la serata
finisce così,
amaramente”
All’uscita dalla discoteca,
salutati gli amici, Alex e Martino se n’andarono insieme attraversando in vespa
le vie buie della città. Erano allegri e contenti, stavano bene insieme, il
loro era un legame più forte di una semplice amicizia e si sentivano simili,
come membri di una stessa specie, che aveva rifiutato di sottostare alle regole
“stupide” del gruppo. La serata stava per concludersi a casa di Martino, ma
prima una corsa lungo i viali di San Mamolo fino alla casa di Aidi per
chiuderla in bellezza. Martino, non conoscendo la strada, chiese ad Alex:
“Dov’è che sta?”
“Lì sopra, dietro al
Seminario”.
Gli rispose l’amico impacciato, si vedeva che era a disagio e
che avrebbe preferito stare da tutt’altra parte, ma con Martino non poteva
proprio svignarsela davanti ai problemi, l’altro, voltandosi verso di lui, con
un tono paterno e molto confidenziale, gli ordinò:
“Ora, da ragazzo educato, le
vai a dare la buona notte”.
Alex, contrariato, scosse il capo, non voleva dirgli di no, ma
non capiva perché l’amico insistesse tanto, se lui non lo desiderava e disse:
“Dai!”
Ma Martino voleva essere sicuro che il suo fosse un vero
rifiuto e, allora, aggiunse:
“Non è in casa, adesso?”
“Sì, ma…”gli rispose Alex,
scrollando il capo e fissandolo, però Martino non gli fece terminare la frase e
riprese:
“Sarà là a lamentarsi con le
sue amiche di quanto sta male e di quanto le manchi”.
Erano quelle le uniche parole, che potevano convincerlo e
Martino lo sapeva, come sapeva bene che le cose tra Alex e Aidi stavano per
finire perché nessuno dei due se la sentiva di rischiare l’emozione di un’amicizia
vera e non più per gioco.
Alex scese dalla vespa, si sentiva a disagio e, allora, infilò
le mani nelle tasche, cercando di darsi un atteggiamento da duro, che però non
aveva e rimase lì a fissare il cancello, non trovando la forza per andare più
in là. Martino se n’accorse e, per fargli coraggio, gli posò una mano sul
braccio destro, quasi come se dovesse infonderglielo lui e, con quel tono, che
gli adulti assumono, quando si rivolgono ai loro piccoli per rincuorarli e
proteggerli, gli disse:
“Vuoi che t’accompagni,
dandoti la mano?”
Alex, punto sul vivo, si scostò e si allontanò dalla vespa,
fece qualche passo, ma si fermò davanti al cancello e, sempre con le mani in
tasca, lo fissò per qualche secondo, poi, dondolandosi su se stesso, come se
fosse titubante e indeciso sul da farsi, si voltò verso Martino, che lo
guardava e, come un bambino, gli rispose:
“No, no, no veramente,
Martino, non ci voglio andare!”
A bocca chiusa l’amico l’invitò a muoversi, a non lasciar
cadere l’occasione per ostinazione e orgoglio, ma lui restò lì, immobile,
sapeva di averlo deluso profondamente e, allora, inventò una scusa per
discolparsi e chiuse la questione definitivamente, dicendogli: “Non è in casa”.
Martino scosse la testa, non se l’aspettava da lui, Alex non
aveva capito niente, ma proprio niente e, deluso e amareggiato, gli rinfacciò
con durezza:
“Non ti facevo così vecchio!”
Parole amare le sue. Aveva creduto di aver trovato un vero
amico e, invece, si era di nuovo sbagliato, Alex non era come lui, era già
vecchio prima di vivere e tutto perché al momento giusto si era fatto fregare
dalla sua parte peggiore, quella già finita.
“Non sono vecchio, dai”.
Gli fece lui in tono supplichevole, quasi come se volesse
convincere più se stesso che l’amico. Martino lo capì e gli offrì di nuovo la
possibilità per dimostrare che non era già finito, spacciato, vecchio:
“Allora, la serata finisce
così, amaramente? ”
Lo disse con tristezza, sapeva che tutto moriva lì su quel amaramente, gli occhi gli scintillavano nello sguardo fiero, che splendeva nel buio, ma anche quell’estremo appello fu inutile, con un cenno del capo Alex gli fece intendere di sì, la serata finiva proprio così, amaramente perché si era arreso, aveva rinunciato ad Aidi e dispiaciuto, gli si avvicinò.
Martino, allora, mise in folle la vespa e la spinse come un
corpo morto lungo la discesa del viale, non disse più nulla, gli era rimasto
solo il silenzio a tenergli compagnia nella notte.
Liberamente tratto dal film:
“Jack Frusciante è uscito dal gruppo”
14 febbraio 1999
Franco D’Arco