Alex: un giovane Holden degli
anni 90
Enrico Brizzi, giovane scrittore bolognese, nato a Bologna nel 1974, è diventato famoso nel 1994 per il
romanzo “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”. La sua è una storia tardo –
adolescenziale. Due giovani, un ragazzo e una ragazza, s’incontrano nel grigio
spazio di una scuola, in una sonnolenta città di provincia dove non accade mai
nulla, e imparano ad essere amici e, col tempo, a diventare se stessi. Una
storia singolare, che finisce là dove iniziano tutte le altre.
Alex, Il protagonista del romanzo, fino ai sedici anni era stato uno
studente modello
apprezzato dai professori e dalle studentesse sempre in ordine del liceo
Caimami, ma la lettura di “Due di
due”, il romanzo d’Andrea De Carlo, gli aveva aperto gli occhi su molte cose,
allontanandolo da ciò che in passato gli
era sembrato il suo mondo.
Da
quel momento aveva deciso che nulla sarebbe più stato come prima e aveva
incominciato ad ascoltare musica punk – rock: Clash, Red Hot Chili Peppers e
altri, a leggere romanzi contemporanei, in particolare Salinger e il suo
“Giovane Holden”, riconoscendosi nel suo disagio e nella sua voglia di libertà e a provare una grande passione per l’Irlanda e
la sua musica.
Una domenica
pomeriggio, con una telefonata inaspettata, Aidi piomba nella sua vita e tutto
comincia a cambiare di nuovo. Ha inizio così tra i due adolescenti, un’amicizia
profonda, che li porta a non riuscire a fare a meno l’uno dell’altra. Ed è
questo legame, che ad ogni pedalata sfrecciando lungo le strade, che dal centro
di Bologna salgono verso la collina di San Mamolo dove sta l’amata Aidi, che ad
Alex sembra di praticare come un’arte.
Ma la situazione si complica quando entra
in gioco l’amore e tra i due è la rottura. Aidi non se la sente d’impegnarsi
fino a quel punto, non vuole rischiare né la sua libertà né di rimanerne delusa
e Alex non ha la forza di insistere.
La storia sembra
destinata a finire amaramente, ma sarà Martino, l’unico vero amico di Alex, ad
aiutarlo, facendogli capire che con la sua indecisione sta sciupando la sua
vita e l’unica vera occasione che gli è capitata, Aidi.
Martino, come
Dean nel romanzo “On the road” di Jack Kerouac, è una guida, un fratello
maggiore, forse il padre che non si è mai avuto e che si vorrebbe, ma
diversamente da lui, come Brizzi lo presenta nel film più che nel romanzo, sa indicare
la via giusta ad Alex e lo fa con parole semplici, dicendogli unicamente di
seguire la sua inclinazione, ciò che vuole veramente e di farlo bene perché
solo così non sprecherà la sua vita e sarà contento.
Alla fine della
storia, dopo aver salutato Aidi in partenza per l’America, il vecchio Alex ha
imparato ad essere se stesso, anche negli eventi più importanti, un’arte questa
che dura tutta una vita e va praticata presto, altrimenti si rischia di
recitare solo un copione scritto da altri e di vivere con il pilota automatico.
È il primo romanzo di Enrico Brizzi, lo scrisse nel ’94,
quando aveva appena vent’anni ed è la storia di due adolescenti, che
s’incontrano una domenica pomeriggio davanti la libreria Feltrinelli, sotto le
due Torri di Bologna.
Lei, Adelaide,
per gli amici Aidi, gli aveva telefonato poco prima a casa. Quel ragazzo un po’
strano, cosi diverso da tutti gli altri studenti del liceo Caimani, sempre con
quell’aria inquieta e corrucciata l’aveva attratta. Lui, invece, non si
ricordava neppure chi fosse. Il loro primo incontro scivola via tra un leggero
imbarazzo e le solite battute, che si dicono i giovani, poi una canzone dei
Clash, che lei ricordava solo perché era diventata il motivo di una nota
pubblicità, li avvicina e si lasciano con un regalo di Aidi, un libro di
poesie.
Brizzi nel costruire il personaggio di
Alex, il protagonista del romanzo, s’ispira consapevolmente ad un modello
classico dell’immaginario giovanile, il “Giovane Holden” di Salinger, uno dei
grandi scrittori americani contemporanei e padre della Beat Generation,
infatti, di Holden Alex ricalca le caratteristiche fisiche, i capelli tagliati
a spazzola e arruffati, un modo di vestire non alla moda, ma soprattutto
condivide l’amore per la letteratura ed è animato dalla stessa ansia per un
vita diversa, fondata sui valori umani, sui sentimenti e l’amicizia.
Non era stato sempre così, ma poi la
lettura di “Due di due” di Andrea De Carlo del 1989, gli aveva aperto gli occhi
e da allora il mondo gli appare ben diverso da come l’aveva visto prima.
Per le prime cento pagine del romanzo di
De Carlo si parla con rabbia di un’esperienza scolastica, che riguarda
direttamente, nonostante gli anni, anche Alex, e nel Jack Frusciante “Due di
due” è una lettura che consente una crescita, una svolta nella vita del
protagonista. Questo perché De Carlo ha la capacità di inquadrare un momento
della gioventù in cui Alex può riconoscersi di più rispetto a quello di Holden.
Con il Guido Laremi di “Due di due”,
infatti, si può andare a scuola, i suoi compagni sono simili a quelli di Alex,
come il suo liceo. In più, Alex, essendo un giovane degli anni Novanta, ama la
musica, suona e a volte il cielo terso della sua Bologna gli ricorda l’Irlanda,
la sua terra d’elezione.
Alex e Aidi
s’incontrano ancora e diventano amici, ma presto, come Aidi dirà a Giulia, una
sua compagna, “Alex è uno che ti prende tutto” e lei non se la sente di legarsi
fino a quel punto, anche perché presto partirà per continuare gli studi in
America e non sopporterebbe una “tale tragedia”, come lei stessa confessa
all’amica e allora preferisce non legarsi, mantenere le cose come stanno.
Brizzi in questa
fase della storia utilizza una metafora tratta da un famoso romanzo “Il Gabbiano Jonathan Livingstone”, di Richard Bach
per introdurre il tema centrale del romanzo, quello sul passaggio
dall’adolescenza all’età adulta, simboleggiato appunto con il “grande volo”,
che prima o poi tutti dovranno compiere e così accade anche per i personaggi
del Jack Frusciante. Ma l’autore ci
mostra quello che può succedere se il bene più prezioso di quest’età,
l’amicizia, va perduto con la giovinezza e Alex e Aidi, grazie anche a Martino,
un ragazzo più grande di loro, che Alex conosce proprio nei giorni in cui si
era lasciato con Aidi, non lo perderanno.
Anche per Martino, Brizzi ha in mente un altro personaggio famoso della
letteratura contemporanea, il Dean Moriarty di Jack Kerouac in “On the road” del
’57. Martino, infatti, è la guida, come il protagonista di “Due di due”, di
Andrea De Carlo, il fratello più grande, forse il padre sempre cercato da Alex
e mai avuto accanto quando ne sentiva il bisogno, ma diversamente dal
personaggio di Kerouac, Martino è sempre discreto, mai invadente, presente
quando Alex ne ha bisogno e poi sa tirarsi indietro quando l’amico è con la sua
Aidi e per sé non chiede mai nulla. Infatti, sarà lui ad aiutarli a ritornare
amici e a comprendere il vero valore di questo sentimento.
Questo è il messaggio del romanzo, l’unica cosa che Aidi e Alex si
porteranno dietro nella loro vita adulta ed è per questo che Brizzi ha voluto
scrivere non una storia di amore, ma di amicizia tra un ragazzo e una ragazza
nel momento in cui stanno per spiccare il grande volo verso l’età adulta, che
segna la fine dei sogni e delle speranze giovanili.
La coperta calda e morbida, che Alex regala ad Aidi l’ultima sera,
quella dell’addio, è proprio il simbolo di questa amicizia, che li terrà al
caldo e li proteggerà quando non potranno essere vicini, come in quel momento.