È passata una settimana da quando lei se n’è andata e lui
passeggia lungo il molo, come il primo giorno, guarda l’orizzonte, l’azzurro
rarefatto, il vuoto, la noia e cerca di non pensare, di dimenticarla, di sopravvivere
in quell’atmosfera livida e nebbiosa, ma è inutile. Il ricordo di lei, che si
allontana con un altro, senza nemmeno una parola, una spiegazione, gli ritorna
feroce, insopportabile, come l’illusione che lo ami ancora e voglia rischiare
per quel loro fragile amore.
In lontananza Il rombo di un’auto sembra solo un rumore fastidioso, ma
poi si fa più vicino, distinto e dalla nebbia del mattino quella sagoma bruna
punta proprio su di lui. Fa appena in tempo a scansarsi che l'auto, una Ferrari
tutta nuova, si arresta a pochi centimetri da lui, ne esce Spider, raggiante,
che gli chiede:
“Ehi Professore, ho girato
tutta Rimini per trovarti! Che cosa hai fatto in questo periodo, hai cambiato
giro o ti nascondi, eh?”
“Medito”.
“Appunto, ma Spider veggente
e mago è venuto qui a proporti una serata eccezionale”. “Cos’è, compi gli anni
un’altra volta?”- gli ribatte Daniele, ironico.
“No, li compie Elvira e da
quando l’hai trattata male, sbava per metterti le mani addosso”. E lui per
cambiare discorso gli chiede, riferendosi all’auto: “Però, è tua?”
“Sì, signore!”
Daniele le dà un’occhiata
curioso e aggiunge: “E dove li fa i trecentoquaranta all’ora?”
“In nessun posto”.
“Di’, me la fai provare?”
“Ma sai guidare?”- in tono
divertito, Spider.
“No di certo!”
“Allora, sali!”
Qualche ora dopo, a qualche chilometro da Recanati, l’auto si
arresta in uno slargo della via, tutto intorno sa di abbandono e nell’aria il
tenue profumo del mare poco distante. Daniele scende e si avvia verso una
vecchia costruzione cadente, un tempo doveva essere splendida, monumentale,
adagiata nel verde, ora sparito quasi del tutto.
“Ma dove mi hai portato?” –
gli chiede sorpreso, Spider.
“Muoviti, ti verranno i
funghi al culo a forza di star seduto in macchina!”- lo incita a seguirlo lui.
“Che cos’è?”
“Una casa abbandonata – poi
entrando, aggiunge - Questa casa si chiamava la Querciaia. Figurati, là c’era
un teatrino tutto arredato” – e gli mostra i resti dei fondali e delle quinte
rovinati al suolo in un cumulo di detriti.
“Era casa tua?” – gli domanda
perplesso Spider, guardando le volte e i muri un tempo ricoperti da stucchi e
affreschi preziosi, che giacciono ora nel più completo degrado.
“No, abitavano qui persone
che conoscevo. Una delle figlie annegò al Conero e da allora la famiglia non
viene più, lasciarono andare tutto in rovina. Ma non fu solo per quello, era
una stirpe di tarati, mangiati per secoli dalla sifilide e dalla pazzia. Si
sono lasciati morire lentamente in questo cimitero putrefatto, tutto marcito,
distrutto, in frantumi”. Mentre parla, i suoi occhi tradiscono l’emozione e
l’amarezza e Spider se ne accorge, gli sembra strano che un tipo come Daniele
potesse frequentare luoghi del genere e allora glielo chiede:
“E tu come li conoscevi? O e
tutta una finta o con le toppe al culo, che dovevi avere fin da allora, non ti
ci vedo bazzicare in questi saloni”.
“Certi miei zii avevano una
casa a Recanati, non distante. D’estate venivamo qui tutto un gruppo di ragazzi
in bicicletta e andavamo a fare il bagno a Santa Maria del Porto Nuovo o al
Rivetto della Naro, quella rupe spolpata dalla ruggine, che c’è ancora,
piantata di fronte alla spiaggia”.
Spider lo guarda, non è del tutto convinto, sa che gli
nasconde qualcosa e cercando una conferma ad una sua idea, gli domanda: “Come
si chiamava la ragazza che annegò?” Daniele fa finta di non aver sentito e
dice: “Come?”
“Di nome, come si chiamava di
nome?”
“Lo sai che non me lo ricordo
più”.
E Spider esasperato gli
ribatte: “Non prendermi per il culo!”
“Buono, Spider! Su, andiamo
”.
“Allora perché ci sei voluto
tornare qui!”
“Non fare romanzetti come al
solito, se non t’avessi incontrato con il tuo Ferrari tutto nuovo non mi sarebbe mai venuto in mente,
dai, vieni”- e si avvia lungo una galleria avvolta dalla penombra, non lontana
dall’uscita.
Spider lo segue qualche passo più indietro, scende alcuni
gradini, si ferma, si guarda intorno e le pietre spesse delle volte, i muri
scuri in ombra, gli danno l’impressione di un sepolcro vuoto, poi qualcosa che
improvvisamente neppure immaginava di ricordare, lo sorprende e, come se
parlasse solo per sé, dice: “Eh, ogni tanto vengono in mente dei ricordi senza
ragione. Colui che voi cercate, non è qui”. Ma Daniele l’ha sentito, si volta
verso di lui e in quella strana luce funerea, che filtra dall’uscita, completa
il verso del Vangelo di Matteo: “È risorto come disse il terzo giorno, andate
vi ha preceduto in Galilea, là lo incontrerete“.
Spider lo guarda stupito, credeva di averlo capito, di
conoscerne il segreto, ma ancora una volta lui l'ha confuso, gi ha tolto ogni
certezza, lasciandogli solo il dubbio e l’ammirazione che prova ogni volta che
gli è accanto. L’unica cosa che sa di lui è che non è quello che sembra, non è
uno del suo ambiente, ma non riesce a capire perché si nasconda, perché butti
via la sua vita così, lui che potrebbe essere chiunque, e vorrebbe
chiederglielo, ma non risponderebbe e allora si limita a dire:
“Sei cristiano?”
Daniele gli si avvicina e nella penombra di quelle volte cadenti ha la tentazione di sciogliere i suoi dubbi, di dirgli che non è colui che sta cercando, lui che non ha salvato neppure se stesso, come potrebbe salvare gli altri, ma poi ci rinuncia e gli risponde semplicemente: “Sono ateo”.
A sera, sotto una pioggia scrosciante Spider e Daniele
arrivano alla casa di Elvira. Dentro il ritmo di una musica esotica e sensuale
e gente per lo più sconosciuta sparsa per i salottini in penombra, che bevono e
si godono lo spettacolo, una danza caraibica eseguita da una ballerina di
colore.
“Cazzo, la solita negra! Chi
ce l’ha portata?”- chiede Spider ad un tizio che conosce.
“Fleca, è una Francese della
Martinicca”.
“Si chiama?”
“Bocca dolce, oh ti presento
Mirta Cocaina, anche lei del Crazy Horse “- gli fa l’altro, presentandogli la
ragazza con cui sta ballando.
“Sì, di Bagnocavallo!”
“Ah, stronzo!”- gli risponde
lei, risentita.
“Ma sta zitta, puttana!”-
replica Spider, allontanandosi con Daniele.
Elvira li ha visti entrare, si sgancia dai suoi ospiti e
avvicinandosi a Daniele, lo bacia con voluttà sulla bocca, lui la guarda
sorpreso, ma lei per giustificarsi gli dice solo: “Un bacio del perdono – e
rivolgendosi a Spider, aggiunge - Uno scotch, me l’aggiusti, Spider?”
“L’imbarco per Citera. Per te
più tardi, eh?”- fa Spider a Daniele, versando nel bicchiere di Elvira un po’
di coca.
Ma lei non è affatto contenta
e glielo dice: “Non fare lo stronzo, Spider! È già lento come un carro con le
ruote quadrate”.
“Ho detto più tardi!”-
ribatte lui, inflessibile e si allontana.
Elvira si guarda un attimo in giro, sembra cercare qualcuno
con gli occhi e, infatti, scorge nel gruppo una bella bionda dai capelli lunghi
e la chiama: “Martine?”
“Sì!” – le risponde lei,
voltandosi verso di loro.
“Questo è il famoso Daniele”
– le fa Elvira, quando lei li raggiunge.
“È a lui che saresti
antipatica?” – le domanda Martine, sorridendo a Daniele.
“Devo ancora farmi perdonare perché
una sera non l’ho fatta ballare” – le risponde lui, giustificandosi e
ricambiando il sorriso.
“Martine e io ci conosciamo
da molto tempo, c’è sempre piaciuta la stessa gente”- li interrompe Elvira,
bloccando le mire dell’amica.
Ma lei ci riprova e prendendo
la mano di Daniele, gli dice: “Fa vedere? Vieni, ti leggo la sorte”.
I tre si tolgono dalla confusione della festa e si appartano
su un divano d’angolo e Martine, guardando la mano di Daniele, inizia:
“Qui dice che sei molto
ricco”.
“Eh, si sbaglia di grosso!”-
esclama lui con un sorriso.
“Non dice come, ma le linee
della mano non sbagliano mai”- replica convinta Martine.
Intanto si riavvicina Spider, che non li aveva persi di vista
e aspettava solo il momento opportuno per tornare e rivolto ai tre, dice:
“State facendo amicizia?”
“Tu non t’impicciare!” – gli
risponde dura Elvira.
Ma lui: “Sono qui per
questo”.
Poi Martine riprende la
lettura della mano: “Vedo molti viaggi. Viaggi per mare, vero? - Daniele fa di
sì con il capo - Nel passato, poi ne vedo uno enormemente lungo nel futuro, che
ti porta in posti sconosciuti. Vedo il segno del fuoco”.
“Cosa significa?” – le chiede
lui.
“Che nella tua vita c’è il
fuoco. Sei un artista, sei capace di essere molto triste, se una cosa non ti
va, nessuno è in grado di fartela fare”.
“Faremo in modo di fartela
andare” – aggiunge Elvira guardando Daniele con desiderio.
“Poi c’è un grande buio, ma
questo non so cosa significhi?”- conclude Martine.
“Tutte cazzate! Vuoi vedere
come so leggere il presente, il passato e anche il futuro del mio amico?”-
esclama Spider, sicuro di sé.
“Spider, non avere fretta!
Prima te lo scozzoniamo un po’”- gli ribatte Elvira.
“Fatti i cazzi tuoi, troia!”-
gli risponde infuriato lui.
“Uh, ma, oh, dio, dio, ho
tirato a indovinare e ci ho preso, Spider è frocio e si sta innamorando!” –
sbotta nervosa Elvira.
Allora, Daniele per mettere
pace tra i due e calmare l’amico, gli porge la mano, dicendogli: “Avanti, dimmi cosa ci vedi?”
Spider lo guarda, scuro in
volto, poi gli chiede: “Che cos’è l’estate indiana?”
Ma Elvira si intromette
:“L’estate di San Martino, l’ultima fioritura prima dell’inverno”.
“Zitta, lascia che risponda
lui! – le fa Spider - Perché la morte è la prima notte di quiete?”
E Daniele: “Perché finalmente
si dorme senza sogni”.
“Ne sei sicuro?”
Daniele guardandolo negli
occhi, gli fa si con il capo.
“È chi è il traghettatore dei
morti?”
“Caronte, somaro!”- gli
risponde lui, con un sorriso di rimprovero.
“E perché si versa un obolo
al custode del santuario di Nembi?”
“Se visiti il museo, paghi il
biglietto”.
“Ti ho fregato, Professore,
di’ la verità, non te l’aspettavi, eh?” – gli replica lui ed estrae dalla tasca
il libro delle sue poesie, sicuro di averlo finalmente smascherato e glielo mostra
in segno di vittoria. Daniele cerca di
prenderlo, ma Spider lo allontana: “No, no, no! – poi legge alcuni versi dalla
dedica – Ma non esiste cammino per l’appuntamento, che non mi sarebbe più dolce
della vita o cara. A noi dovevi lasciare la decisione feroce, che ti cela
dietro confini inviolabili di freddo. A Livia, un anno dopo. Perché? Il puzzle
è quasi completo, Professore, ma me ne manca un pezzettino. Tu puoi giocare a
man bassa con loro, con questi caproni, ma non con me”.
Daniele lo guarda con tristezza e sembra aver perso ogni
difesa, riparo. Si alza e si allontana dal gruppo. Spider lo raggiunge subito
dopo, è amareggiato, sa di aver sbagliato, di essersi fatto trascinare e gli
chiede scusa.
Daniele si sta versando uno scotch, lo lascia parlare, poi gli
allunga il bicchiere e gli dice solo: “Aggiustamelo un po’!”
“No!” – gli fa lui.
“Non rompermi i coglioni,
Spider!”
“No, non ce l’ho più, davvero” – gli
risponde lui, dispiaciuto, mentre Daniele si allontana, lasciando cadere il bicchiere
a terra.
L’imbarco per Citera
Nel profondo della notte arriva Marcello. La casa è avvolta
nel buio, si odono solo mormorii e sospiri soffocati. L’uomo si aggira per le
stanze, cercando qualcuno, alla fine lo trova in compagnia di una donna e lo
chiama a voce bassa per non farsi sentire dagli altri: “Daniele?”
Lui sembra ridestarsi dal torpore in cui era precipitato,
solleva il capo in direzione della voce e scosta la donna, che un attimo prima
stringeva.
“Ma si può sapere che cazzo vuoi?”-
sbraita Elvira, che gli è accanto.
“Ma vaffanculo, va! – le
risponde Marcello, poi rivolto a Daniele gli dice - C’è qualcuno che ti aspetta
nella mia macchina, le chiavi sono lì”.
Daniele si sottrae all’abbraccio di Elvira, che cerca di trattenerlo,
afferra il cappotto ed esce in fretta. Fuori diluvia, una pioggia battente da
togliere il fiato, entra di corsa in auto e lei è li, stretta in un
impermeabile chiaro.
“Quando sei tornata?”
“Un’ora fa, ho preso il primo
treno. Mi tieni con te?”- gli chiede tremante, con la paura di aver rovinato
tutto.
Lui la guarda col viso bagnato dalla pioggia ed è ancora più
bella in quella sua fragilità senza difese, gli sembra incredibile averla li,
sentirne la voce, dopo aver perduto la speranza e non ha più parole, le
risponde solo sì con gli occhi.
“Marcello mi ha lasciato le
chiavi di una casa, andiamo là” – apre la mano e gliele mostra.
L’auto sfreccia sotto la pioggia battente, divora la strada,
arriva in fretta, il tempo di calarsi dentro nel buio della casa e si ritrovano
abbracciati l’uno all’altra, nel tepore accogliente dei loro corpi, poi si
lasciano cadere su un letto di fortuna, dei vecchi materassi accatastati sotto
una parete e disperatamente si cercano, si amano con la passione e il tormento
di due esseri, che per un attimo hanno smesso di fuggire.