Guarda la strada, Rimini è ancora immobile, addormentata nel
gelo della notte, che rischiara piano e ripensa alle parole di Elvira, mentre
l’auto scivola silenziosa lungo il mare in un giro largo prima di rientrare.
In casa tutto è in ombra, solo una luce in bagno e sul letto
una lettera. Preoccupato, Daniele picchia più volte sulla porta, alla fine
Monica esce e sorpresa, gli chiede: “Che c’è?”
“Mi hai fatto paura”-
risponde lui, poi le mostra la lettera - Credo sia tua”.
“L’hai letta?”
“Appena scorsa”.
“Non avresti dovuto”.
“Non c’è scritto che è per te. È lui?”
Monica non risponde e
Daniele, irritato, insiste: ”Ti ho fatto una domanda!”
“Sì!” - fa lei.
“E al telefono?” - continua
lui.
“Anche”.
“E le volte che fai l’amore
con me, pensi a lui”.
“Faccio l’amore e basta!”
Allora in quell’oscurità vuota che li avvolge, fa l’amore con
lei, sperando di dimenticare Vanina per un momento ma è inutile, non ci riesce
ed è solo un’altra pena, che si aggiunge.
Qualche ora più tardi, in piazza, Daniele vede l’auto di
Gerardo parcheggiata davanti al Bar Cavour, entra e lo trova al telefono. La
sua è una conversazione concitata, probabilmente con la madre di Vanina, le sta
dicendo che l’ha cercata a Bellaria, ma lì Vanina non c’era, poi riattacca e va
via di fretta.
Daniele si precipita a scuola, sale di corsa le scale, prevedendo il peggio e, infatti, in classe il suo banco è vuoto. Al termine delle lezioni prova a rintracciarla a casa della madre, ma lei, riconoscendolo, inspiegabilmente, riattacca il telefono.
Gli rimane, allora, un’ultima possibilità, provare a Misano,
ma anche lì non c’è, è già partita da un’ora, come viene a sapere dalla madre.
La donna lo fa entrare, dicendogli che gli deve parlare, ma poi si allontana un
attimo di là in cucina per preparare la cena e lui, guardandosi in giro, pensa
a Vanina in quel piccolo appartamento buio, che l’ha vista crescere, sognare,
sperare, come tutti i giovani alla sua età e poi spegnersi lentamente
nell’attesa di un domani migliore, che non arriva mai e ne cerca le tracce, ma
l’unica cosa rimasta di lei è un poster di Luigi Tenco abbandonato su una
parete della sala.
La voce della donna lo distoglie dalle sue fantasie. Sicura di
sé e arrogante, gli comunica che ha ritirato la figlia dagli studi e che presto
Vanina sposerà Gerardo Pavani e lui deve lasciarla in pace, se non vuole avere
dei dispiaceri. Ma a Daniele non sono le sue minacce a preoccuparlo, ma che anche
Vanina la pensi così e glielo chiede:
“Sicuro! Non si fidi troppo
delle apparenze, ne rimarrebbe scottato. Un’infatuazione lascia il tempo che
trova e già prima di partire, lei e il fidanzato ci scherzavano sopra. Pavani
avrà i suoi difetti, talvolta è manesco, ma conosco mia figlia, guai a
lasciarle troppo la briglia sul collo”.
“Lo sa che Gerardo Pavani non
ha alcun’intenzione di sposarla”- aggiunge Daniele per scrupolo.
“E questo a lei chi glielo ha
detto? Se Vanina saprà fare, il fidanzato se lo porta dove vuole. Comunque, la
cosa non la riguarda“.
“Infatti, buonasera”-
conclude Daniele, andandosene.
E lei sulla porta, infuriata,
gli grida:
“Non ti riguarda, brutto
stronzo e guai se so ancora che continui a tormentarmela. Oggi, quella cretina
ha spiattellato ogni cosa al fidanzato e ho dovuto penare tutto il giorno per
mettere pace e farli partire insieme. Non sarà un pezzente come te a rovinare
tutto. Riga dritto, figlio di puttana o ti faccio finire all’ospedale”.
Al vecchio bar del porto ritrova la solita compagnia ed è
quello che gli serve per dimenticare, gente a cui interessa solo l’azzardo, il
gioco e tirare avanti più che si può, fino a che la grana lo permette e
stavolta vince.
La sera rientrando a casa trova la cena apparecchiata e
Monica, che l’aspetta, sfoggiando una bella vestaglia di seta. Lui non tocca
quasi nulla, le chiede solo come abbia fatto con i soldi.
“Un mio sistema”- risponde
lei, seguendolo nell’altra stanza.
In camera sul tavolino una lettera, probabilmente per lei,
pensa, e si distende sul letto, ma Monica gliela porge, dicendo:
“L’ho trovata oggi nella
cassetta della posta”.
Daniele la legge e ride.
“Perché?”- fa lei.
“Dovrei piangere?”
Ma la donna insiste e gli chiede se è vero quello che si dice
nella lettera. Daniele la guarda un attimo, poi aggiunge solo: ”Una lettera
anonima non è mai vera, usi e costumi del luogo”.
Non era la risposta che si attendeva da lui e lo guarda
insoddisfatta, vuole la verità e non si accontenta di una delle sue solite
battute, allora, fingendo di cercare qualcosa nella libreria, gli domanda dove
sia finito il libro di Stendhal.
“L’ho regalato”.
“A Vanina Abati, suppongo. Ti
piace molto?”
“Sì!”
“Che c’è stato tra voi?”
“Niente”.
“niente, niente?”
“Ha lasciato la scuola, non
la rivedrò più”:
“È vero che è una puttana?-
gli chiede lei, senza più indugi, sicura che ora non riuscirà a sottrarsi alla
domanda.
“Hai intenzione di continuare
quest’interrogatorio ancora per molto? Vorrei dormire - le risponde secco, lui.
“Tu? Ma se non hai mai
sonno!”
“Allora, diciamo che mi
annoia”.
Lei spegne la luce, ma invece di uscire, gli si avvicina e
cerca di accarezzarlo, in fondo non le importa nulla della ragazza, ha solo
voglia di fare l’amore, per questo si era data da fare tutta la sera,
promettendo di essere gentile con lui, ma Daniele non ha affatto voglia e le
dice, scocciato:
“Cosa c’è adesso?”
“È buio, posso restituirti il
favore”.
“Monica, mi dispiace, ma non
sono un oggetto di tua esclusiva proprietà – lei, però continua, insiste, e
lui, sempre più infastidito, esclama – Smettila, dai, Monica! Tu, quando hai
risolto le tue crisi, te ne freghi di quelle degli altri”.
“Non sono gelosa, va pure con
chi ti pare - e poi aggiunge – Quello che m’irrita è quest’aria di turbamento,
che circola per casa, non mi riguarda e non l’ammetto”.
“Quando riguardava te, non ti
ho mai rotto l’anima!”
“È vero e invece dovevi
farlo”.
“Sarebbe servito a qualcosa?”
“No”.
“Lo vedi? Va a letto”.
“Ho tanta voglia di fare
l’amore, una voglia pazza!”
“Mi dispiace”.
“Ma cosa ti costa dividerla
con me, stupido! Sei abbastanza cinico per farlo, del resto non è la prima
volta” – gli rinfaccia lei, uscendo.