City Blues

<<<

 

 

Beati & Battuti 2

Dove sono i tuoi occhi 2

E tu non c’eri 2

Non dovevi venire 3

Nell’ombra uniti 3

La mia vita 3

Tutti prendono scorciatoie 3

C’è solo un’altra ora 3

Prigionieri stanchi 4

Nessuna direzione nella notte 4

Per fare tutto questo 4

L’altra parte della mente 4

La superficie delle nuvole 4

Come prima di nascere 4

Con abiti scuri 5

Ed ecco come siamo entrati 5

Soffrire e morire 5

Dal dolore per conservare 5

Sono entrato in me stesso 6

Mi sembra tutto uguale 6

Dimenticando se stessi 7

Non ricordi la prossima rinascita? 7

Ogni cosa accade nello stesso momento 7

Nella polvere le mie tracce 8

Sulla sponda notturna 8

Gli attimi e la vita 8

C’è amore e amore 8

Immortali 9

Attimi 9

Dimmi amore 9

Franco D’Arco 9

 

 

Beati & Battuti

 

Non scrivete più sui muri,

sulla luna,

non scrivete più nulla,

non serve.

Tutto inutile,

tutto finito

in un botto,

in una scheggia

di marijuana,

di napalm,

di ossa.

 

Tutto perduto

nell’ennesima partita

giocata,

barata,

bruciata,

strappata,

bucata.

Non scrivete più sui muri,

non ci sono più lune

da guardare,

da odiare,

da amare.

Tutto okay.

Tutto in ordine.

Tristezza, gioia,

tutto finito,

sprecato,

battuto.

21.8.1997

 

***

 

Dove sono i tuoi occhi

 

Lo sguardo fissa un punto sul muro,

una macchia bruna

nei ricordi.

Dove sono ora i tuoi occhi,

la tua voce,

il sospiro del vento me li ha portati via

e nessuno più uscirà nella fresca notte

a raccogliere

le tue perle di gelso,

a sciogliere il tuo sogno dall’incanto che lo vela.

14. 6 .1997

 

***

 

E tu non c’eri

 

Ho seguito i tuoi occhi nel buio della sera,

nelle ore d’attesa,

nei giorni senza vento.

Ho veleggiato senza meta

verso porti sconosciuti

e tu non c’eri.

Muta nella tua ombra,

sospiravi lontano dalla mia vista.

Le tue mani d’avorio sciupate dalla pioggia,

nascondono ora i giorni felici,

le gioie rubate e perse

in un attimo.

15. 6. 1997

 

***

 

Non dovevi venire

 

Non dovevi venire,

chiamarmi per nome, cercarmi

e guardarmi

con i tuoi occhi di lacrime.

No, non dovevi

innamorarti

e seguire la via del mio labirinto.

17. 6. 1997

 

***

 

Nell’ombra uniti

 

Morire,

mille volte,

tenendoci per mano,

nel nulla

che ci accompagna

e ci distrugge

e fare finta di niente,

senza un sospiro,

 

un rimorso, una speranza.

Inutili,

come il gioco,

l’arbitrio,

la notte senza dio

e nulla, nulla

da riportare indietro,

da conservare

come una reliquia

sulla pietra dura

che ci accoglie

nell’ombra,

muti.

30.8.1997

 

***

 

La mia vita

 

 

La mia vita

che non può amarmi,

mi seduce

e mi prostra,

mi rincorre

nelle notti buie,

mi getta per strada,

dietro al vento

della risacca,

dell’orrore,

nel freddo meriggio

che scopre la mia sera.

Nella mia vita

che non può amarmi,

ti perdo ogni volta

nell’ombra

che ci accompagna,

amanti.

21.8.1997

 

***

 

Tutti prendono scorciatoie

 

Tutti prendono scorciatoie,

hanno visi imbiancati.

Sottili sentimenti di vento

li portano a te,

dolce presenza che togli gli attimi,

le attese.

Tutti prendono scorciatoie

per la propria morte,

per sentire l’estasi

dove il nulla

è il meglio

2. 9. 1996

 

 

***

 

C’è solo un’altra ora

 

C’è solo un’altra ora.

Il flusso delle sirene scivola lento nella via,

non lo senti?

C’è solo un’altra ora.

Bussano alla porta, vogliono entrare,

lasciali aspettare.

C’è solo un’altra ora.

Ho sentito l'ultimo notiziario,

è la fine

o forse l’inizio.

Mi sono perso nell’attesa.

C’è solo un’altra ora

per salvarti la vita.

2. 9. 1996

 

 

***

 

Prigionieri stanchi

 

E voi vi trascinate

come prigionieri stanchi

di morire mille volte.

Prigionieri dei vostri sogni.

Tornare invece col tempo

al passato,

alle morte stagioni.

Quando tutto si apriva nel chiarore

di un giorno felice

non nato alla vita,

non sprecato dalla fretta del tempo.

 

Tornare alla parola confessata

nel silenzio dei tuoi fiori nascosti

e vedere il tuo pensiero

in fondo agli occhi.

Bello il mondo,

prima che tutto iniziasse.

3. 9. 1996

 

***

 

Nessuna direzione nella notte

 

Nessuna direzione nella notte.

Corri senza luci,

a fari spenti.

Sembri una meteora galleggiante nel vuoto

e sei solo un sogno,

un incubo senile.

Nessuna direzione nella notte

nei tuoi occhi distillati al sole,

nessuna direzione, nessuna direzione possibile,

nel vuoto che attraversa il mio cammino.

3. 9. 1996

 

 

***

 

Per fare tutto questo

 

Per fare tutto questo

c’è voluto del tempo.

Nulla è come prima, lo sento.

Nelle mie mani artificio,

bambino che corre nel passato,

cielo stellato,

carta lucida, fiori incavati nello specchio.

Come allora divido i giorni,

le lune passate.

Troppo tempo per fare tutto questo.

La collina è un formicaio

di uomini.

Sento le loro attese, i richiami nell’ombra.

Nulla è come prima.

Un intero mondo sprofonda

e nessuno è qui a raccoglierne i resti,

che si levano piano nel chiarore della notte.

Foresta che nascondi lo sguardo,

lascia un varco al nemico che avanza.

Accogli gli eredi, gli ultimi in viaggio,

verso la fresca notte.

3. 9. 1996

 

 

***

 

L’altra parte della mente

 

Quest’altra parte della tua mente

è un vuoto oscuro.

La senti salire fino in gola,

l’afferri,

ma sfugge, come il sentimento della vita,

un’unica fuga.

Quest’altra parte della tua mente

ti ucciderà un giorno,

ma tu non ci fai caso,

butti via le notti e i giorni

e tutto quello che viene,

insensibile,

un unico mondo a parte.

3. 9. 1996

 

 

***

 

La superficie delle nuvole

 

La superficie delle nuvole

schizza via rapida,

come una battuta tra le tue mani.

Scivolo via nel basso del tuo sentimento,

lo sento afferrarmi lo stomaco.

Un passo indietro, un gesto.

Quanti muri hanno le mie mani,

stasera,

non ho voglia di grattare il mondo

fino a tirarli via.

La superficie delle nuvole

è una comoda coperta per nascondersi

al cielo.

3. 9. 1996

 

 

***

 

Come prima di nascere

 

Come prima di nascere

ascoltavo la voce del mondo,

la bellezza mi faceva visita tutte le notti.

Scioglievo gli incantesimi con l’oro della mia essenza.

Estasi era l’oblio,

il mio mondo,

nascondiglio caldo al riparo da tutti.

Ne fui strappato,

prima angoscia, ultimo orrore.

Come prima di nascere

ora ritorno

all’umile fondo prima essenza,

ebbrezza senza memoria.

3. 9. 1996

 

 

***

 

Con abiti scuri

 

Con abiti scuri e scuri capelli

scendono dalle città gocciolanti di ghiaccio.

Attraversano la notte.

Vengono a prendere possesso del mondo,

che assedia la tua anima.

Con abiti scuri e scuri capelli

hanno i pensieri di pioggia sulle mani,

il destino tracciato fino al mare.

Vengono a prendere possesso della tua anima.

Scivolano silenziosi nell’ombra,

sono dentro le cose,

nella tua stanza,

con i tuoi occhi infantili

rotti dal pianto,

ovunque.

4. 9. 1996

 

 

***

 

Ed ecco come siamo entrati

 

Ed ecco

come siamo entrati:

una porta stretta

nel vicolo buio,

città di luci,

oceani di tristezza

e mai nessuno che ti afferra.

Gettato nel mondo,

riverso sul dorso.

Cammini piano

lungo le strade,

ti accompagni

all’ombra sui muri

e gratti

il sentiero

in cima alla salita.

Ed ecco come siamo entrati:

splendenti nel sole,

affamati e nudi,

fino all’osso,

carne che ribolle

e geme.

Quante ombre hanno

gli occhi

prima di vedere,

Quante vite

prima di nascere.

4. 9. 19996

 

 

***

 

Soffrire e morire

 

Dovevo solo soffrire

e morire,

gettare a terra

tutto il mio mondo,

la vita vissuta

e buttata in un attimo.

Dovevo solo soffrire

e morire

tante volte

per salvare

la mia carne

e le terre vergini

al di là della mente.

 

Dovevo solo soffrire

e morire

per tornare

al mio mondo sicuro,

giocato per caso

e perduto.

Dovevo solo soffrire

e morire

prima di entrare

e capire.

 

5. 9. 1996

 

 

***

 

Dal dolore per conservare

 

Dal dolore

per conservare

sono nato,

venuto via

in fretta

come il tempo

nel vento della sera.

Dal dolore

per conservare

sono giunto

nelle città del mondo

piene di orchestrine

e balocchi lucenti.

Ho visto e creduto

alle sirene

di vento.

Sono rinvenuto

e fuggito

mille volte

dalle strade contorte

dei suoi vicoli

bui.

Dal dolore

per conservare

mi sono perduto

e ritrovato

nella terra

che coltiva

sassi e ortiche,

dolce fieno

dell’anima.

Dal dolore

per conservare

sono nato

alla vita assente,

al miraggio

che non geme

e non feconda.

Ho avuto visioni

e incubi,

libero di sognare

le ultime cose

e le prime.

Dal dolore

per conservare

ho tenuto me stesso.

5. 9. 1996

 

 

***

 

Sono entrato in me stesso

 

Sono entrato

in me stesso,

visione di cielo

gettato nell’abisso,

fuoco che scruta

le albe non nate,

tensione che scotta

al tocco della sera

sulle labbra

turchine.

Sono entrato

in me stesso,

ho visto

la mia nascita,

lo sgomento

e l’agonia

dei giorni

furenti,

estremo retaggio

al proprio passato.

 

Sono entrato

in me stesso

fino in fondo

alla visione,

al chiarore

della mia ultima morte,

azzardo,

vita,

perdita,

gioia infinita,

estasi.

La città

della mia nascita

è sepolta

nel profondo

dell’animo,

tirarla fuori

è l’ultima

impresa

prima

dell’inizio.

5.9.1996

 

 

***

 

Mi sembra tutto uguale

 

Mi sembra tutto

uguale.

Sempre la terra

si divide

e langue,

schizza via

e poi ritorna

in fondo al mare,

una brina ripresa a caso.

Mi sembra tutto

uguale,

la strada,

la notturna città

nelle sue vie

e muri,

uomini e donne

che girano,

amano,

odiano.

Mi sembra tutto

uguale

il presente,

un giorno,

l’altro,

la vita.

Emozioni che si perdono

e mai si ritrovano

amanti.

6.9.1996

 

 

***

 

Dimenticando se stessi

 

Dimenticando

se stessi,

le voglie,

l’urlo

che geme in gola

e non si raccapriccia,

che sputa il fango

e l’oro,

sabbia caraibica

guidata sulle alture

dei tuoi monti.

Dimenticando

se stessi,

il gioco assurdo

delle sere spente

nelle vie delle città,

neon che aprono

la strada,

che chiudono

la vita perfetta,

l’atmosfera di sogno,

bruciata in un momento.

Dimenticare

se stessi,

un giro,

un martello pneumatico,

assordante refrigerio

dell’anima.

6.9.1996

 

***

 

Non ricordi la prossima rinascita?

 

Non ricordi la prossima

rinascita?

Il buio,

l’attesa,

il mondo che ti ha

generato,

ghermito,

strappato.

Senti lo zaffiro nelle tue vene,

forte

di principi saldi.

Butti la sfera

nella torbida luna

e riposi

sul respiro del vento

che asciuga le ansie.

Non ricordi la prossima

rinascita?

L’orizzonte spento

nella tua pupilla

d’ebano,

vela truccata

su fondi di bottiglia.

Apri un varco

nella notte,

la tua regina persiana

ti conduce

per mano,

ti accarezza nell’ombra

sul dorso del mondo,

una sfinge d’acqua

nel fondo della ninfea.

Non ricordi la prossima

rinascita?

Ha il tuo viso,

la tua estasi profonda.

6.9.1996

 

 

***

 

Ogni cosa accade nello stesso momento

 

Ogni cosa accade

nello stesso momento.

Nella tensione fino

all’estremo

e poi si rilascia

nel vuoto

di uno spiraglio.

Buio o luce

non c’è differenza.

Ogni cosa accade

nello stesso momento.

Un andare

e un venire,

restare sull’erba

del prato

che ti ha visto

bambino,

crescere,

svanire,

ultime sensazioni,

primi incontri.

La notte

è un sogno rapace

che mette giustizia

nelle cose

e gioca

con la tua anima,

non conosce

altre vie.

Ogni cosa accade

nello stesso momento,

tutte le notti.

6.9.1996

 

 

***

 

Nella polvere le mie tracce

 

Nella polvere

le mie tracce,

il mio desiderio

d’affanno,

il mondo che sommerge

gli attimi e le gioie.

Rincorrere le sere

e i giorni,

e ritrovarsi

nel fondo della notte

abbracciati

al sogno più buio,

al ricordo amato

fino all’estremo.

 

Nella polvere

le mie tracce,

un mandala

prezioso e sfuggente

sciupato in un attimo.

La ruota del tempo

cigola piano

sull’anima in fuga,

un mandala

la vita,

visioni di mondi,

behemot al largo

di isole felici.

Nessuno conosce

l’altro lato

della mente,

la fiera scura,

prigione

di terre e di acque

che accoglie

il naufrago ristoro,

il tormento sazio

dove ogni rifugio

è uno spiraglio di vita.

7.9.1996

 

 

***

 

Sulla sponda notturna

 

Sulla sponda notturna

il silenzio ardente

circonda la mente,

coglie gli albori

e le prime luci

al loro apparire.

 

Sulla sponda notturna

salgono le fonde

allucinate terzine

dei giorni,

il loro canto

esotico

di palme e di lune

azteche

serpeggia d’avorio

nella tenebra incurante

delle viscere del mondo.

Sulla sponda notturna

con la stessa noncuranza,

viviamo.

7.9.1996

 

 

***

 

Gli attimi e la vita

 

Così insaziato, vivo

nel dolore,

nella gioia,

nel nulla

che ricopre il silenzio.

Così ti sento

respirare

nelle mie notti insonni,

mentre dormi tranquilla.

Così insaziato, vivo

le attese

e i giorni

del tuo risveglio,

dell’addio che scaccia

gli attimi e la vita.

21.8.1997

 

 

***

 

C’è amore e amore

 

C’è amore e amore,

ma è sempre amore.

Amori diversi,

innamorati,

uguali, infiniti.

Amori che si cercano,

si perdono

e poi si ritrovano,

amanti.

10.3.1998

 

 

***

 

Immortali

 

L’amore,

l’amore sentito, vissuto,

sognato.

l’amore che ti guarda negli occhi,

che si preoccupa di te

nella vita di tutti i giorni,

nell’assurdo che ci circonda

e ci ferisce.

L’amore che ci porta con sé

sulla sua isola felice,

che ci culla e ci protegge

nel bacio della notte,

nell’aurora e nell’alba,

che ci fa soffrire e ci fa sperare,

che ci fa vivere ancora,

immortali.

14.3.1998

 

 

***

 

Attimi

 

Parole senza senso,

luce al neon,

flash di vita quotidiana

nello scorrere delle legioni porpora,

degli infiniti cortei

e del tuo amore

così fragile e così violento,

vecchie foto ingiallite

in una corsa nella notte,

in uno schianto,

in un attimo.

24.3.1998

 

 

***

 

Dimmi amore

 

Dimmi amore

se sono le stesse cose

che hai cercato,

fuggito.

Se hai trovato

la terra giusta,

l’amore felice

o è stato solo un errore fatale,

chimera nei giorni,

come incontrarsi,

giocare alla vita

e perdersi.

Dimmi amore

se sono le stesse cose,

che vedo nei tuoi occhi,

nel ricordo

che ti accompagna

in ogni momento.

Piegarsi e fare finta

di niente

a tutto quello

che viene,

senza un rimpianto,

o un gesto di rabbia.

Dimmi amore

se sono le stesse cose

d’allora

e non avere un posto

dove portarti

e ricominciare.

10.9.1996

 

Franco D’Arco

 

 

***

 

City Blues” è stato composto,                     tranne le poesie,

che aprono e chiudono  la raccolta,

sul finire dell’estate del 1996

e s’ispira ai versi di Jack Kerouac,

alla musica dei Doors e dei Nirvana e alle poesie di Arthur Rimbaud.

La raccolta fu scritta in pochi giorni

e ha la forma di oscure visioni o di folgoranti rivelazioni

in un simbolico viaggio di iniziazione

nel labirintico mondo della mente.

<<<