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2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick

Introduzione

 

     2001: Odissea nello spazio è un viaggio che avrà termine solo quando l’uomo sarà pronto a superare l’ultima frontiera, quella dello spazio, e lì si compirà il suo destino. 2001 Odissea nello spazio è la storia di questo viaggio: dall’alba dell’uomo ai viaggi interplanetari; essa ci conduce alla scoperta del grande mistero dell’universo e come la sorgente del sapere ci rivela il segreto destino dell’uomo.

Il film

 

     All’inizio l’uomo non esisteva ancora, la Terra era avvolta dal velo della cieca naturalità animale ma, come nell’antico mito greco di Prometeo, il sacro fuoco degli Dei fu portato agli esseri bruti dal cielo. Un lucido e misterioso monolito, simbolo dell’universo stesso, apparve. E ciò che prima era un meccanico e inutile trastullo si formò col bagliore dell’intelligenza in un’arma omicida, in uno strumento di morte e di progresso. La tibia volteggia nell’aria e diventa una stazione orbitante nello spazio.

     Sono passati milioni di anni da quell’alba, siamo nel 2001 dove i viaggi interplanetari sono di uso quotidiano. Un secondo monolito, totalmente uguale al primo, viene ritrovato in un cratere di Clavius, sulla Luna ed emette strani e misteriosi segnali in direzione di Giove. Gli scienziati americani sono spinti da tale scoperta ad organizzare il primo viaggio verso quel pianeta, nella speranza di accettare da dove provenga l’oggetto misterioso.

     Così ha inizio l’ultimo viaggio dell’uomo, l’odissea nello spazio. Incaricati della missione sono cinque cosmonauti, tre dei quali ibernati, e un cervello elettronico: HAL 9000, di sviluppatissime qualità tecniche. Si parte su una nave di dimensioni gigantesche.

     Tutto va bene finché Hal non comunica l’esistenza di un guasto. Poiché fatti i debiti controlli l’informazione risulta falsa, i due si chiedono se Hal si sia sbagliato e convenga ancora affidarsi ai suoi calcoli in un’impresa così rischiosa. Ma l’elaboratore punto sul vivo sopprime gli astronauti ibernati e progetta di abbandonare i piloti nello spazio e di portare a termine da solo il programma. Ma soltanto uno si perde nell’infinito, l’altro riesce a salvarsi e si vendica, insensibile al grido di dolore di Hal: si arma di un cacciavite, ne smonta i circuiti pensanti e prosegue verso Giove.

     Giunto ai confini del sistema solare, vede fluttuare il monolito, ma ormai privo del cervello elettronico, che forse avrebbe potuto guidarlo, si perde nello spazio, nella quarta dimensione.

     Al termine di questo viaggio egli ritrova se stesso vecchio e stanco, in una casa terrestre arredata in stile Luigi XVI, sempre soggetta alle antiche leggi di gravità: un bicchiere cade e si rompe. Poi si vede sul letto di morte, il braccio teso ad indicare il monolito, il misterioso oggetto apparso nella camera.

     Il film termina con la vita che inizia da capo, la nascita dalla morte, l’universo dalla sua fine e come in ogni viaggio iniziatico che si rispetti, la conclusione segna una nuova tappa nella storia dell’umanità, finalmente libera dalla violenza.

La struttura

 

     La logica che sottende la narrazione è simile a quella del cinema espressionista tedesco, in particolare “Metropolis” di Fritz Lang. La trama è divisibile in episodi complementari uno con l’altro che riproducono in miniatura la struttura dell’opera. Come nell’episodio della torre di Babele, così in 2001 dall’alba dell’uomo ai viaggi interplanetari, al duello con Hal 9000. La struttura del film è circolare – chiusa, tutto ritorna su se stesso, la fine si conclude con l’inizio della storia, ed è chiusa perché da essa non si esce.

    La sua matrice espressionista si rivela poi nella divisione in episodi e nella conclusione, che è una sintesi preludente ad una nuova situazione di partenza. 

     Come in ogni viaggio iniziatico anche in questo film l’eroe, attraverso difficili prove, sarà costretto a cambiare la sua natura, a morire e a rinascere ad una nuova conoscenza.

I temi

 

     Diversi e complessi sono i temi presenti nel film, ma uno li comprende tutti: il viaggio nello spazio, la lunga odissea, dai primordi dell’umanità ai confini dell’universo, dentro questa parabola si compie il destino dell’uomo.

     La natura dell’evoluzione è il secondo tema del film, l’uomo secondo Kubrick progredisce attraverso la violenza e il monolito è la vigile sentinella guida, che accompagna ogni tappa del suo progredire.

     Il terzo tema è lo scontro con la tecnica, Hal 9000 è un nuovo Golia contro il quale dovrà battersi il David umano in una lotta per la sopravivenza. Perché sulla soglia dell’infinito questa lotta mortale?

     Hal 9000 è l’ultimo ostacolo che si sovrappone al destino dell’uomo: la conoscenza assoluta, ma è anche la sua creatura più perfetta e come tale non può che appropriarsi della sua logica, fino al punto di ribellarsi al suo creatore e uccidere per compiere da solo l’impresa.

     Vi sono poi due temi minori, ma altrettanto importanti, quello del futuro superelettronico e tecnologico che per Kubrick dissolve i rapporti umani e rende l’uomo un essere sempre più in comunicazione col mondo artificiale, con la sua scienza, e l’altro il terrore dell’infinito, che sovrasta e domina l’uomo avviato alla conoscenza.

Il messaggio

 

     Alla fine del viaggio si ritorna a casa, come Odisseo ad Itaca, in una dimora terrestre soggetta alle antiche leggi della gravità: un bicchiere cade e si rompe, un corpo invecchia e muore; ma non è stato inutile, la nuova conoscenza conquistata a prezzo di prove terribili pone l’uomo oltre il tempo e lo spazio, oltre la vita e la morte, fornendogli un corpo nuovo, che è il corpo stesso dell’universo.

     Allora a questo punto il massaggio del film è chiaro: l’uomo si è evoluto grazie alla sua maggior crudeltà, ogni atto di conoscenza è per Kubrick sopraffazione, volontà, violenza e solo alla fine del viaggio, rigenerato dallo spazio, l’uomo sarà veramente libero perché non avrà bisogno più di nuova conoscenza.

Franco D'Arco

 

 

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