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L'Anima e le forme

della Poesia romantica

 

     La poesia di Goethe, di Holderlin, di Novalis e per certi aspetti di Shelley, di Foscolo e di Leopardi è la testimonianza dell'impossibilità per il poeta, che vive alle soglie dell'Ottocento di esprimere con i propri versi la "lingua" del sacro, il valore, che un tempo dimorava nel mondo, che persisteva nel divenire, e che costituiva l'oggetto della poesia, considerata dai Greci la lingua degli dei. La poesia era dunque il valore del mondo, il suo specchio e il poeta, il suo custode fedele.

     Ma grandi rivolgimenti si affacciano alle porte dell'Europa alla fine del Settecento. La Rivoluzione industriale cambia il volto alle campagne e alle città e la Rivoluzione francese chiude il feudalesimo e apre l'epoca della "civiltà di massa".

     La società europea dalla fine del XVIII secolo in poi andrà sempre più perdendo quel senso di comunione e di unità tipico delle civiltà organiche, delle civiltà fondate su un ordine ritenuto giusto, vero e sacro, per presentarsi in modi e forme progressivamente più "prosaiche".

     I poeti, che si trovano a vivere questo passaggio, sentono forte l'insicurezza e la disperazione. La poesia dirà Holderlin: "Non potrà più cantare la lingua degli dei perché essi per noi sono diventati per sempre muti".

     Essa non sarà più lo specchio del valore, ma il canto di colui che vive l'assenza, la perdita del mondo e si ritrova per la prima volta sola con se stessa e la poesia romantica è il canto di questo viandante, il canto della precarietà e dell'inconsistenza della vita umana, ormai senza più mete e valori.

     Lo sviluppo della scienza, l'invenzione delle macchine, la nascita dell'industria, le prime rivoluzioni politiche e sociali di massa, le guerre di popolo, hanno reso il mondo più umano, più concreto e più materiale. La poesia e i poeti si sentono in esso ora svalutati, rischiano di perdersi, di non ritrovarsi più dal momento che l'Europa si fa più complicata e altri vengono a contendere ad essa l'amministrazione di ciò che è vero e bello: la politica, il mercato, i giornali, le masse.

     Questo sentimento di solitudine, che accompagna la condizione umana nel mondo, spinge i poeti romantici ad una profonda analisi della loro situazione esistenziale, a vivere cioè nel tentativo costante di superare la scissione, che ormai si è prodotta tra uomo e mondo, tra uomo e natura, tra individuo e dio, e di ricercarne, ora nell'intuizione poetica, ora invece nel sentimento o nella passionalità della fede o dell'ideale politico, il superamento, il ricongiungimento col tutto: dio, natura o umanità, che lo riconduca alla pace di un tempo, all'armonia, che prima esisteva tra le cose, l'uomo e il divino.

 

Franco D'Arco

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