
“Oh Barbara…non piangere
ora, non vivere nel ricordo, guarda avanti Barbara, sii forte, non lasciarti
andare, non lasciare che le lacrime ti taglino il viso ghiacciato, ma sorridi,
ti prego…
Non ti posso dire che tornerà, ma nemmeno il contrario, cerca il sole
tra i rami avvizziti e non restare lì, seduta, con la schiena contro quel
tronco a farti coprire di foglie morte, alzati, vieni con me, ti porterò in un
prato fiorito, dove costruirò un giardino di poesie solo per te e sarà sempre
primavera, lì ti scalderò con il mio amore e potrai correre libera e non dovrai
avere mai più paura perché ci sarò io.
E se tornerà, ti prenderò dolcemente la mano e ti porterò da lui. Ma ora
non voglio vederti soffrire, da’ a me il tuo dolore, lo trasformerò in poesia e
non ci sarà più.
Oh Barbara…perché non mi guardi, perché non rispondi, lo so che tu non
mi conosci, ma io sì. Ti ho visto quella mattina ventosa correre sorridente
verso di lui, sotto le case dei pescatori, ora ricordi?”
“Oh poeta, lascia che arrivi la notte col suo gelo, lascia che le foglie
dell’autunno mi ricoprano, è qui che voglio morire, non costruire un giardino
per me, i soldati lo distruggerebbero, non darmi il tuo amore, non riuscirei a
coglierlo, c’è tanta gente che soffre poeta…e vuole salvarsi, pensa a loro, io
voglio morire qui, con tutta la grazia
che ci posso mettere, come le foglie che si staccano leggere dai rami
per cadere dolcemente al suolo, voglio che sia così…
Sei ancora qui, poeta? Ti prego va via, la notte è alle porte, il freddo
non ha pietà per nessuno, sai? E io non voglio essere salvata. La morte non è
così brutta, se non si ha motivo di vivere, io aspetterò il mio amore, ma ora
vai…”
Racconto ispirato alle poesie di Jacques Prévert: “Le foglie morte”
e “Barbara”
18 aprile 1999
Elisa
Zanetti