Andrea De Carlo
“Una
mattina di maggio, albeggiava appena,
terminata
la lettura di Due di due dell’Andrea De Carlo
quel
matto aveva deciso …che nulla sarebbe più stato come prima,
ché
grazie a Due di due aveva aperto gli occhi…”
Jack
Frusciante è uscito dal gruppo, pag. 8, Mondadori 1996
“Due di due” di
Andrea De Carlo per Brizzi è stato un libro molto
importante. Vi si è imbattuto quando frequentava il penultimo anno del liceo, e
per le prime cento pagine si parlava con una rabbia e un disgusto assolutamente
motivati di un’esperienza scolastica che riguardava direttamente, nonostante
gli anni, anche Brizzi, e lui e i suoi amici erano un po’ quelli che s’erano
radunati in disparte, disgustati dall’atmosfera di chiacchiere e vestiti
comprati in boutique. Il punk, la protesta, la rabbia e lo starsene in
disparte, all’epoca sembravano la giusta via. E infatti proprio d’un romanzo di
Andrea De Carlo, Due di due, si parla nelle prime pagine di Jack Frusciante. E
se ne parla come di una lettura che consente una crescita, una svolta nella
vita del protagonista, l’adolescente Alex D. Questo perché De Carlo riesce ad
inquadrare un momento dell’essere giovani in cui Brizzi può riconoscersi di più
rispetto al “Il giovane Holden, che ne è l’origine ormai lontana nel tempo. Con
il Guido Laremi di Due di due si può andare a scuola, i suoi compagni di classe
erano simili a quelli di Brizzi, il suo liceo classico di Milano e quello che
frequentava Alex a Bologna erano uguali.
Chi ci costringe a venire qui per
lamentarci di venire?
Ci sono infinite possibilità che
corrono parallele a questa, sparse per tutto il mondo,
se solo ne abbiamo voglia”.
Andrea De Carlo da “ Due di due”, pag.100, Mondadori 1989
“La superficie della scuola era
sempre la stessa, gli orari, i metodi e i programmi;
ma la sua anima era minata.
Sembrava di viaggiare su una vecchia nave decrepita
che affonda lentamente in acque
basse (45) …senza la minima grazia
e mai il dubbio che la merce
trasportata fosse avariata “. (43)
Ovunque una lenta
decomposizione: sui volti dei passeggeri desolati di un tram, nelle successioni
di edifici – galera ai lati delle strade, nelle canzoni melense e fasulle alla
radio o sulle facce dei politici che continuavano a governare il paese.
“A volte sembrava di essere a una
distanza terribile dalla vita;
di riuscire a sentirne solo echi
lontani,
filtrati e interpretati da altri
prima di arrivare fino a noi.
Sembrava di essere in esilio,
anche se non si sapeva da dove, o
da quando”. (44)
“Non c’è niente di inevitabile nel
mondo com’è adesso.
È solo uno dei milioni di forme
possibili,
ed è venuta fuori sgradevole e
ostile e rigida per chi ci vive.
Ma possiamo inventarcene di
completamente diverse, se vogliamo.
Non c’è nessun limite a quello
che si può inventare”.
Cit. pag. 70-1
“Lo so come ti senti.
È come essere dietro un vetro,
non puoi toccare niente di quello che vedi.
Ho passato tre anni della mia vita chiuso fuori,
finché ho capito che l’unico modo è romperlo.
E se hai paura di farti male, prova ad immaginarti
di essere già vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti”.
Cit. pag. 24
Il vetro di cui
parla De Carlo in Due di due e nei sui romanzi è la prigione sottile e quasi
invisibile dentro cui molti si chiudono quando si rinuncia a credere in qualcosa,
a desiderare qualcuno, alla possibilità di far bene, in qualche direzione, con
gli altri. E allora, prima del vetro da infrangere c’è sempre un’emozione
intensa, una ragazza desiderata e per la quale si prova un sincero trasporto,
poi, la delusione e la corazza indossata a proteggere la sfiducia, lo
scoramento e la paura.
“Due di due” è la storia
di due amici, di due scelte, di due avventure. Il romanzo narra la
difficoltà di vivere il mondo contemporaneo e la ricerca di valori nuovi. È la
storia indimenticabile di un’amicizia intensa e profonda che attraversa gli
ultimi vent’anni di vita italiana.
Andrea De Carlo è nato a Milano dove vive e lavora. I suoi
romanzi raccontano gli amori, l’amicizia, le passioni e le utopie di una
generazione vissuta tra gli anni Settanta e gli anni Novanta.
I suoi
personaggi sono mossi da un’ansia di libertà, che li rende disponibili a
rischiare tutto, pur di non scendere a patti con il mondo. Le sue storie fanno
perno su sentimenti forti come l’amicizia e l’amore sentiti come valori
irrinunciabili della vita.
Ha scritto:
Treno di panna, Uccelli da gabbia e da voliera, Macno, Yucatan, Due di due,
Uto, Tecniche di seduzione, Arcodamore, Di noi tre e Nel momento.
“In Guido c’è qualcosa di noi, un nostro possibile modo di
essere, il riflesso di una delle altre identità che potremmo assumere”
Andrea De Carlo
“Quell’insaziabilità degli occhi che bevono lo spettacolo
del mondo multicolore ingigantito come attraverso la lente d’ingrandimento. È
questa la giovinezza che De Carlo racconta.
Italo Calvino