Breve, intensa, tenera notte che non dovrebbe mai cedere al
sonno, al chiarore del giorno e invece l’alba li ritrova addormentati nel
placido oblio del sonno, protetti solo dal loro amore.
Dall’esterno giungono rumori indistinti, voci alterate,
Vanina si sveglia di soprassalto, guarda verso la porta, trema, ma non per il
freddo del mattino. Daniele si gira, le allunga i vestiti, rassicurandola con
un gesto della mano e le dice: “Sta tranquilla” - poi, da fuori le grida si
fanno più nitide, distinte, si riconosce la voce furiosa di Gerardo, che chiama
ripetutamente Vanina e batte alla porta e sulle imposte con qualcosa di duro.
“Vanina, apri!”
“Dai, ma cosa vuoi fare?” –
cerca di trattenerlo Marcello.
“Sono cazzi miei!”- gli
risponde duro Gerardo.
E lui, chiedendo soccorso ad
Elvira, aggiunge: “Cristo, vaglielo a far capire! La macchina è qui perché non
mi è più ripartita. Ma provaci tu?”
“E anche se la trovi, che
fai?”- gli chiede lei.
“Sta zitta!” L’uomo è sempre
più infuriato, raccatta da terra un bastone e con quello ora picchia sulle
imposte delle finestre, chiamando a gran voce la ragazza:
“Vanina, Vanina apri! Vanina,
apri!”
Spider fino ad allora in
disparte, interviene: “Ma senti, come vuoi che siano arrivati, a nuoto?”
Gerardo non gli risponde
neppure, se la prende con Marcello e lo minaccia: “Tu sei un povero
disgraziato, che si diverte soltanto a fare il ruffiano, ma sta attento che
questa me la paghi e me la paghi!”
“Ma che cosa c’entro io”.
“Ma Gerardo, Marcello ha
ragione, ha detto la verità” – tenta di fargli capire Spider per evitare che
vengano alle mani.
“A sì, e le chiavi dove
sono?” – ribatte lui.
“Ma basta ragazzi, andiamo a
casa, dai!”- prova Elvira.
“Ma chi ve l’ha detto di
venire, ma levatevi dai coglioni che mi fate un favore”- sbotta lui infuriato.
Ma nessuno se ne va, tutti
rimangono lì, prevedendo il peggio.
“Vanina che hai paura? Vanina
apri?”- continua Gerardo.
Lei guarda Daniele, è tesa,
preoccupata e lui la tranquillizza con gli occhi, poi va ad aprire:
“Cosa vuoi?”.
“C’è Vanina?”- gli chiede
Gerardo sorpreso, cercando di trattenersi.
“Entra”.
Vanina, in fondo alla stanza, si stringe nel suo impermeabile
chiaro e lo guarda, ma non ha più paura, lui la saluta, poi le dice:
“Visto? Ti ho rintracciata
abbastanza in fretta. Mi hai costretto a fare l’autostrada a duecentocinquanta
all’ora”.
“Ti avevo lasciato una
lettera, non l’hai trovata?”
“Certe cose si dicono a voce.
Perché non l’hai fatto?”
“Per non essere presa a
cazzotti!”
Gerardo, allora, si avvicina
a Daniele: “Senti, vorrei parlare a Vanina da sola - ma lei non vuole e lui
aggiunge - Sta tranquillo, Vanina non corre alcun rischio – poi tornando verso
di lei, mentre Daniele si allontana, le dice –Okay, è andata bene la vacanza?
Sono venuto a riprenderti”.
“Troppo tardi Gerardo”.
“Perché c’è lui? Ma se lo
conosci appena”.
“E allora, cambia forse
qualcosa?”
“Senti Vanina, non ti
rinfaccerò niente, eh! È successo, amen. Ho anch’io tanti torti, non ne
parleremo più. Va bene? Adesso smettila e torna a casa”.
“Ti sei portato i testimoni?”
– fa lei.
“Appunto, per questa bella
figura di merda! No, sono venuti unicamente perché avevano paura che ti facessi
del male, ma non ci ho mai pensato. Vieni”.
“Non hai capito, io non ho
più niente a che fare con te”.
“D’accordo! Ti sei presa una
cotta per questo morto di fame di merda e con ciò? Non è la prima volta, queste
cose passano, noi stiamo insieme da anni”.
“In che modo?” – gli fa
Vanina sempre più tesa.
“In tutti i modi, non solo a
letto!”
E lei, avvicinandosi a
Gerardo, gli risponde disperata: “Vuoi veramente saperlo perché sono stata con
te? Per i tuoi soldi! Mi hai abituata ad averli e a spenderli. Tu avresti
potuto fare qualcosa per me dopo quanto era successo, ma io ero solo un’amante
a mezzo servizio da sbattere fuori senza complimenti” – e delusa, avvilita, se
ne allontana. Poi, voltandosi verso Daniele, trova ancora il coraggio di
aggiungere con la voce rotta dall’emozione:
“solo questo, per i soldi e perché morivo di vergogna”.
Daniele, allora si avvicina a Gerardo, vuole porre fine a
quell’inutile tormento e gli dice: “Vattene Gerardo, molto meglio”.
“Fossi in te, non
m’intrometterei. – gli risponde lui minaccioso, poi riaccostandosi a Vanina - E così, non mi hai mai voluto bene?”
“Mai!”- gli risponde lei,
allontanandosi di nuovo.
“Neanche a Venezia?”
“No, mi facevi paura!”
“E durante i nove giorni di
Madrid?”
“Hai parlato d’anni, non di giorni!”
– ribatte lei con gli occhi gonfi di lacrime.
“Ma gli hai raccontato come
passavamo il tempo?”
“Può immaginarselo!”
“E a Parigi e a casa nostra,
eh! Ma lo vedi” – e sentendola piangere, cerca di abbracciarla,
ma lei si sottrae e gli grida con rabbia: “E lasciami, cretino,
non sto piangendo per questi ricordi!”
Lui è profondamente sconvolto, vede la sua fine negli occhi di
Vanina e tutta l’arroganza, la sicurezza di prima sono scomparse, si sente
umiliato, ferito, ma non vuole rassegnarsi a perderla ed è pronto a fare tutto
per lei: “Sposami, ti supplico e non vivrò che per te, ti chiedo perdono”.
“Non devi, non devi pregarmi
soprattutto davanti a lui”- lo esorta Vanina, dispiaciuta di vederlo umiliarsi
per lei.
“Ma ti rendi conto che cosa
sarà la mia vita, se ti perdo?”
“Non è una lite, un capriccio
o una vendetta, sono innamorata. Possibile che tu non lo capisca?”
E lui, indicando Daniele, le grida esasperato: “Ma con che cosa ti
ha incantata questo mezzo frocio di merda, eh? Ma che cosa ha lui più di me,
questo?” – e accompagna le parole con un gesto volgare del braccio.
“Mi ha parlato”- quello che
lui non ha mai fatto e che gli rinfaccia ora come il torto più grande.
“E ti ha raccontato dove abitava a Torino, eh? Nel 1955, da gennaio
a giugno? In galera per truffa e assegno a vuoto! Le sue referenze te le danno
i Carabinieri!”
“Sei un vigliacco, come se
m’importasse qualcosa e tu, allora, quanti secoli di galera dovresti fare e
Marcello, il contrabbandiere e Spider con le ricette false e tutto il resto?
Vattene!" – gli ribatte rabbiosa lei.
“Peggio per lui!”- le grida
Gerardo, cercando di colpire Daniele con un pugno, ma lui si scosta e lo centra
allo stomaco e al mento. Intanto il trambusto attira nella stanza Spider e
Marcello, che si avventano su Gerardo, mentre Vanina impaurita implora Daniele
di fermarsi, ma Gerardo si svincola e si getta di nuovo su Daniele, che lo
atterra e lei: “Basta, ti prego non picchiarlo più!”
Gli amici aiutano Gerardo a
risollevarsi, ma quando è di nuovo in piedi trova ancora la forza di gridare
tutto il suo odio per Daniele:
“Ma non finisce così, attento a te,
imbecille! Vedrai quante volte ti sparirà sotto il naso perché si prende una
sbandata e fa il grande gesto di cambiare vita. Non sei il primo, prima o poi
incomincerà a raccontarti balle anche a te, mentre va a farsi sbattere da
qualche altro stronzo, che l’ha rincoglionita di chiacchiere. Non la puoi
cambiare, è marcia e l’hai capito da solo, non c’è nulla di più facile, basta
dirle ”Ti voglio bene” e sbraca”.
Disperata e in lacrime Vanina trova rifugio nelle braccia di Daniele e
lui se la stringe al petto, ma Gerardo, liberatosi dalla morsa di Marcello,
afferra una sbarra da terra e si lancia ancora contro Daniele, ma è trattenuto
a tempo da Spider e Marcello, che lo disarmano.
“T’ammazzo, sai!”- gli urla ormai
impotente.
Vanina vede la furia omicida nei suoi occhi, sa che si vendicherà, come
ha sempre fatto e ne ha paura, ma a questo punto Daniele deve sapere tutta la
verità, lei non vuole più essere prigioniera del suo passato e farsi ricattare
da loro e gli muove incontro: “Gerardo, aspetta! Dato che ci sei perché non
racconti tutto, l’avrei fatto io, ma non ne ho avuto il coraggio. Sono passati
quattro anni, non correte più rischi".
“Piano, bella, piano! Abbiamo pagato fior
di quattrini per non correrli i rischi. Questo ti dà più fastidio confessarlo,
vero?”- le risponde, invece, Elvira, entrando proprio in quel momento.
“E poi dimentichi un particolare, io non
c’ero, io sono venuto dopo, quando farsi vedere con te significava prendersi la
rogna e sputtanarsi a prima botta. Gli basterà fare il tuo nome in un bar per
avere il resoconto” – aggiunge Gerardo.
Marcello cerca di fermarli, di chiudere il discorso andato troppo avanti
e di portarli via da lì, ma Elvira, irritata per l’intromissione, gli
rinfaccia:
“Allora perché le hai dato le chiavi,
stronzo!”
E Gerardo imperterrito: “Ma hai finalmente
capito, deficiente, guardateli bene, uno per uno se la sono ripassata tutti,
Elvira compresa e Marcello era venuto da me a dirmi “Se vuoi ce ne ho una che
non ha ancora quindici anni che è uno schianto!”
Ma ad Elvira non basta ancora per
distruggere Vanina e aggiunge: “E l’appartamento di Bellaria com’è saltato
fuori, col tocco della bacchetta magica? No signore, madama Abati ha presentato
un profumato onorario per il suo silenzio e noi o chi per noi abbiamo pagato,
zitti e buoni!”
Lei è in lacrime, tra le braccia di Daniele, che cerca di confortarla,
ma inutilmente, allora la scosta con dolcezza e andando verso gli altri, grida:
“Via di qui, fuori dai coglioni!” – e li spinge con forza verso la porta.
“Giù le mani frocio sifilitico!”- gli urla
invelenita Elvira.
Poi, rivolto a Marcello e a Spider, che
indugiano: “Anche voi, fuori!”
Spider cerca di spiegarsi, di scusarsi:
“Senti, io…”
Ma Daniele è inflessibile e gli fa: “Via!”
– e chiude la porta con rabbia, nascondendovi il viso per un istante.
Da fuori si sente il rumore delle auto, che si allontanano, poi più
niente solo il silenzio duro, insopportabile come una condanna e lei, in piedi
al centro della stanza, che aspetta disperata un suo cenno, un suo sguardo, che
non viene, allora non chiede, non implora, gli dice solo: “Se vuoi, me ne
vado”.
Lui si avvicina al letto, che li aveva visti uniti quella notte e vi si
lascia cadere di schianto, ma poi, voltandosi verso di lei, la chiama: “Vieni
qui da me”.
Vanina tremante, gli si avvicina quasi incredula. Lui le accarezza il
viso bagnato dalle lacrime e se la stringe forte al petto.
L’addio a Vanina
Il piazzale della stazione è animato di auto, di pendolari,
che si recano al lavoro o di viaggiatori assonnati e indifferenti, Vanina segue
Daniele come un’ombra, stretta al suo braccio.
Per tutta la strada non ha fatto altro che cercare di non
pensare, di illudersi di avere ancora tempo, ma ora sul tabellone degli orari
vede il treno già in partenza e le sembra una condanna.
Si avviano verso le scale, che conducono ai binari e quella paura
che le impediva di pensare è adesso un oscuro presentimento di sventura, la
percezione di una terribile minaccia, che incombe su di loro, ma non sa come
dirglielo, come convincerlo a non passare da Monica, a non tornare in città,
riesce solo a chiedergli:
“Hai paura?”
“Molta!”
“Come la prenderà?”
“Male”.
“Ti vuole bene?”
“Sì, a modo suo”- gli risponde lui, mentre
si ode il fischio del treno, che n’annuncia la partenza. Lei gli si avvicina,
lo trattiene con le mani e lo implora:
“Daniele senti, non andare, non passare da
lei. Le scriverai, è lo stesso, no?” – ma lui dolcemente le risponde di no con
il capo, non è la stessa cosa, deve farlo - Ti prego, non tornare in città, ho
paura”- insiste lei, angosciata.
Lui la guarda, cerca di tranquillizzarla:
“Tra poche ore sarò da te e andremo via, non so dove, ma ce n’andremo, vieni”.
Un secondo fischio li interrompe, un ultimo bacio e lei è già sul treno,
che la sta portando via, fa solo in tempo a sentire “Ti amo”, mentre lo vede
allontanarsi, scomparire all’orizzonte.
18 gennaio – 11 febbraio 2001
Franco D’Arco
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