada il giovane è colto da una
strana emozione. Il veliero è di gran classe, ma sembra ripiegato su se
stesso, come un cavallo di razza in attesa di colui che dovrà montarlo nella
corsa, liberarlo da quello strano incantesimo, che lo fiacca e lo corrompe e
lui se ne sente pronto, quasi come se fosse il predestinato. A bordo le profezie del
"vecchio" Giles prendono corpo e presto si trova "nei
guai". Buona parte dell''equipaggio è affetto da febbri tropicali, il
suo secondo ufficiale, un certo Burns, tipo enigmatico e strano, lo mette a
conoscenza delle disavventure della nave per colpa del suo ultimo capitano,
un essere malvagio, quasi diabolico, che voleva farla finita con tutto e con
tutti al punto da tradire la sua stessa missione: perdere la nave e il suo
intero equipaggio e che ora giaceva in fondo al mare sepolto a 80° e 20' di
latitudine da lì. Il giovane non si lascia intimidire e
nonostante la difficile situazione e i consigli del dottore, che assiste gli
uomini del suo equipaggio, decide di reagire alle avversità e una settimana
dopo salpa con la nave. Ma fatte poche miglia, scomparsa la
linea bruna della costa, il veliero piomba in una calma tropicale
asfissiante, che toglie il respiro agli uomini e alle vele. La nave resta
quasi immobile per giorni e giorni, mentre la situazione a bordo precipita.
Le febbri tropicali risparmiano solo lui e Ransome, il cuoco di bordo, mentre
la maledizione del vecchio capitano sembra avverarsi quando il giovane scopre
che la scorta di chinino su cui aveva fatto grande affidamento, in realtà è
un miscuglio di polvere comune, l'ultimo imbroglio di quel vecchio pazzo e
malefico individuo. Sono trascorsi diciotto giorni dalla
partenza da Bangkok e quell'invisibile linea d'ombra dell'80° e 20' di
latitudine, pare inchiodarli definitivamente ad un destino di sciagura e di
morte, non c'è modo di superarla, ma il giovane capitano tiene duro con il
coraggio della disperazione fino a quando il cielo sembra volerli inghiottire
in una cupa nuvola nera, poi lentamente cadono le prime gocce di pioggia e il
vento si leva, strappandoli a quell'inferno di calura e d'immobilità. Cinquanta ore dopo, all'estremo delle
forze e aiutato da Ransome e dal febbricitante Burns, il giovane comandante
conduce in salvo la nave e il suo equipaggio nel porto di Singapore, lo
stesso porto da dove era partito alcune settimane prima. Il racconto si conclude con l'ultimo
incontro tra il protagonista e il capitano Giles, che ritrova alla Casa del
Marinaio. Il vecchio lupo di mare gli ricorda che un uomo deve saper
affrontare la cattiva sorte, i propri errori e la propria coscienza, perché è
con questo che si lotta nella vita e non bisogna scoraggiarsi, soprattutto
quando si è giovani. E lui gli risponde che non lo è più e che l'indomani
riprenderà li viaggio. Il vecchio lo guarda compiaciuto e approva, ora sa che
l'amico è davvero pronto per la vita. L'interpretazione
I mari tropicali e i luoghi esotici
dell'Estremo Oriente, che costituiscono la fitta trama del paesaggio del
romanzo, sono veramente per Conrad il luogo dell'anima, non il mare di
Melville, titanico e religioso insieme, non quello di Coleridge, romantico
scenario di dannazione e redenzione, ma il perenne inquieto via vai della
costa, degli ozi delle tolde e dei porti, l'esitazione che può fare di ogni
imbarco e di ogni approdo l'occasione per mettersi alla prova e scoprire le
radici del proprio essere. Questo accade al giovane protagonista
de "La linea d'ombra", che ad un passo dalla rinuncia, è rimesso in
gioco dal destino e affronta, all'estremo delle sue forze, il compito
decisivo della sua vita: diventare uomo, capitano di lungo corso,
simbolicamente, superare la linea d'ombra, che segna come una maledizione il
destino della sua nave e la propria vita.. La linea d'ombra è la paura di non farcela, di non sentirsi
all'altezza del compito, che la vita impone quando il tempo dei giochi e
delle schermaglie giovanili volge al termine, è la paura di sbagliare e della
sorte avversa sempre in agguato. Ma è proprio in questi frangenti, nella tempesta che si
scatena nel profondo dell'animo, che si rivela la forza di un uomo, il suo
coraggio, la tenacia, uniche qualità in grado di condurlo al di là della
linea d'ombra, nella nuova vita che l'attende, quella della maturità
finalmente conquistata. Il taglio quasi sempre avventuroso della narrazione (per
l’ambientazione esotica e per il complesso intreccio) è una sorta di
verifica, per opposizione. L’impresa faticosa e avvincente rappresenta, in
realtà, il tentativo di sottrarsi allo stupido e al banale, ma dimostra
anch’essa di sgretolarsi nell’inconsistenza e nell’inutilità, infatti, il
protagonista alla fine ritorna là dove tutto era iniziato, i motivi
ricorrenti e centrali di quasi tutta la produzione conradiana. Da questo destino di vanificazione deriva un radicale ed invincibile
sentimento di solitudine che abbraccia i diversi personaggi, sia all’interno
sia all’esterno. Al di fuori, l’uomo pare gettato nel tempo e nella natura,
condizionato ed oppresso (da tempeste, navigazioni faticose, malattie, ecc.),
relegato in una solitudine sociale causata dalla mancanza di comunicazione e
di rapporti sociali autentici, che si fa sempre più forte con la progressiva
supremazia della logica affaristica borghese rispetto a tutti gli altri
valori. All’interno vi è la solitudine con se stessi, la difficoltà
di conoscersi nel profondo, nella gamma ambigua e contraddittoria dei
sentimenti, nella dinamica tra gli ideali o le velleità e i vari sensi di
colpa. I molteplici livelli di queste solitudini costituiscono le
“tenebre”, del tutto invincibili, ma a cui l’uomo deve in qualche modo
resistere, non tanto in nome di un ideale, quanto piuttosto per una sorta di
congenita dignità ed è proprio quello che impara a fare il giovane
protagonista de "La linea d'ombra". I personaggi
I personaggi vivono immersi in una profonda solitudine sociale
ed interiore e gli unici rapporti che sono in grado di stabilire tra loro
sono dettati dalla logica economica e dalle convenzioni sociali, non esiste
spazio per relazioni umane vere. Gli unici che sembrano sottrarsi a questo destino di
vanificazione sono il protagonista e il capitano Giles. Tra i due, infatti,
si instaura un rapporto di rispetto e quasi d'amicizia, simile a quello tra
un allievo e il suo maestro. Il tema
Il tema principale del romanzo è la paura di non sentirsi
all'altezza del compito che la vita impone, quando il tempo dei giochi volge
al termine. e di resistere alle "tenebre", alle avversità con
dignità e coraggio. Le Tecniche narrative
Il romanzo è narrato in prima persona con un linguaggio
asciutto ed essenziale, volto soprattutto al mostrare gli accadimenti, i
fatti e le riflessioni, che da essi naturalmente ne possono scaturire. La suspense è il principale effetto cui ricorre il narratore.
Essa si manifesta mediante segni e premonizioni e con il succedersi degli
avvenimenti, ordinati secondo un ben preciso climax, che a termine solo
con lo scioglimento finale della
vicenda. La scena finale con cui si chiude il
romanzo, quella dell'ultimo incontro tra il protagonista e il capitano Giles
dove vecchio lupo di mare gli ricorda che un uomo deve saper affrontare la
cattiva sorte, i propri errori e la propria coscienza, perché è con questo
che si lotta nella vita e non bisogna scoraggiarsi, soprattutto quando si è
giovani. E lui gli risponde che non lo è più e che è pronto a rimettersi in
viaggio. Francesca D'Arco |
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