C'era qualcosa in lei
che mi rendeva felice 

 

 

 

 

 

 

 


     C’era qualcosa in lei che mi rendeva felice. Aveva gli occhi dolci, scintillanti, come quelli di cui si legge nei libri e un modo di parlare evitando il mio sguardo, che mi prendeva moltissimo. Sorrise. In quell’attimo rividi tutta la mia vita perduta e ritrovata, come una piccola goccia di mare che si posa sulla mia mano dolcemente. Mi avvicinai. Sapevo che ora avrebbe evitato il mio sguardo, anche se segretamente l’avrebbe cercato e la salutai nel modo che più le piaceva, poi la presi per mano e ci avviammo.

     Il giorno era luminoso, intenso come quel bellissimo mese di marzo. La gente, il traffico della grande città, ci scorreva intorno, ma noi ignoravamo tutto, seguivamo solo la trama delle nostre parole, dei nostri gesti e ci lasciavamo andare, cullati dalla fresca brezza che si levava dal mare.

     L’avevo incontrata alcuni mesi prima ad una festa di amici, la solita serata dove era d’obbligo divertirsi. Ricordo che fino a quel momento avevo concentrato la mia attenzione sulle etichette delle birre e sulla musica un po’ sciocca e ripetitiva che riempiva la serata. Mi stavo annoiando e meditavo di andarmene, inventando una scusa plausibile per il vecchio Alex. Poi arrivò lei in compagnia di un tale in maglietta viola, che aveva tutta l’aria di essere uno di quelli che credono di sapere tutto e te lo fanno pesare. La notai subito. Il suo viso leggermente lentigginoso, le infondeva una strana luminosità, che metteva in risalto i suoi begli occhi scuri. Cambiai idea e mi avvicinai.

     Anche lei si sentiva un po’ spaesata in quell’ambiente dove tutti conoscono tutti e nessuno e si lasciò attrarre dal mio modo di parlare, che la portava via da lì. Ce ne uscimmo, andando a spasso in quella insolita calda notte d’inverno. Scorrazzavamo felici, incuranti dell’ora tarda per le strade quasi deserte, rischiarate solo dalle insegne luminose dei locali e da qualche raro lampione.

     L’avevo incontrata da così poco tempo e mi sembrava di conoscerla da sempre. Strano, forse era la complicità della notte, che rendeva magica ogni cosa o io, che avevo bisogno di crederlo, non lo so, comunque lei era bellissima. Mi camminava accanto, appoggiata al mio braccio e ogni tanto mi guardava furtivamente per non farsene accorgere. Sentivo i suoi pensieri, la sua morbida pelle su di me e avrei voluto che quella notte non finisse mai.

     Ma i sogni durano lo spazio di un istante e io lo sapevo bene, presto avrei pagato quegli attimi di felicità, eppure in quel momento e nei giorni che seguirono, mi lasciai andare alle nuove emozioni. Ancora una volta mi era capitato qualcosa di bello e avrei fatto di tutto per non perderlo.

 

Marzo 1998

Franco D’Arco

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