Jacques Prévert è il
più amato dei poeti moderni presso le giovani
generazioni. Nato il 4 febbraio 1900 a Neuilly - sur
- Seine e morto a Ononville - la - Petite nel 1977.
Prévert è il poeta della
vita immediata, egli ci parla di un mondo palpabile, vero per la gente
qualunque. È per
questo che è essenzialmente popolare. Qual è allora la vita e i temi
della sua poesia ? Essi sono : l’infanzia, l’amore, il dolore, la
guerra, gli animali, i poveri, la religione e le stagioni.
Ingenua e
maldestra, l’infanzia è per Prévert la sola età in
cui è possibile risuscitare il mondo puro, non compromesso dalla meschinità e
dall’egoismo degli adulti. Chiusi nell’universo concentrazionario
della famiglia e della scuola, i bambini hanno ancora la capacità di sognare.
L’amore, ecco
forse solo l’amore ha il potere di farci ridiventare bambini. L’amore può
presentarsi a noi in tante forme : c’è l’amore sognato, quello respinto,
quello minacciato, quello votato al ricordo, quello felice e quello
sventurato...Ciò che conta, secondo Prévert, è la sua
intima forza rigeneratrice. Per Prévert l’amore non
conosce mezze misure : è la scoperta che sconvolge l’esistenza, è la
libertà che riedifica una vita soffocata dall’ipocrisia o immeschinita
dalla volgarità. L’affermazione di questo amore è spesso
volutamente provocatoria nei confronti della morale tradizionale. Quando l’amore “ libero “ si realizza, esso detta a Prévert visioni di travolgente forza vitale. Infine, esso è
il solo che può spezzare, dentro di noi, la morsa stringente del dolore.
Ma il dolore che Prévert canta in molte sue liriche
è quel sentimento particolare che discende dallo sgomento del vivere e che
sembra trovare sfogo, alternativamente, tra noia e angoscia. Questo sgomento,
questa noia o angoscia nascono in noi dal costatare come la vita non sia che un’orribile ripetizione. Di fronte ad esso esistono però mali collettivi ancora più gravi come la
guerra, la violenza e la religione. Contro di essi
l’anarchico - pacifista Prévert scrive versi di
commossa indignazione, consapevole com’è che la missione del poeta sia quella
di parlare in nome degli innocenti e degli oppressi.
Ateo e laico, Prévert ha per la religione la stessa diffidenza e orrore
che per la guerra. Troppo spesso, a suo avviso, la religione accetta la stessa
logica della violenza, la stessa gerarchia sociale. Sicché,
la guerra e la religione sono l’oggetto dell’ironia sferzante di Prévert perché i poveri ne sono le vittime eccellenti. Da
questa profonda solidarietà umana verso i deboli e i diseredati, nascono molte
poesie di toccante semplicità.
Gli animali e in
primo luogo gli uccelli, simbolo della libertà, della fantasia e della capacità
di sognare dell’uomo, cioè due dei modi attraverso i
quali egli può, se vuole, sfuggire alla monotonia deprimente della
quotidianità, occupano uno spazio importante nella sua produzione poetica.
Infine, le
stagioni nelle quali il poeta scopre quasi un loro monito morale, un patrimonio
d’istinti e di affetti (la primavera come metafora
dell’innocenza).
La sua poesia è solo in apparenza semplice e immediata come la vita
che vuole rappresentare, in realtà vi è un sotterraneo e faticoso lavorio di
ricomposizione della realtà sulla pagina, fatta di manipolazioni di parole, di
creazione di parole nuove, di calembours, del
recupero del senso primario di certe parole e della combinazione dei suoni,
attraverso le allitterazioni.
Oh, vorrei tanto che anche tu
ricordassi
i giorni felici del nostro amore
Com’era bella la vita
e come era più bruciante il sole
le foglie morte cadono a mucchi...
Vedi : non ho dimenticato
Le foglie morte cadono a mucchi
come i ricordi, e i rimpianti
e il vento del nord porta via tutto
nella più fredda notte che dimentica
Vedi : non ho dimenticato
la canzone che mi cantavi.
È una canzone che ci somiglia
Tu che mi amavi
e io ti amavo
E vivevamo, noi due, insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo
Ma la vita separa chi si ama
Piano, piano
senza nessun rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi
Le foglie morte cadono a mucchi
e come loro, i ricordi, i rimpianti
Ma il mio fedele e silenzioso amore
sorride ancora, dice grazie alla vita
Ti amavo tanto, eri
così bella
Come potrei dimenticarti
Com’era più bella la vita
e com’era più bruciante il sole
Eri la mia più dolce amica...
Ma non ho ormai che rimpianti
E la canzone che tu cantavi
la sentirò per sempre.
È una canzone che ci somiglia
Tu che mi amavi
e io ti amavo
E vivevamo, noi due, insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo
Ma la vita separa chi si ama
Piano, piano
senza nessun rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi
I ragazzi che si amano si
baciano
In piedi contro le porte della notte
I passanti
che passano se li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
E se qualcosa trema nella notte
Non sono loro ma la loro ombra
Per far rabbia ai passanti
Per far rabbia
disprezzo invidia riso
I ragazzi che si amano non ci sono
per nessuno
Sono altrove lontano più lontano
della notte
Più in alto del giorno
Nella luce accecante del loro primo
amore.
Jacques Prévert
*
Di cosa ci parla questa poesia di Jacques Prévert ? Essa ci
mostra due ragazzi che si amano e si baciano al tramonto e la gente che passa,
vedendoli, li disapprova indignata, ma loro non notano nulla, non ci sono per nessuno, vivono esclusivamente nel loro primo
amore.
Perché
l’amore tra due giovani deve essere schernito, disapprovato, come se fosse
qualcosa di proibito o un delitto che non va commesso e i giovani
additati come criminali da condannare e combattere ?
Forse
perché i giovani hanno ancora il coraggio, che deriva dall’incoscienza o
dall’innocenza dei loro anni, di manifestarlo liberamente, di viverlo come
amore. E cos’è allora, l’amore di cui ci parla
il poeta ? E’ l’amore che rigenera l’esistenza, è l’amore che acceca e
rende unici e straordinari, è l’amore che crea un mondo e annulla gli altri,
che rende invisibili e senza paura, è un amore che libera.