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La narrazione inizia
alle porte di Roma, presso le tombe degli antichi Etruschi, per spostarsi
ai margini di Ferrara e quindi entro gli angusti confini di un giardino. La vera storia comincia proprio da
quest’orto, ed è un lento procedere verso il centro, il cuore stesso
della casa, fino a sfiorare il corpo di Micòl, intorno al quale ruota
tutto l’intreccio narrativo e l’esistenza stessa del protagonista. Il romanzo e i temi dell’opera
Il giardino dei Finzi – Contini si apre con un Prologo in cui
Bassani descrive come una sua visita, nel 1957, alla necropoli etrusca di
Cerveteri lo riporta con la memoria a Ferrara, al cimitero ebraico e alla
tomba monumentale dei Finzi – Contini, che aveva conosciuto negli anni
precedenti la seconda guerra mondiale. La vicenda è ambientata nei tempi cupi
del fascismo e delle leggi razziali che colpirono tante case ebraiche e che
esclusero i giovani dalle scuole pubbliche e da tutte le associazioni
culturali e ricreative. La famiglia dei Finzi – Contini, già appartata dalle
altre per vocazione propria, conduce una vita pressoché misteriosa in una
grande e strana villa circondata da un immenso parco. I ragazzi, Alberto e la
sorella Micòl, vi crescono senza contatti esterni fino al giorno in cui,
ormai studenti universitari, decidono ed ottengono di invitarvi alcuni
giovani tennisti di Ferrara, per lo più israeliti estromessi dal club
cittadino. È in quest'occasione che il
protagonista entra a far parte della cerchia dei Finzi – Contini e nella sua
vita si apre una parentesi che – se pur breve, circa un anno dal 1938 al 1939
– sarà carica di affetti. I rapporti dei giovani s'impronteranno ben presto
ad una profonda e cara amicizia a quattro, comprendendo nella loro cerchia un
ex compagno di Alberto, “il Malnate” di Milano, che lavora in un’industria
chimica di Ferrara. E quest'amicizia continuerà fino a quando Micòl non
respingerà l’amore del protagonista, che sarà costretto a diradare le visite. La vicenda termina con la morte di
Alberto per un grave male, seguito presto dalla sorella e dai suoi, tutti
deportati ed uccisi in Germania; e da “il Malnate” caduto in Russia. Prevalgono nel romanzo i toni delicati
dell’elegia, il sofferto scavo nel passato e l’amore del protagonista per
Micol, ma intenso è anche il dolore per la condizione umana e per l’innocente
giovinezza perduta. La narrazione è una meditazione sulla inesorabile legge
di distruzione e di morte, che domina il destino degli uomini, mentre sui
sogni e sulle speranze del passato, viene proiettata la malinconica luce
delle delusioni, che il futuro riserva. II romanzo, infatti, pur essendo
scritto in prima persona dal protagonista – narrante, è in realtà come un
monumento alla memoria di Micòl, morta in un campo di concentramento tedesco,
nel 1943. Ma il motivo centrale del romanzo è la ricerca dell’io narrante,
che tenta di sfiorare l’essenza della morte per esorcizzarla dal suo
significato di fine e restituirle la vita attraverso la memoria e la poesia. Giorgio BassaniLa vita e le opere
Nato a Bologna nel 1916 e morto
nell’aprile del 2000, di famiglia ebraica, Giorgio Bassani ha trascorso
l’infanzia e la giovinezza a Ferrara, la città che costantemente ritorna
nelle sue opere narrative. Dopo il “45” – e l’attiva partecipazione alla
resistenza e all’esperienza del carcere – Bassani si è dedicato all’attività
letteraria: poesia, narrativa, saggistica. Ha lavorato nell’editoria e in
televisione. Dopo alcune raccolte di versi e la pubblicazione in un unico
volume delle “Cinque storie ferraresi”, incentrate su vicende recenti tra gli
anni immediatamente precedenti e quelli immediatamente successivi alla
seconda guerra mondiale e pubblicate nel 1956, Bassani ha conquistato il
successo con “Il giardino dei Finzi – Contini” (1962). Opere successive:
“Dietro la porta” (1964), “L’Airone” (1968), “L’odore di fieno” (1973).
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“Il
giardino dei Finzi – Contini” Analisi del protagonista
Il percorso
di formazione



“Il
giardino dei Finzi – Contini” Analisi del personaggio di Micòl
Il percorso
di formazione

fino all’impotenza e alla morte.

