Un vento leggero gli scompigliò i capelli, non ci fece caso,
guardava il mare. La spiaggia era quasi deserta, sembrava un miraggio. Il sole
era sorto da poco più di mezz’ora e già iniziava a scaldare la sabbia, l’aria.
Il freddo
della notte stava scomparendo. Andrea si tolse la maglia e la posò
sull’asciugamano. Si accorse che i jeans erano sgualciti, pieni di sabbia, ma
non gli importava. Riprese a guardare l’orizzonte.
Un’ombra lo oscurò. Andrea alzò lo sguardo coprendosi gli occhi con la
mano destra. In controluce vide Luca che lo sovrastava.
“Levati, che mi togli il sole”, gli disse brusco.
“Non è venuta, vero?” disse Luca, sedendosi
sull’asciugamano.
“No”, rispose Andrea. “Non è venuta”.
Luca
stese le gambe e si sdraiò, con gli occhi chiusi. “Probabilmente adesso sarà
sveglia”, disse.
“Sì. Parte tra un’ora”.
“Potresti andare a salutarla”.
“Non voglio vederla. Aveva detto che sarebbe
venuta”.
Luca
si rimise a sedere e passò un braccio sulle spalle dell’amico. “Non era sicura,” gli disse.
Andrea
ritornò a fissare il mare, poi aggiunse senza guardarlo: “A te come è andata?”
“Bene”, rispose Luca, sfilando la maglietta.
“Pensi di andare a salutarla? Non te l’aveva promesso. Era ancora incerta”.
“Già”, rispose Andrea. “Hai ragione” ma si vedeva
che non stava ascoltando.
“Senti”, disse Luca, “Io vado. Devo passare da
Silvia. Ci vediamo più tardi”. Si pulì le gambe dalla sabbia e si allontanò,
risalendo verso le cabine.
In
piedi, davanti alla pensione in cui Laura alloggiava, Andrea pensò che ancora
poteva sentire nell’aria la risata di lei. Avevano trascorso in quel posto una
delle loro ultime serate insieme e si erano divertiti come matti, quella sera,
ma forse non era bastato.
Poi,
guardò in direzione della veranda e si sentì mancare. Laura era lì che faceva
colazione, da sola. Andrea superò l’ingresso e si diresse verso di lei.
“Posso sedermi?” le chiese.
Laura annuì. “Posso offrirti qualcosa?” gli disse.
Andrea scosse la testa. “No, grazie”, disse.
Rimasero in silenzio, mentre lei finiva di consumare la sua colazione.
”Non sei venuta, ieri sera”.
“No”, disse lei.
“Neppure stamani. “Dormito bene?”
“Sì. “Ho dormito bene. Sono andata a letto presto,
ieri”. Sembrò sollevata da quella domanda”. “Tu hai dormito?” disse poi.
“Un po’ sì. Un’ora, però. Forse due. Non so
esattamente quando mi sono addormentato”.
Laura
fece una smorfia divertita: “”Succede sempre così”.
“Già,” disse lui.
Ci fu
una pausa di silenzio, di disagio. “Tra quanto parti?” le chiese.
“Fra un’ora”, rispose lei pronta.
“Ah”, disse Andrea. “Be’, allora hai proprio
deciso di andare”.
“Sì”.
“Torni a casa, perché? Mi sembravi felice con me, l’altra
sera. Perché allora farlo durare solo un momento e tornare poi alla normalità
di sempre, all’infelicità di sempre?”
“Non lo so, non me la sento, forse non è più il
tempo di cercare e stupirsi, ma di fermarsi e accettare”.
“Giulio?”
“Ha bisogno di me”.
“Anch’io”, disse lui, e si stupì di averlo detto,
perché ormai credeva di essersi rassegnato a perderla.
Lei
non rispose, guardava in basso, cercava di evitare il suo sguardo. “Cosa farai
tu?” gli chiese.
“Tornerò a Bologna, penso”.
Lei annuì. Sorrise. Disse: ”Ci siamo divertiti”.
“Già”, disse lui. “Ti mando le fotografie”.
“No”, disse lei. Poi aggiunse: “D’accordo. Non
tutte, però”.
“Sì, capisco. Rimasero in silenzio, lui le prese
le mani.
“Ci rivedremo?” le disse. Stava sforzandosi di
sorridere.
“Meglio di no”, rispose lei. “Mi piacerebbe, ma è
meglio di no”.
“Hai ragione”. Doveva andarsene, adesso, ma non
voleva farlo. Avrebbe voluto rimanere lì per sempre. “Allora ti mando le foto?”
Lei annuì. “Ti ricordi di non mandarmele tutte? Me
lo prometti?”
“Sì, certo”. Non gliele avrebbe mandate tutte e
poi, pensandoci bene, neppure lui le voleva tutte. Si alzò. Avrebbe fatto
qualunque cosa pur di sentirsi dire che poteva restare. Non sembrava neanche
dispiaciuta, ma non era vero. E allora, perché lasciava tutto finire così?
Mentre
tornava sui suoi passi, verso la spiaggia, Andrea fece uno sforzo immenso, ma
non riuscì a trattenersi, dovette guardare indietro e lei non era più lì.