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Non ricordi la
prossima rinascita? Ogni cosa
accade nello stesso momento Beati & Battuti
Non scrivete più sui muri, sulla luna, non scrivete più nulla, non serve. Tutto inutile, tutto finito in un botto, in una scheggia di marijuana, di napalm, di ossa. Tutto perduto nell’ennesima partita giocata, barata, bruciata, strappata, bucata. Non scrivete più sui muri, non ci sono più lune da guardare, da odiare, da amare. Tutto okay. Tutto in ordine. Tristezza, gioia, tutto finito, sprecato, battuto. 21.8.1997 *** Dove sono i tuoi occhi
Lo sguardo fissa un punto sul
muro, una macchia bruna nei ricordi. Dove sono ora i tuoi occhi, la tua voce, il sospiro del vento me li ha
portati via e nessuno più uscirà nella
fresca notte a raccogliere le tue perle di gelso, a sciogliere il tuo sogno
dall’incanto che lo vela. 14. 6 .1997 *** E tu non c’eri
Ho seguito i tuoi occhi nel
buio della sera, nelle ore d’attesa, nei giorni senza vento. Ho veleggiato senza meta verso porti sconosciuti e tu non c’eri. Muta nella tua ombra, sospiravi lontano dalla mia
vista. Le tue mani d’avorio sciupate
dalla pioggia, nascondono ora i giorni
felici, le gioie rubate e perse in un attimo. 15. 6. 1997 *** Non dovevi venire
Non dovevi venire, chiamarmi per nome, cercarmi e guardarmi con i tuoi occhi di lacrime. No, non dovevi innamorarti e seguire la via del mio
labirinto. 17. 6. 1997 *** Nell’ombra uniti
Morire, mille volte, tenendoci per mano, nel nulla che ci accompagna e ci distrugge e fare finta di niente, senza un sospiro, un rimorso, una speranza. Inutili, come il gioco, l’arbitrio, la notte senza dio e nulla, nulla da riportare indietro, da conservare come una reliquia sulla pietra dura che ci accoglie nell’ombra, muti. 30.8.1997 *** La mia vita
La mia vita che non può amarmi, mi seduce e mi prostra, mi rincorre nelle notti buie, mi getta per strada, dietro al vento della risacca, dell’orrore, nel freddo meriggio che scopre la mia sera. Nella mia vita che non può amarmi, ti perdo ogni volta nell’ombra che ci accompagna, amanti. 21.8.1997 *** Tutti prendono scorciatoie
Tutti prendono scorciatoie, hanno visi imbiancati. Sottili sentimenti di vento li portano a te, dolce presenza che togli gli
attimi, le attese. Tutti prendono scorciatoie per la propria morte, per sentire l’estasi dove il nulla è il meglio 2. 9. 1996 *** C’è solo un’altra ora
C’è solo un’altra ora. Il flusso delle sirene scivola
lento nella via, non lo senti? C’è solo un’altra ora. Bussano alla porta, vogliono
entrare, lasciali aspettare. C’è solo un’altra ora. Ho sentito l'ultimo
notiziario, è la fine o forse l’inizio. Mi sono perso nell’attesa. C’è solo un’altra ora per salvarti la vita. 2. 9. 1996 *** Prigionieri stanchi
E voi vi trascinate come prigionieri stanchi di morire mille volte. Prigionieri dei vostri sogni. Tornare invece col tempo al passato, alle morte stagioni. Quando tutto si apriva nel
chiarore di un giorno felice non nato alla vita, non sprecato dalla fretta del
tempo. Tornare alla parola confessata
nel silenzio dei tuoi fiori
nascosti e vedere il tuo pensiero in fondo agli occhi. Bello il mondo, prima che tutto iniziasse. 3. 9. 1996 *** Nessuna direzione nella notte
Nessuna direzione nella notte. Corri senza luci, a fari spenti. Sembri una meteora
galleggiante nel vuoto e sei solo un sogno, un incubo senile. Nessuna direzione nella notte nei tuoi occhi distillati al
sole, nessuna direzione, nessuna
direzione possibile, nel vuoto che attraversa il
mio cammino. 3. 9. 1996 *** Per fare tutto questo
Per fare tutto questo c’è voluto del tempo. Nulla è come prima, lo sento. Nelle mie mani artificio, bambino che corre nel passato, cielo stellato, carta lucida, fiori incavati
nello specchio. Come allora divido i giorni, le lune passate. Troppo tempo per fare tutto
questo. La collina è un formicaio di uomini. Sento le loro attese, i
richiami nell’ombra. Nulla è come prima. Un intero mondo sprofonda e nessuno è qui a raccoglierne
i resti, che si levano piano nel
chiarore della notte. Foresta che nascondi lo
sguardo, lascia un varco al nemico che
avanza. Accogli gli eredi, gli ultimi
in viaggio, verso la fresca notte. 3. 9. 1996 *** L’altra parte della mente
Quest’altra parte della tua
mente è un vuoto oscuro. La senti salire fino in gola, l’afferri, ma sfugge, come il sentimento
della vita, un’unica fuga. Quest’altra parte della tua
mente ti ucciderà un giorno, ma tu non ci fai caso, butti via le notti e i giorni e tutto quello che viene, insensibile, un unico mondo a parte. 3. 9. 1996 *** La superficie delle nuvole
La superficie delle nuvole schizza via rapida, come una battuta tra le tue
mani. Scivolo via nel basso del tuo
sentimento, lo sento afferrarmi lo
stomaco. Un passo indietro, un gesto. Quanti muri hanno le mie mani,
stasera, non ho voglia di grattare il
mondo fino a tirarli via. La superficie delle nuvole è una comoda coperta per
nascondersi al cielo. 3. 9. 1996 *** Come prima di nascere
Come prima di nascere ascoltavo la voce del mondo, la bellezza mi faceva visita
tutte le notti. Scioglievo gli incantesimi con
l’oro della mia essenza. Estasi era l’oblio, il mio mondo, nascondiglio caldo al riparo
da tutti. Ne fui strappato, prima angoscia, ultimo orrore. Come prima di nascere ora ritorno all’umile fondo prima essenza, ebbrezza senza memoria. 3. 9. 1996 *** Con abiti scuri
Con abiti scuri e scuri
capelli scendono dalle città
gocciolanti di ghiaccio. Attraversano la notte. Vengono a prendere possesso
del mondo, che assedia la tua anima. Con abiti scuri e scuri
capelli hanno i pensieri di pioggia
sulle mani, il destino tracciato fino al
mare. Vengono a prendere possesso
della tua anima. Scivolano silenziosi
nell’ombra, sono dentro le cose, nella tua stanza, con i tuoi occhi infantili rotti dal pianto, ovunque. 4. 9. 1996 *** Ed ecco come siamo entrati
Ed ecco come siamo entrati: una porta stretta nel vicolo buio, città di luci, oceani di tristezza e mai nessuno che ti afferra. Gettato nel mondo, riverso sul dorso. Cammini piano lungo le strade, ti accompagni all’ombra sui muri e gratti il sentiero in cima alla salita. Ed ecco come siamo entrati: splendenti nel sole, affamati e nudi, fino all’osso, carne che ribolle e geme. Quante ombre hanno gli occhi prima di vedere, Quante vite prima di nascere. 4. 9. 19996 *** Soffrire e morire
Dovevo solo soffrire e morire, gettare a terra tutto il mio mondo, la vita vissuta e buttata in un attimo. Dovevo solo soffrire e morire tante volte per salvare la mia carne e le terre vergini al di là della mente. Dovevo solo soffrire e morire per tornare al mio mondo sicuro, giocato per caso e perduto. Dovevo solo soffrire e morire prima di entrare e capire. 5. 9. 1996 *** Dal dolore per conservare
Dal dolore per conservare sono nato, venuto via in fretta come il tempo nel vento della sera. Dal dolore per conservare sono giunto nelle città del mondo piene di orchestrine e balocchi lucenti. Ho visto e creduto alle sirene di vento. Sono rinvenuto e fuggito mille volte dalle strade contorte dei suoi vicoli bui. Dal dolore per conservare mi sono perduto e ritrovato nella terra che coltiva sassi e ortiche, dolce fieno dell’anima. Dal dolore per conservare sono nato alla vita assente, al miraggio che non geme e non feconda. Ho avuto visioni e incubi, libero di sognare le ultime cose e le prime. Dal dolore per conservare ho tenuto me stesso. 5. 9. 1996 *** Sono entrato in me stesso
Sono entrato in me stesso, visione di cielo gettato nell’abisso, fuoco che scruta le albe non nate, tensione che scotta al tocco della sera sulle labbra turchine. Sono entrato in me stesso, ho visto la mia nascita, lo sgomento e l’agonia dei giorni furenti, estremo retaggio al proprio passato. Sono entrato in me stesso fino in fondo alla visione, al chiarore della mia ultima morte, azzardo, vita, perdita, gioia infinita, estasi. La città della mia nascita è sepolta nel profondo dell’animo, tirarla fuori è l’ultima impresa prima dell’inizio. 5.9.1996 *** Mi sembra tutto uguale
Mi sembra tutto uguale. Sempre la terra si divide e langue, schizza via e poi ritorna in fondo al mare, una brina ripresa a caso. Mi sembra tutto uguale, la strada, la notturna città nelle sue vie e muri, uomini e donne che girano, amano, odiano. Mi sembra tutto uguale il presente, un giorno, l’altro, la vita. Emozioni che si perdono e mai si ritrovano amanti. 6.9.1996 *** Dimenticando se stessi
Dimenticando se stessi, le voglie, l’urlo che geme in gola e non si raccapriccia, che sputa il fango e l’oro, sabbia caraibica guidata sulle alture dei tuoi monti. Dimenticando se stessi, il gioco assurdo delle sere spente nelle vie delle città, neon che aprono la strada, che chiudono la vita perfetta, l’atmosfera di sogno, bruciata in un momento. Dimenticare se stessi, un giro, un martello pneumatico, assordante refrigerio dell’anima. 6.9.1996 *** Non ricordi la prossima rinascita?
Non ricordi la prossima rinascita? Il buio, l’attesa, il mondo che ti ha generato, ghermito, strappato. Senti lo zaffiro nelle tue
vene, forte di principi saldi. Butti la sfera nella torbida luna e riposi sul respiro del vento che asciuga le ansie. Non ricordi la prossima rinascita? L’orizzonte spento nella tua pupilla d’ebano, vela truccata su fondi di bottiglia. Apri un varco nella notte, la tua regina persiana ti conduce per mano, ti accarezza nell’ombra sul dorso del mondo, una sfinge d’acqua nel fondo della ninfea. Non ricordi la prossima rinascita? Ha il tuo viso, la tua estasi profonda. 6.9.1996 *** Ogni cosa accade nello stesso momento
Ogni cosa accade nello stesso momento. Nella tensione fino all’estremo e poi si rilascia nel vuoto di uno spiraglio. Buio o luce non c’è differenza. Ogni cosa accade nello stesso momento. Un andare e un venire, restare sull’erba del prato che ti ha visto bambino, crescere, svanire, ultime sensazioni, primi incontri. La notte è un sogno rapace che mette giustizia nelle cose e gioca con la tua anima, non conosce altre vie. Ogni cosa accade nello stesso momento, tutte le notti. 6.9.1996 *** Nella polvere le mie tracce
Nella polvere le mie tracce, il mio desiderio d’affanno, il mondo che sommerge gli attimi e le gioie. Rincorrere le sere e i giorni, e ritrovarsi nel fondo della notte abbracciati al sogno più buio, al ricordo amato fino all’estremo. Nella polvere le mie tracce, un mandala prezioso e sfuggente sciupato in un attimo. La ruota del tempo cigola piano sull’anima in fuga, un mandala la vita, visioni di mondi, behemot al largo di isole felici. Nessuno conosce l’altro lato della mente, la fiera scura, prigione di terre e di acque che accoglie il naufrago ristoro, il tormento sazio dove ogni rifugio è uno spiraglio di vita. 7.9.1996 *** Sulla sponda notturna
Sulla sponda notturna il silenzio ardente circonda la mente, coglie gli albori e le prime luci al loro apparire. Sulla sponda notturna salgono le fonde allucinate terzine dei giorni, il loro canto esotico di palme e di lune azteche serpeggia d’avorio nella tenebra incurante delle viscere del mondo. Sulla sponda notturna con la stessa noncuranza, viviamo. 7.9.1996 *** Gli attimi e la vita
Così insaziato, vivo nel dolore, nella gioia, nel nulla che ricopre il silenzio. Così ti sento respirare nelle mie notti insonni, mentre dormi tranquilla. Così insaziato, vivo le attese e i giorni del tuo risveglio, dell’addio che scaccia gli attimi e la vita. 21.8.1997 *** C’è amore e amore
C’è amore e amore, ma è sempre amore. Amori diversi, innamorati, uguali, infiniti. Amori che si cercano, si perdono e poi si ritrovano, amanti. 10.3.1998 *** Immortali
L’amore, l’amore sentito, vissuto, sognato. l’amore che ti guarda negli
occhi, che si preoccupa di te nella vita di tutti i giorni, nell’assurdo che ci circonda e ci ferisce. L’amore che ci porta con sé sulla sua isola felice, che ci culla e ci protegge nel bacio della notte, nell’aurora e nell’alba, che ci fa soffrire e ci fa
sperare, che ci fa vivere ancora, immortali. 14.3.1998 *** Attimi
Parole senza senso, luce al neon, flash di vita quotidiana nello scorrere delle legioni
porpora, degli infiniti cortei e del tuo amore così fragile e così violento, vecchie foto ingiallite in una corsa nella notte, in uno schianto, in un attimo. 24.3.1998 *** Dimmi amore
Dimmi amore se sono le stesse cose che hai cercato, fuggito. Se hai trovato la terra giusta, l’amore felice o è stato solo un errore
fatale, chimera nei giorni, come incontrarsi, giocare alla vita e perdersi. Dimmi amore se sono le stesse cose, che vedo nei tuoi occhi, nel ricordo che ti accompagna in ogni momento. Piegarsi e fare finta di niente a tutto quello che viene, senza un rimpianto, o un gesto di rabbia. Dimmi amore se sono le stesse cose d’allora e non avere un posto dove portarti e ricominciare. 10.9.1996 Franco D’Arco
*** “City Blues” è stato
composto, tranne le poesie, che aprono e chiudono
la raccolta, sul finire dell’estate del 1996 e s’ispira ai versi di Jack Kerouac, alla musica dei Doors e dei Nirvana e alle poesie di
Arthur Rimbaud. La raccolta fu scritta in pochi giorni e ha la forma di oscure visioni o di folgoranti
rivelazioni in un simbolico viaggio di iniziazione nel labirintico mondo della mente. <<< |
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