Charles Baudelaire

Uscita

 

I veri viaggiatori partono per partire ;

cuori leggeri simili a palloni,

mai cercano di sfuggire al loro destino,

e, senza sapere perché, dicono sempre : Andiamo !

Sognando... voluttà vaste, multiformi, sconosciute, ...

Oh stupefacenti viaggiatori !... Mostrateci... le vostre visioni...

E’ una sapienza amara quella che si ricava dal viaggio !...

Se puoi restare, resta ; parti, se necessario....

e inebriarti della dolcezza strana di questo pomeriggio che non avrà mai fine !...

E’ ora !..Salpiamo... Per trovare il nuovo nel grembo dell’Ignoto !

 Charles Baudelaire

*

La vita

 

Nato nel 1821, trascorse quasi tutta la sua vita a Parigi dove vi morì nel 1867. La sua raccolta di poesie, “I fiori del male” fu pubblicata nel 1857.

 

La poesia e le opere

    

     Baudelaire si sente un esiliato, un estraneo, nel mondo in cui è costretto a vivere e questa coscienza di diversità ed estraneità approda a un senso profondo di stanchezza ( spleen ) o ad un atteggiamento di rivolta a cui inesorabilmente, subentra la frustrazione. Le terre da cui si è esiliati ( l’infanzia, un ideale di una vita piena ed integra ) non sono però raggiungibili benché continuamente sentite e cercate, non resta, quindi che l’aspirazione alla bellezza e all’arte ( poesia ) ; l’oblio della propria disperata condizione, il sogno di nuovi paradisi, che ripaghino almeno di ciò da cui si è esiliati ( i paradisi artificiali della droga o di qualsiasi altra sollecitazione che permetta di abbandonarsi a nuove sensazioni ). Oppure il vagheggiamento di partire ( in senso proprio o simbolico ), di andare lontano verso nuove albe, verso ciò che è diverso, insolito, sottraendosi così alla trama dei tristi giorni già scontati in partenza. “ Tuffarsi in fondo all’abisso, toccare il fondo dell’Ignoto per trovarvi il nuovo”.

 

Gli sviluppi

 

     Da un lato egli è il profeta e l’iniziatore di una nuova poesia che ripudia l’oggettivo e affonda le sue radici nell’ineffabilità e nel misticismo dei sensi ; ma dall’altro egli crea una poesia che non concede nulla all’arbitrario e all’informe e che fa del rigore espressivo e della consapevolezza i suoi canoni irrinunciabili.

     La prima tendenza, con la riscoperta dell’individuo e l’assoluta priorità dell’io, sarà approfondita da Verlaine, Rimbaud e Mallarmé. La seconda sarà ripresa invece dai “parnassiani”, che la realizzeranno come ritorno al realismo e al classicismo.

 

Il viaggio estatico

 

 

Le cause ;

il fine ;

la visione ;

la nuova conoscenza ;

il congedo.

La struttura della poesia

 

 

Perché si parte ?

 

1.   Per la voglia di scoprire nuovi mondi ;

2.   per rancore ;

3.   per amari desideri ;

4.   per sfuggire una patria ignobile ;

5.   per l’orrore della propria nascita;

6.   per una donna, per un amore tradito, finito o per non cedere alla sua schiavitù;

7.   “ Ma i veri viaggiatori partono per partire, mai cercano di sfuggire al loro destino. “

 

Qual è la forza, il demone che ci guida nel viaggio ?

 

1.  La curiosità;

2.  la speranza ;

3.  la ricerca della meta del viaggio, ma essa è sempre più in là, si sposta continuamente, è un miraggio, una chimera, un prodotto della nostra fantasia.

 

L’invito del lettore al poeta a mostrargli la visione, a raccontargli cosa ha visto nel viaggio :

 

     E voi viaggiatori raccontateci le vostre storie. Mostrateci le vostre visioni perché ci distraggano dalle nostre prigioni quotidiane. Dite, che avete visto ?

 

La visione :

 

1.  i paesaggi fisici che non sono riusciti a vincere la noia : stelle, oceani e deserti ;

2.  i paesaggi della civiltà : città, grandiosi paesaggi, arcani sortilegi e mai che il desiderio si acquietasse perché ” è bello solo ciò che è lontano “ ;

3.  paesaggi esotici e orientaleggianti.

 

E poi, ancora ? L’eterno peccato :

 

1.  la donna schiava delle sue passioni e della sua vanità, vile, stupida e presuntuosa ;

2.  l’uomo tiranno, ingordo, vizioso, duro e cupido ;

3.  il boia che gode ;

4.  il festino finito in tragedia ;

5.  il veleno del potere che logora il despota ;

6.  il popolo innamorato della frusta abbrutente ;

7.  le religioni che si crogiolano nella voluttà ;

8.  l’umanità che nella sua agonia maledice il suo Dio e il suo simile ;

9.  e i meno sciocchi rifugiarsi nella demenza dell’oppio pur di sottrarsi al gregge.

 

Qual è la nuova conoscenza che si acquista nel viaggio ?

 

     Il viaggio rivela sempre la stessa immagine del mondo nel tempo come nello spazio : esso è un unico deserto di noia (ennuì).

     Si fugge, si va via per ingannare il tempo, il vero nemico, ma è inutile. Alla fine, esso ci afferra e ci conduce nell’ultimo viaggio incontro alle tenebre. La sua voce suadente ci inviterà a mangiare il loto fragrante, a cogliere i frutti della nostra ultima vendemmia ( “ di questo pomeriggio che non avrà mai fine “ ). Dunque, la sapienza a cui perviene il viaggio è che tutto è noia e ad essa non si può sfuggire, come non si può ingannare il tempo ( la sua misura ) perché esso arriverà inesorabile e ci condurrà nel nostro ultimo viaggio verso l’Ignoto, la morte.

 

Il congedo, la scelta dell’Ignoto.

 

     Il racconto è finito, ma chi ha ascoltato, ora si lascia andare all’ebbrezza della visione e decide di partire, di accogliere l’invito, come ” I veri viaggiatori “, che “partono per partire - e - mai cercano di sfuggire al loro destino... Versaci il tuo veleno... vogliamo... tuffarci in fondo all’abisso... Per trovare il nuovo nel grembo dell’Ignoto ! “

     Solo la morte, dunque sfugge alla noia perché è in grado di offrire veramente il nuovo, l’Ignoto.

 

Si parte per sfuggire alla noia,

ma alla fine del viaggio si scopre che il mondo ne è totalmente avvinto.

Resta un solo rimedio :

cercare il nuovo nell’Ignoto,

nel suo grembo caldo e accogliente,

come quello della grande madre Terra,

nel quale gli uomini vi vengono sepolti

e a cui ritornano nell’ultimo vero viaggio della loro vita.

Baudelaire ci invita, dunque all’unico evento nuovo e ignoto della vita,

la nostra morte.