
Il suo maglione
bianco, quel martedì di Marzo, lo ricordava ancora. Non aveva mai avuto il
coraggio di affrontarla e quella mattina fece di tutto per evitare il suo sguardo.
Non poteva credere che proprio lei avesse detto quelle cose su di lui o forse
l’aveva sempre saputo, ma non l’aveva mai voluto ammettere che non era quella
per lui.
***
Lei l’osservava dal buio della sua
figuretta. Ricordava la sera prima con le stelle lontane di quel cielo che
l’avevano resa felice e poi illusa. Aveva creduto in quell’amicizia fino in
fondo e s’era fatta prendere in giro anche quella volta. Erano rimaste al
parchetto, ed erano forse già le dieci di sera ma non importava, si erano
chiarite e capite senza bisogno di troppe parole. Ma come al solito la verità
non ebbe la pietà di risparmiarla.
I compagni si stavano preparando per i giochi d’educazione fisica, che
si svolgevano ogni anno all’arrivo della primavera e lei stava sotto ad un
grosso albero e li osservava. Vedeva ancora la faccia dell’amica che cercava
una scusa nel vento:
“No, è che…… vedi io…”
Aveva appena letto i messaggi, che aveva
spedito senz’alcun diritto di farlo, senza alcun diritto, cazzo! Aveva la rabbia
in corpo, si sentiva presa in giro, lo sapeva, era sempre stata gelosa e
competitiva nei suoi confronti senza che lei l’avesse voluto e, per restaurare
un rapporto e non sciupare tutto, l’aveva accettato una volta, farcendo finta
di niente e vivendolo come una bella vacanza, ma perché farsi mettere sotto i
piedi? Adesso aveva esagerato.
Aveva detto ai suoi amici che li sfotteva
sempre quando erano sole, che aveva solo per la testa gente più grande e non si
sarebbe mai sognata di essere un’amica sincera, figuriamoci con loro.
Da quel giorno i sui amici si erano
comportati diversamente e se n’era accorta, non si fidavano di lei come un
tempo ed era diventata solo il “bell’intrattenimento della serata”, tutto li,
mentre l’amica, ora si faceva coccolare da loro, vestita con una maglietta
ancora più trasparente e gli occhiali in testa, senza che le passasse neanche
minimamente per la testa di doverle delle scuse.
L’osservava dal suo maglioncino bianco,
sola. Ricordando quello che l’amica, aveva aggiunto ad ogni messaggio “…E ora
di chi ti fidi?” Non si disperava per aver perso quel poco di sincerità e di
fiducia, che aveva faticato tanto per ottenere nei confronti di chi presto
avrebbe lasciato, ma solo di aver perso la speranza di trovare qualcuno, che
l’accettasse veramente per quello che era, senza gelosie infantili, anche un
ragazzo le andava bene, ma loro non potevano capire…
Rivedeva il suo volto, ma cosa c’era
dentro quella testa, c’era rimasta male, pensava di aver capito, ma si era
ancora sbagliata. Ma anche l’amica non aveva capito proprio niente e a lei era
anche dispiaciuto doverle dire:
“Tu non sai niente di
me.”
***
La lezione era quasi finita e sentiva il
bisogno di chiarirsi con le persone, di essere sincera, ma ne aveva abbastanza,
lo era sempre stata e tutti l’avevano delusa, fino alla fine.
Ora non le rimaneva altro che aspettare
la fine di quei mesi e poi, quasi sicuramente, cambiare vita, anche se questo
forse avrebbe posto fine troppo in fretta alla sua giovinezza e ai suoi sogni,
alle speranze e alle aspettative…
Ma si trovava bene nei panni di chi sta
per prendere le chiavi del motorino e la giacca e, riascoltando una vecchia
canzone, si ricorda delle serate passate a parlare, a sognare e tutto il tempo
che aveva passato a pensare a come sarebbe stato…
Ancora non poteva saperlo, forse per le
vacanze di Pasqua sarebbe andata a trovare i suoi amici al mare, e ne era
veramente contenta, come lo era per sua sorella, che aveva ristabilito i
rapporti con una vecchia amica, una certa Laura.
La lezione di fisica era finita e doveva
tornare in classe, guardò ancora una volta i suoi compagni e ripensò alla
brezza di quella sera, e alle parole troppo pesanti “Tu non sai niente di me”,
già, né l’amica né i suoi compagni, solo lei e, infatti, era l’unica persona di
cui si poteva sempre fidare, si voltò e tornò dentro, chiusa nel suo maglione.