Martino, ora ricordo! Le serate al Man’s Ruin o al Carthago e le notti passate a raccontare storie e a buttare via la vita. Come ti va, sempre incasinato e a spasso per la città? Non ti sei ancora stancato di quella vita?”

     Lui, un po’ ironico, le rispose, ma si vedeva che ci teneva ancora a lei.

“Mi sa che quella, che ci ha dato un taglio, sei proprio tu! Sei scomparsa all’improvviso, anzi, non proprio, doveva essere una vacanza, ma poi non ti sei fatta più vedere, non sei più tornata, cosa ti è successo?”

     Nicole abbassò gli occhi, si era accorta di una certa amarezza nelle parole di lui e cercò di non farglielo notare.

“Niente, però ho conosciuto nuova gente, ora frequento altri giri e non ci sono più complicazioni. Sai cosa intendo, no? Quando si viene fuori da certe situazioni, si preferisce cambiare aria, meglio non ricordare, non credi?”

     Martino sapeva a cosa si riferiva lei; ricordava quella storia, i giorni e le notti in giro per la città, cercando di vivere molto, in fretta, e dimenticare.

“Sono contento per te. In fondo, era quello che volevamo.”

“E tu, non mi hai ancora detto nulla, come te la passi?”

“Al solito, la mia corsa non è finita, io non sono approdato ancora da nessuna parte, come vedi. ”

     Lo disse come le parlava una volta, quando si ritrovavano insieme nei lunghi pomeriggi d’autunno, con la pioggia che batteva sui vetri e loro, lontani dal mondo, rincorrevano solo i loro pensieri e la loro musica.

“Sì, ricordo le tue storie, ma non m’incantano più,”  ribatté lei.  

“Finalmente so cosa voglio, so cosa fare di me stessa, lo vedo riflesso in tutti quelli che mi circondano e voglio essere come loro.”

“Già, capisco. I sogni durano poco, poi li si abbandona quando non servono più, quando hanno consumato il loro tempo. Deve essere proprio così.”

     Non avrebbe voluto dirlo, ma era molto diversa da come l’aveva conosciuta e non riusciva a credere che lei avesse dimenticato tutto.

     Nicole, alzando gli occhi su di lui, gli rispose:

“No, è solo che non ha senso continuare una vita che non porta in nessun luogo, se non fuori dall’unico possibile nel quale, ora, finalmente mi ci trovo bene. Sarebbe assurdo rinunciarvi, non credi?”

“Okay! Stavi andando da qualche parte, ti do un passaggio, vuoi? “

“No, grazie e poi, gli amici che mi aspettano non ti piacerebbero, sono troppo diversi da te, ma tu l’hai chiesto solo per cambiare discorso, vero?”

“Vedo che qualcosa dei vecchi tempi lo ricordi ancora. Niente, così, non sono il tipo da creare problemi, almeno dovresti conoscermi un po’ e non vedo perché dovrei insistere su questioni che ora non t’interessano più.” 

     Si fermò, come se stesse raccogliendo le sue ultime energie, le sue ultime parole, poi riprese:

“Si arriva sempre ad un certo momento in cui le strade si dividono ed è quello che è successo a noi. Non ce ne siamo accorti, questo è tutto.”

     Lo disse con una certa amarezza nella voce e per cambiare discorso, aggiunse:

“ Mi chiedevi cosa faccio? Nulla di speciale o forse sì, ma tu non capiresti.”

     Lei lo guardò con tristezza, aveva cercato di evitare quel discorso, ma c’erano arrivati ugualmente e non sapeva come uscirne. In fondo aveva soltanto tentato di eluderlo in tutto quel tempo, illudendosi di poterlo rimuovere, ma si rendeva conto di non esserci riuscita.

“Cosa non dovrei capire?” Gli chiese triste e poi, aggiunse: 

“Una volta non mi parlavi così. Io non sono diversa, è la vita che è cambiata.”

“Lo credi veramente? Allora guardami per l’ultima volta, dopo non potrai più farlo.”

“Cosa vuoi dire? Non...”

     Martino le si avvicinò ancora di più e lei non si tirò indietro, scostò soltanto i lunghi capelli biondi, che le scivolavano davanti e aspettò che lui parlasse. 

“Il caso ci ha fatto incontrare stasera, è strano, non credi? Era tutto finito e poi di nuovo tu che appari nella notte. Va bene, allora permettimi che ti racconti della fine, in fondo è questo quello che vuoi sapere da me. La fine di tutte le nostre speranze e delusioni, la fine dei nostri piani elaborati, la fine dell’insoddisfazione che ci accompagna, ci nutre e ci spinge avanti, ma se ci fermiamo, allora sì, che è la fine, non più sorprese, non più emozioni. Dov’è, allora, la felicità, se tutto muore, come la fiamma di una candela? Questa è la fine, ora puoi immaginarti come sarà, ma non voglio essere io a dartela.

     La guardava. Gli occhi profondi e scuri di Nicole luccicavano nell’aria fresca della sera e Martino riusciva a sentirne i suoi pensieri. Le prese le mani gelate, lei non le ritirò. In quel momento, come in un sogno, ricordò ogni cosa, aveva dimenticato com’era, ma l’aveva ritrovato e avrebbe fatto di tutto per non perderlo di nuovo. una sera chiara e luminosa, l’orizzonte sfilava senza ombre davanti ai suoi occhi e come in un film, rivedeva il proprio passato, i volti degli amici, i luoghi, un tempo cari e dimenticati, ma quella, non era più la sua vita, finalmente n’era fuori e respirava l’aria fresca della notte. Quante volte si era ritrovata per strada, cercando una via di fuga dal proprio sogno buio e ora che n’era uscita, era contenta, soddisfatta. La vita incominciava a girare anche per lei, non l’aveva dimenticata e, questo, le dava una gran forza, che prima non credeva di avere. 

     Gli amici l’aspettavano, non avrebbero mai cominciato la festa senza di lei, ciò la inorgogliva, le restituiva un senso d’importanza da tempo non più provato e poi, c’era lui, un tipo sveglio e allegro, che sapeva stare al gioco e a lei piaceva, nella sua prevedibilità senza complicazioni o sorprese.

     Sì, era proprio contenta e non avvertiva neppure il freddo della sera. Camminava lungo i viali alberati del centro, illuminati dalle vetrine dei negozi eleganti, quando ad un tratto, alle sue spalle, sentì una frenata brusca, un rumore di pneumatici e un’auto arrestarsi, si girò e vide venirle incontro qualcuno, dai tratti insolitamente familiari, ma non riusciva a ricordare dove l’avesse visto, lo guardò negli occhi e notò stupore e sorpresa.

“Nicole, ma sei proprio tu !  Strano modo di rivederci dopo tutto questo tempo. “

     Lei lo guardava con intensità, le ombre della sera gli nascondevano il volto, cercava di cogliere un particolare, che le permettesse di ricordare chi fosse, dove l’avesse conosciuto, ma niente, eppure qualcosa di sfuggente affiorava, era come una sensazione, un’emozione strana, una voce che veniva dal passato, mai dimenticata del tutto.

“Non ricordi ? “ Un tempo ci vedevamo spesso, poi non so cosa è successo, ci siamo persi di vista, si vede che hai cambiato vita e non frequenti più i giri di una volta.”

     Ora sì che ricordava: i tempi della scuola, le serate con gli amici, gli scherzi e le litigate mai serie, che si avevano allora e lui, quel ragazzo un po’ strano, che un tempo le piaceva avere accanto.         

“Martino, ora ricordo! Le serate al Man’s Ruin o al Carthago e le notti passate a raccontare storie e a buttare via la vita. Come ti va, sempre incasinato e a spasso per la città? Non ti sei ancora stancato di quella vita?”

     Lui, un po’ ironico, le rispose, ma si vedeva che ci teneva ancora a lei.

“Mi sa che quella, che ci ha dato un taglio, sei proprio tu! Sei scomparsa all’improvviso, anzi, non proprio, doveva essere una vacanza, ma poi non ti sei fatta più vedere, non sei più tornata, cosa ti è successo?”

     Nicole abbassò gli occhi, si era accorta di una certa amarezza nelle parole di lui e cercò di non farglielo notare.

“Niente, però ho conosciuto nuova gente, ora frequento altri giri e non ci sono più complicazioni. Sai cosa intendo, no? Quando si viene fuori da certe situazioni, si preferisce cambiare aria, meglio non ricordare, non credi?”

     Martino sapeva a cosa si riferiva lei; ricordava quella storia, i giorni e le notti in giro per la città, cercando di vivere molto, in fretta, e dimenticare.

“Sono contento per te. In fondo, era quello che volevamo.”

“E tu, non mi hai ancora detto nulla, come te la passi?”

“Al solito, la mia corsa non è finita, io non sono approdato ancora da nessuna parte,    come vedi. ”

     Lo disse come le parlava una volta, quando si ritrovavano insieme nei lunghi pomeriggi d’autunno, con la pioggia che batteva sui vetri e loro, lontani dal mondo, rincorrevano solo i loro pensieri e la loro musica.

“Sì, ricordo le tue storie, ma non m’incantano più,” ribatté lei.

“Finalmente so cosa voglio, so cosa fare di me stessa, lo vedo riflesso in tutti quelli che mi circondano e voglio essere come loro.”

“Già, capisco. I sogni durano poco, poi li si abbandona quando non servono più, quando hanno consumato il loro tempo. Deve essere proprio così.”

     Non avrebbe voluto dirlo, ma era molto diversa da come l’aveva conosciuta e non riusciva a credere che lei avesse dimenticato tutto.

     Nicole, alzando gli occhi su di lui, gli rispose:

“No, è solo che non ha senso continuare una vita che non porta in nessun luogo, se non fuori dall’unico possibile nel quale, ora, finalmente mi ci trovo bene. Sarebbe assurdo rinunciarvi, non credi?”

“Okay! Stavi andando da qualche parte, ti do un passaggio, vuoi? “

“No, grazie e poi, gli amici che mi aspettano non ti piacerebbero, sono troppo diversi da te, ma tu l’hai chiesto solo per cambiare discorso, vero?”

“Vedo che qualcosa dei vecchi tempi lo ricordi ancora. Niente, così, non sono il tipo da creare problemi, almeno dovresti conoscermi un po’ e non vedo perché dovrei insistere su questioni che ora non t’interessano più.” 

     Si fermò, come se stesse raccogliendo le sue ultime energie, le sue ultime parole, poi riprese:

“Si arriva sempre ad un certo momento in cui le strade si dividono ed è quello che è successo a noi. Non ce ne siamo accorti, questo è tutto.”

     Lo disse con una certa amarezza nella voce e per cambiare discorso, aggiunse:

“ Mi chiedevi cosa faccio? Nulla di speciale o forse sì, ma tu non capiresti.”

     Lei lo guardò con tristezza, aveva cercato di evitare quel discorso, ma c’erano arrivati ugualmente e non sapeva come uscirne. In fondo aveva soltanto tentato di eluderlo in tutto quel tempo, illudendosi di poterlo rimuovere, ma si rendeva conto di non esserci riuscita.

“Cosa non dovrei capire?” Gli chiese triste e poi, aggiunse: 

“Una volta non mi parlavi così. Io non sono diversa, è la vita che è cambiata.”

“Lo credi veramente? Allora guardami per l’ultima volta, dopo non potrai più farlo.”

“Cosa vuoi dire? Non...”

     Martino le si avvicinò ancora di più e lei non si tirò indietro, scostò soltanto i lunghi capelli biondi, che le scivolavano davanti e aspettò che lui parlasse. 

“Il caso ci ha fatto incontrare stasera, è strano, non credi? Era tutto finito e poi di nuovo tu che appari nella notte. Va bene, allora permettimi che ti racconti della fine, in fondo è questo quello che vuoi sapere da me. La fine di tutte le nostre speranze e delusioni, la fine dei nostri piani elaborati, la fine dell’insoddisfazione che ci accompagna, ci nutre e ci spinge avanti, ma se ci fermiamo, allora sì, che è la fine, non più sorprese, non più emozioni. Dov’è, allora, la felicità, se tutto muore, come la fiamma di una candela? Questa è la fine, ora puoi immaginarti come sarà, ma non voglio essere io a dartela.

     La guardava. Gli occhi profondi e scuri di Nicole luccicavano nell’aria fresca della sera e Martino riusciva a sentirne i suoi pensieri. Le prese le mani gelate, lei non le ritirò. In quel momento, come in un sogno, ricordò ogni cosa, aveva dimenticato com’era, ma l’aveva ritrovato e avrebbe fatto di tutto per non perderlo di nuovo. 

“Finalmente so cosa voglio, so cosa fare di me stessa, lo vedo riflesso in tutti quelli che mi circondano e voglio essere come loro.”

“Già, capisco. I sogni durano poco, poi li si abbandona quando non servono più, quando hanno consumato il loro tempo. Deve essere proprio così.”

     Non avrebbe voluto dirlo, ma era molto diversa da come l’aveva conosciuta e non riusciva a credere che lei avesse dimenticato tutto.

     Nicole, alzando gli occhi su di lui, gli rispose:

“No, è solo che non ha senso continuare una vita che non porta in nessun luogo, se non fuori dall’unico possibile nel quale, ora, finalmente mi ci trovo bene. Sarebbe assurdo rinunciarvi, non credi?”

“Okay! Stavi andando da qualche parte, ti do un passaggio, vuoi? “

“No, grazie e poi, gli amici che mi aspettano non ti piacerebbero, sono troppo diversi da te, ma tu l’hai chiesto solo per cambiare discorso, vero?”

“Vedo che qualcosa dei vecchi tempi lo ricordi ancora. Niente, così, non sono il tipo da creare problemi, almeno dovresti conoscermi un po’ e non vedo perché dovrei insistere su questioni che ora non t’interessano più.” 

     Si fermò, come se stesse raccogliendo le sue ultime energie, le sue ultime parole, poi riprese:

“Si arriva sempre ad un certo momento in cui le strade si dividono ed è quello che è successo a noi, non ce ne siamo accorti, questo è tutto.”

     Lo disse con una certa amarezza nella voce e per cambiare discorso, aggiunse:

“ Mi chiedevi cosa faccio? Nulla di speciale o forse sì, ma tu non capiresti.”

     Lei lo guardò con tristezza, aveva cercato di evitare quel discorso, ma c’erano arrivati ugualmente e non sapeva come uscirne, in fondo aveva soltanto tentato di eluderlo in tutto quel tempo, illudendosi di poterlo rimuovere, ma si rendeva conto di non esserci riuscita.

“Cosa non dovrei capire?” Gli chiese triste e poi, aggiunse: 

“Una volta non mi parlavi così. Io non sono diversa, è la vita che è cambiata.”

“Lo credi veramente? Allora guardami per l’ultima volta, dopo non potrai più farlo.”

“Cosa vuoi dire? Non...”

     Martino le si avvicinò ancora di più e lei non si tirò indietro, scostò soltanto i lunghi capelli biondi, che le scivolavano davanti e aspettò che lui parlasse. 

“Il caso ci ha fatto incontrare stasera, è strano, non credi? Era tutto finito e poi di nuovo tu che appari nella notte, va bene, allora permettimi che ti racconti della fine, in fondo è questo quello che vuoi sapere da me. La fine di tutte le nostre speranze e delusioni, la fine dei nostri piani elaborati, la fine dell’insoddisfazione che ci accompagna, ci nutre e ci spinge avanti, ma se ci fermiamo, allora sì, che è la fine, non più sorprese, non più emozioni. Dov’è, allora, la felicità, se tutto muore, come la fiamma di una candela? Questa è la fine, ora puoi immaginarti come sarà, ma non voglio essere io a dartela.

     La guardava. Gli occhi profondi e scuri di Nicole luccicavano nell’aria fresca della sera e Martino riusciva a sentirne i suoi pensieri. Le prese le mani gelate, lei non le ritirò. In quel momento, come in un sogno, ricordò ogni cosa, aveva dimenticato com’era, ma l’aveva ritrovato e avrebbe fatto di tutto per non perderlo di nuovo. 

 

29 novembre 1998

Franco D’Arco

  

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