Le poesie di Andrea

Uscita

 


Spreco di vita

Nell’attesa riconciliazione

Tra questo istante

Ed il più prossimo futuro

Sparso su piani incostanti.

Io inseguo da spazi precisi

Una determinata dimensione

Mai fine a se stessa e costretta a

Degenerare verso l’interno

Di un ignoto sentimento

Tale da assicurare continuità

Al sottile schermo

Sul quale sbattiamo la testa.

***

 

Come dormire, è solo come dormire

Non ti chiederà nulla di più di quello che hai conosciuto.

Ritmicamente staccato dal resto sei ancora in grado di separarti

O ricongiungerti se preferisci;

 

Non ho visto differenze chiudendo gli occhi

E non sempre sono stato in grado di vederle,

Ad occhi aperti, io so, che è come dormire

 

Mentre qualcuno parla

 

Trovi il tempo dell’ascolto per quello che è

Come ti ho sempre accompagnato

E sai che non scherzo quando mi muovo;

 

Cosa puoi trovare di più splendido

Non hai bisogno di affermare questa necessità

La necessità è inscindibile da te, a me così caro

Quanto estraneo.

***

 

A cosa può servire aspettare chi non arriverà mai

volare tra due muri che ci stringono in una morsa troppo forte

e rimanere fermi, fluttuanti, senza impazzire

perché ora sono già abbastanza pazzo per capire tutto.

sto correndo su un infinito oceano di vetro abbracciando me stesso

affogandomi le unghie nella carne, come facevo un tempo

la desolazione e l'attesa sono la forma più pura di felicità

costruiamo grosse case che qualcuno abbatterà con un soffio

lasciandoci scoperti sotto un cielo che ride di noi, così grande..

le nuvole si stanno abbassando per nasconderci…

a cosa può servire aspettare chi non arriverà mai

è come volare tra due muri, chiusi.

 

È una fuga a testa in giù

Questo vorticoso passaggio di immagini.

Trascorrono precise e cercate

Laceranti distorsioni

Di tempi andati a male nella più piatta banalità.

 

Ancora si ride, ancora si crede

Nell’utilità dell’azione

Mirate finalità obbiettive.

 

È tutto possibile

È tutto semplice,

È così che mi piace raggirarti

Se praticamente ancora giri.

 

Pensami vivo, immaginami alterato

E ti cadrò addosso, gentilmente riposato.

Strano spirito di latta

Non dici nulla, ciò che rappresenti è

Nulla.

***

Ho visto paesaggi scorrere immobili

Insensibili allo sguardo degli uomini;

Mille emozioni fuggitive

Nascoste dietro a mille ragioni inaccettabili,

Un pensiero, un respiro così profondo

Dal profondo di una sensibilità inumana

Scolpita nella chiara speranza

Di una realtà futura.

 

Ho visto mille case di mille uomini

Indaffarati e morti di sonno;

Quel dolce tepore che accomuna tutti per qualche ora

E che spesso non basta, un piacere che non basta

Ti permette di sentire il  passaggio, lentamente profondo

Di un breve attimo di lucidità

Che la tua pelle mi ha saputo regalare…

 

Mille volti, mille sguardi si susseguono,

Mi inseguono e senza scappare,

Attraverso questo sogno di mille notti trasparenti

Arrivando ancora una volta a capire che

sarà l’attesa del giorno a rendere reale il trascorrere del tempo.

Un pazzo mi fissa, deciso, ma passa inosservato

Attraverso quel confine che divide la forza di una luce

Dall’invidia di un’avara pretesa infranta sulla lucida fronte

di chi ancora stenta a capire.

Andrea De Taddeo

***

Liberatemi

La poesia è ciò che c’è di mio nell’assurdo,

io sono il mio rifugio.

Concludiamo temporaneamente che nulla è vero più di quello che si vuole.

La vita è una barzelletta, ridere e piangere e vivere è morire.

Si trova più verità in un pensiero che nella matematica,

è l’assurdità degli animali umani spinti ad avere rapporti ormai legati alla materia;

non le solite cose che si desiderano,

ma solo il carburante del corpo.

Non sono altro che un animale,

parlo in un linguaggio incomprensibile,

nessuno sa come sono

e nemmeno io so chi sono,

un mezzo o forse meno di quello che potrei essere.

Solo spreco tempo, liberatemi.

Andrea De Taddeo

***

Vi racconterò di mostri e di fate

Vi racconterò di mostri e fate

E di quello

E di quello che sono gli esseri umani.

L’infima domanda che li ha resi tali,

un miscuglio di carne, ossa e sangue,

ma qualcuno crede che ci sia qualcosa di più…

e il pensiero diventa reale,

lo si può sentire, vedere, temere…

è presente.

Vorrei essere quello che voglio,

ma un vincolo ci lega indistintamente

a qualsiasi cosa che esiste,

niente.

E niente è tutto ciò che hai amato

e niente è tutto ciò in cui hai creduto, sperato…

tutto si consuma, lacera l’idea,

penetra persistentemente

e non ha mai fine

perché non ha avuto un inizio.

Non sono mai nato,

non morirò mai

e forse è questo che mi lascia a mani vuote;

non è più il caso di fare niente,

qualcuno me l’ha suggerito,

ma come farò ad averti al mio fianco…

scappa con me, seguiremo l’onda,

non sono mai stato così triste,

perché niente è tutto ciò in cui ho creduto,

tutto quello che mi è rimasto dentro.

Andrea De Taddeo

 

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